Barbie boom: il bisogno dei vecchi valori

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“Barbie a 62 anni è piu’ rilevante che mai”, questo il parere del Ceo di Mattel Ynon Kreiz apparso in una intervista al Wall Street Journal. La bambola iconica dello scorso secolo, torna a far parlare di sé e lancia un chiaro messaggio: oggi si può crescere in fatturato se si sanno cogliere i tempi. Grazie alla bionda bambola da sempre punto di riferimento delle più piccole, l’azienda di El Segundo ha registrato un +10 per cento dei profitti. Ma rose e fiori non hanno sempre segnato il passo della Mattel, che ha dovuto competere negli ultimi anni con altre bambole più “modaiole”. Così la Barbie ha deciso di aggiornare il suo look, partendo non solo dalla nuova fuoriserie o dalla casa di Barbie e Ken con idromassaggio, ma dai suoi valori, dal suo posto nel mondo, dal suo ruolo di influencer che potesse di nuovo rappresentare un riferimento per le giovani menti, oggi più che mai avide di contenuti. Così la Mattel ha introdotto nuove collezioni più inclusive, presentando Barbie dai diversi colori della pelle, accanto alla riuscita linea sulle nuove carriere, prendendo spunto da alcune icone del mondo contemporaneo. Come ad esempio Ruth Bader Ginsburg, la giudice liberal della Corte Suprema americana, della quale la bambola prende in prestito la toga col collarino di pizzo in una nuova confezione dedicata, uscita lo scorso anno.

Si può crescere, anche in periodi di pandemia. Forse perché l’aria di lockdown ha costretto i genitori a correre ai ripari per evitare che i figli diventassero smartphone, tele, o X-box dipendenti. Mettendosi alla caccia di nuovi modi per divertire i figli hanno pensato di trasmettere le loro esperienze fanciullesche e fiabesche. Le mamme si affidano alla piccola “bambola per amica” per sopperire all’assenza di interazione sociale imposta dalle quarantene di tutto il mondo.

La priorità è passare tempo con i bambini usando prodotti fidati e di qualità“, ha suggerito Kreitz, cogliendo le intenzioni dei genitori di oggi, che hanno più tempo da passare coi figli e usano il loro alfabeto per ricomporre una comunicazione diretta con loro. Il “linguaggio Barbie” è universale. Ed ecco perché può funzionare.
   
La pandemia, in realtà, non era cominciata bene neanche per la Mattel. Migliaia di negozi che vendevano tra gli scaffali anche i suoi giocattoli hanno dovuto chiudere. Ora la richiesta di Barbie è tornata a salire, probabilmente perché c’è maggior consapevolezza del fatto che i lockdown non sono solo il passato, un treno passeggero, ma spesso l’unica soluzione possibile in un mondo in crisi, prima dell’arrivo di nuove soluzioni sostenibili.

Insieme alle bambole dai capelli d’oro, hanno centrato il bersaglio della crescita anche le Hot Wheels, famose macchinine, le action figures e i set da costruzione come i Lego. +14 per cento. Segno che questa pandemia sta portando ad accorgersi, una volta di più, dell’importanza del gioco in presenza, che prende il passo al lavoro in presenza. Piccoli passi a misura d’uomo… e di bambino.

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