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I millennial e il “fattore tempo”

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di Follotitta – corrispondente dagli USA –

Il partito repubblicano, non solo Donald Trump, è sulla difensiva; sente addosso il fiato di un nemico inesorabile; vive il terrore dell’estinzione. Il nemico in agguato è… il tempo. 

Infatti il tempo permetterà, fra non molto, a un enorme numero di adolescenti di giungere ai 18 anni. Dopo aver assistito al caos generato da Trump e da un asservito GOP (Grand Old Party), questi avranno la possibilità di votare con la capacità critica necessaria per rivoltare il potere dei repubblicani per molti anni a venire.

Ronald Brownstein, in un articolo dal sottotitolo: “Millennials and Gen Z are only a few years away from dominating the electorate”, scrive su The Atlantic (ottobre 23 2020):

“Il contraccolpo generazionale in gestazione contro Donald Trump, può rappresentare solo il primo tremore di un terremoto molto più intenso che minaccia il GOP. 

Trump sta erodendo le posizioni del partito repubblicano presso i votanti più giovani, nello stesso momento in cui i fortemente diversificati millennial (i Millennial sono nati fra il 1981 ed il 1996, ndr) e generazione Z (nati fra il 1997 ed il 2012/15, ndr) si apprestano a diventare il più esteso blocco di votanti dell’elettorato, secondo una nuova ricerca pubblicata questa settimana” 

Ed è vero. Come dimostra, in queste elezioni anticipate, la grande quantità di giovani votanti di Georgia, Arizona e Texas, feudi repubblicani. Ed ancora, citando Brownstein:

Terrance Woodbury, un consulente democratico dei millennial, recentemente ha detto che l’attitudine espressa dalle nuove generazioni su argomenti politici, indica che i democratici potrebbero aspirare a guadagnare ¾ dei loro voti.” Ed infine, sempre Brownstein: “In un altro studio di Pew, gli analisti concludono che, come i millennial, la generazione Z è progressista e pro-governo, in maggior parte vede la crescente diversità etnica e razziale positivamente, e sono meno inclinati, rispetto alle generazioni più anziane, a vedere gli Stati Uniti come superiori alle altre nazioni. Tutto questo si scontra con l’agenda, imposta da Trump al GOP, di aperta resistenza al cambio razziale e culturale.

In questa luce si riesce a comprendere la forzata ed ipocrita nomina alla Corte Suprema di Amy Coney Barrett. Se non ora, quando?

Nel 2013 lo RNC (Republican National Convention) elaborò un documento in cui si preconizzava il collasso del partito in poche decine di anni se questo non avesse attratto un’America più diversificata e giovane. Nel 2016 la risposta a quel richiamo è stata opposta, quando, scegliendo un Donald Trump qualsiasi come direttore d’orchestra, il GOP è diventato il partito di Trump e, possibilmente, ha abbreviato di molto il tempo del collasso.

          

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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