Cristoforo Colombo. Nona Puntata

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Friedrich Nietzsche: “La memoria dice, fo fatto quello. L’orgoglio contesta, non lo posso aver fatto. Eventualmente la memoria si arrende.” 

Segue dalla Ottava Puntata.

Nei testi di storia scolastici Cristoforo Colombo viene evocato come il “mito delle origini”. Un mito buono che ci recapita la sua bontà: buono lui, buoni noi. Nel 1989 Bush lo ricordò come un modello per la nazione: “Cristoforo Colombo non solo aprì la porta di un Nuovo Mondo, ma anche stabilì un esempio per tutti noi mostrando quale monumentale impresa può essere compiuta attraverso perseveranza e fede.” Ed il coro incalza: “Denigrare Colombo è denigrare ciò che è degno nella storia ed in noi stessi.”

Questo sottintende che noi siamo il prodotto della nostra storia e quindi è bene che essa sia edificante ed eroica. Colombo “scoprì” l’America attraverso opposizioni ed inenarrabili traversie, perché dovremmo rovinare un bel racconto con la persecuzione e lo sterminio dei nativi americani ed il commercio di schiavi dalle due sponde dell’Atlantico?

Probabilmente per sentirci a nostro agio con la nostra moralità. Ma come si sentono i discendenti dei nativi americani e degli schiavi africani? Per loro l’inganno continua;  la loro storia è diversa e meno edificante. E certamente non possono celebrare Colombo ogni 2do lunedì di ottobre ed essere presenti alla sfilata sulla 5ta strada. Dove, fra parentesi, sono gli italo-americani a farla da padrone; e malgrado la tenue evidenza, il 2do lunedì di ottobre Cristoforo Colombo è italiano e basta. Orgoglio nazionalistico di emigranti e loro discendenti in cerca di riscatto.

E’ evidente che vi sono due modi di vedere la storia di Colombo: da una parte vi è l’eccezionale impresa di coraggio e immaginazione che ha portato allo sviluppo di un impero; dall’altra vi è il lascito di genocidio e schiavitù che in qualche modo dura ancora oggi. Entrambi, in diversa misura, sono validi: Colombo grande navigatore e Colombo grande saccheggiatore. Quello che è sbagliato è tenerli separati, quando sono invece un unicum. 

Nel periodo colonialista questa separazione poteva avere un senso; le giovani menti dovevano essere esaltate solo da imprese positive ed edificanti. Oggi, col colonialismo un triste ricordo, a che serve? A farci sentire più buoni? Ma la moralità non è ereditaria, la costruiamo noi stessi con le nostre idee e azioni. E la storia non ha, o non dovrebbe avere altro fine se non quello di mostrare, attraverso documenti e testimonianze, quello che è successo. Per arricchire la nostra curiosità e cultura. Giustificare e assolvere atrocità non è il suo compito; piuttosto, al contrario, se vi sono state azioni poco edificanti, bisogna denunciarle e condannarle, se non altro per non sentirci complici. Inoltre un altro compito importante della storia è quello di correggere misconcetti, come quello che Colombo abbia “scoperto” l’America, un continente abitato, nel 1492, da più di 300 milioni di persone che per certo l’avevano scoperta molto prima di lui.

Si può andare avanti con la storia di Colombo; mi limito ad appuntare che nel terzo viaggio, costeggiando la costa dell’attuale Venezuela e giungendo alla foce del fiume Orinoco, Colombo capì finalmente di essere capitato in un continente e non in un arcipelago di isole come aveva creduto sino ad allora. Quella foce portava una quantità d’acqua troppo elevata perchè potesse essere alimentata dal territorio di un’isola; doveva essere il prodotto di un territorio molto più esteso. Ma credo che i Vichinghi, costeggiando le coste americane dell’Atlantico, questo lo avessero capito già 500 anni prima.

Anche per la morte di Colombo si è voluti trascendere nella fantasia. Così è sembrato più edificante farlo morire, nel 1506, povero, dimenticato ed ignorante della grande impresa compiuta (poi dice che i melodrammatici siamo noi italiani). In realtà, dopo che nel 1499 Colombo scoprì oro in grande quantità, un certo ammontare di oro se lo spedì in Spagna, non quanto avrebbe desiderato, ma sufficiente per assicurargli grande benessere. Inoltre al suo ritorno in Spagna gli fu conferito il titolo di “Ammiraglio del Mare Oceano”, trasmissibile sino alla 18ma generazione. Come a dire a perenne memoria. 

In quanto all’ignoranza sulla grande impresa, abbiamo visto come Cristoforo Colombo, alla foce dell’Orinoco, avesse capito benissimo di trovarsi in un continente e da questo a sentirsi l’antesignano dell’inizio di una nuova grande svolta nella storia dell’umanità, il passo sarà stato breve.     

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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