Enzo Mari e Lea Vergine. Una storia d’amore lunga 50 anni

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di Ileana Barone –

Il mondo dell’arte è a lutto. Ci hanno lasciato, a distanza di un giorno l’uno dall’altro, il designer Enzo Mari e la curatrice e critica d’arte Lea Vergine. Conosciutisi intorno agli anni ’60 i due artisti erano compagni di vita e sono rimasti insieme fino alla fine.

Nato a Cerano (NO) nel 1932, Mari frequenta l’Accademia di Brera dal 1952 al 1956, studiando letteratura ed arte ed esaminando particolarmente la psicologia della percezione visiva. In quegli anni si impegna in mostre personali e collettivi in gallerie e musei, entrando a far parte del gruppo dell’Arte Cinetica. Qui incontrerà Bruno Munari la cui influenza sarà forte e lo porterà a progettare 16 animali, il puzzle ad incastro.

Da sempre grande attivista, partecipa alacremente ai movimenti di avanguardia, approfondendo pensieri e riflessioni e creando una personalissima teoria-filosofia del design che indagasse dall’interno le dinamiche formali, funzionali, estetiche e processuali. Le sue opere spaziano dal design alla pittura, dalla grafica all’allestimento.  Insegna fino agli anni duemila in numerose istituzioni tra cui il Politecnico di Milano, dove tiene corsi nelle Facoltà di Disegno Industriale e Architettura. Per il lavoro di ricerca e l’innovativo approccio ottiene nel corso della sua carriera ben cinque Compassi d’Oro, l’ultimo alla carriera arriva nel 2011.

A partire dagli anni sessanta tutte le riflessioni sviluppate durante i suoi studi verranno convogliate nei suoi progetti. Nasceranno cosi degli oggetti di design curati non solo nella forma ma anche nella loro funzione e ponendo inoltre, un’attenzione particolare non solo ai materiali ma anche all’aspetto sociale dell’oggetto.

Tra le sue creazioni ricordiamo: il vassoio Putrella (prodotto Danese), le sedie Soft Soft (Driade) e Delfina (Rexite); il cestino gettacarte In attesa e il calendario a parete Formosa (Danese).

Negli anni sessanta incontrerà Lea Vergine. I due si conoscono a Napoli, città natale della donna.

Lea Vergine è stata una figura di avanguardia nel panorama artistico italiano. Famosi i suoi studi sulla fisicità e l’azione performativa nell’arte, diventati nel 1974 il saggio “Il corpo come linguaggio” e “L’altra metà dell’avanguardia” che parla del ruolo da protagonista delle donne nel mondo dell’arte.

Enorme il contributo fornito dall’artista alla storia dell’arte. Sui suoi saggi a proposito della body art si sono formati moltissimi studenti. Da “Body Art e storie simili” del 2000 ad “Interrotti transiti” del 2001, passando per “L’arte non è faccenda di persone perbene. Conversazione con Chiara Gatti”, fino ad arrivare a “Necessario è solo il superfluo”, in cui afferma che “L’arte non è necessaria. È superfluo. E quello che ci serve per essere un po’ felici o meno infelici è il superfluo“.

Donna dotata di una grande sensibilità, sempre all’avanguardia e straordinaria critica, munita di uno spirito curioso e rivoluzionario, continuamente alla ricerca di espressioni innovative nell’arte. Ha speso la sua vita, il suo lavoro a ribellarsi contro una cultura dominata da una visione patriarcale.

Una storia d’amore lunga 50 anni. Una coppia di artisti fatta di opposti e proprio per questo unitissima nella sfida e nel conflitto continuo fino alla fine. Alla Triennale di Milano è attualmente in mostra una personale dal titolo Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli, che documenta oltre 60 anni di attività del designer e che è possibile vedere fino al 18 aprile 2021.

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