Rifiuti di plastica? No, occhiali da sole!

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È passato ormai un anno da quando The Ocean Cleanup ha fatto la storia iniziando una massiccia operazione di pulizia dalla plastica, dal famigerato Great Pacific Garbage Patch, e ora i suoi ricercatori stanno trasformando la spazzatura a mollo nei nostri oceani, in occhiali da sole… firmati.
I guadagni dalle vendite realizzate di questi coloratissimi occhiali serviranno a sostenere l’organizzazione non profit in modo che possano continuare a ripulire l’oceano.

I nuovi occhiali sono il primo prodotto ad essere creato dai detriti oceanici recuperati, ma il sito web di The Ocean Cleanup afferma che non sarà l’ultimo.

Nell’ottobre 2019, dopo anni di ricerche, il progetto The Ocean Cleanup, lanciato da San Francisco, ha annunciato che la nave System 001 / B aveva catturato e raccolto con successo una grande quantità di detriti di plastica.

Il sistema autonomo utilizza le forze naturali dell’oceano per contenere passivamente la plastica nel Garbage Patch, un processo che è stato concepito per la prima volta da Boyan Slat nell’ottobre 2012.

Gli scienziati avevano poi affermato che, nonostante l’entusiasmo comprensibile, ci sarebbero voluti migliaia di anni per ripulire il mare dalla plastica, ma Slat si è rapidamente fatto un nome dopo aver presentato un discorso in una edizione TEDx in cui affermava che, se avesse potuto ottenere finanziamenti per i suoi progetti, avrebbe potuto farlo in meno di dieci.

Il giovane olandese ha abbandonato il college per poter realizzare i suoi piani, e non solo ha raccolto 2,2 milioni di dollari per l’avvio del suo ambizioso progetto, ma ha raccolto milioni di dollari in più dagli investitori interessati.

Passiamo agli occhiali da sole. Le nuove lenti di questi occhiali sono polarizzate con protezione UV completa, mentre le montature sono realizzate con la plastica recuperata dall’oceano. Poiché anche le cerniere sono state progettate appositamente per un facile smontaggio, possono essere smontate molto rapidamente per il loro nuovo riciclaggio, in caso di necessità.

Insieme al famoso designer Yves Béhar e Safilo, una delle aziende leader nel settore degli occhiali, abbiamo lavorato per creare degli occhiali da sole che vorrai usare per il resto della tua vita (o comunque per molto tempo)“, si legge nel sito web dell’organizzazione no profit. “Volevamo che l’aspetto e la sensazione al tatto degli occhiali da sole evocassero l’oceano, ricordandoci da dove venivano e cosa proteggono.
Sebbene il costo per un solo paio di questo accessorio sia di $199, le vendite sono altissime, probabilmente perché grazie ad un gesto utile come questo è possibile finanziare le operazioni della stessa organizzazione no profit.

Per ogni paio venduto, l’organizzazione sarà in grado di ripulire 24 campi da calcio dalla spazzatura oceanica, e da quando gli occhiali sono stati messi in vendita, sono stati ripuliti più di 133.100 campi da calcio di spazzatura.

L’obiettivo del primo lotto è pulire 500.000 campi da calcio di plastica“, si continua a leggere sul sito web. “Ciò significa che possiamo usare questa spazzatura per pulire più spazzatura: andando al punto di partenza, ancora e ancora, finché non avremo raggiunto la nostra missione: oceani puliti“.

Progetti come questo segnano un nuovo approccio al futuro, Una visione sostenibile che va contro ad alcune posizioni poco intelligenti o lungimiranti, come quella di uscire dagli accordi di Parigi sul cambiamento climatico prese da Donald Trump nel 2017 (ne abbiamo parlato qui). Per fortuna controbilanciate da soluzioni possibili, tra l’altro economicamente vincenti, come questa adottata da The Ocean Cleanup, che va nella direzione di una corrente già iniziata, che vuole trasformare i rifiuti in opportunità. Come quella in cui Marco Faia ha iniziato a parlare in questo articolo, e nei successivi. Parola d’ordine: sostenibilità.

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