Il concetto che avete di voi stessi precede e predice il vostro livello di performance ed efficacia in ogni sfera della vostra vita. Brian Tracy

P.O.C.A.: il minimo comun denominatore della performance

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Avere un atteggiamento mentale positivo è fondamentale per vivere un’esperienza sportiva o lavorativa al massimo. E’ con la giusta dose di autostima, una definizione accorta dell’obiettivo, la gestione equilibrata della propria comunicazione e la preparazione dell’ambiente idoneo, che è possibile vincere le partite, come le sfide personali. Raggiungere traguardi importanti, per se stessi o insieme alla propria squadra, è il fine di ogni atleta (come il fine di ogni professionista) il quale, per farlo, dovrà sfruttare al meglio le proprie potenzialità, mentre è impegnato a costruire relazioni forti col proprio team.

Dopo anni di lavoro in ambito aziendale, ho capito che un ottimo manager d’azienda non si distingue molto da un ottimo atleta: entrambi chiedono a se stessi e agli altri l’eccellenza. La differenza la fa solamente la capacità di riuscire in questo arduo intento. Il che si traduce in controllo della crescita delle capacità di se stessi e delle singole persone dei quali si è circondati. Lo staff. Che, ancora, si traduce in gestione dei risultati. Quindi la performance non è solamente “duro lavoro”, ma un insieme di abilità caratteriali e tecnologiche che permettono al manager, come all’atleta, di controllare e bilanciare le variabili, mettendole al servizio di un obiettivo specifico. E sottolineo specifico, perché quando si ha a che fare con traguardi di un certo livello e importanza, non ci si può permettere vaghezza: si deve sapere dove e a cosa si sta puntando, entro quando.

In un ambiente di lavoro come in quello sportivo, è possibile trovare un’umanità molto variegata, formata da persone positive, o per meglio dire costruttive, e persone negative, o meglio, distruttive. L’insieme di queste “interferenze” darà vita al risultato finale. La parola interferenza riporta a una qualità delle onde e delle frequenze:

quando l’intensità risultante è maggiore rispetto a quella di ogni singola intensità originaria si dice che un’interferenza è costruttiva.

In altri termini, se rispetto alle condizioni iniziali si apporta una miglioria, vuol dire che si è riusciti a costruire qualcosa di utile, efficace, maggiore. E’ distruttiva nel caso contrario. Per meglio intenderci, se sei in un gruppo dove prevale un pensiero distruttivo, è facile che un’azione o un’iniziativa verrà presto o tardi disattesa. Per distruttività intendo, pertanto, la tendenza a spendere energie per andare in una direzione non coerente con l’obiettivo preposto. Non utile, non efficiente. La stessa cosa succede con se stessi e i propri pensieri. Se la quantità delle affermazioni che continuamente facciamo a noi stessi, il cosiddetto “self-talk” è costruttiva, arriveremo presto o tardi a raggiungere il nostro obiettivo. E’ la vecchia legge della concentrazione. In termini di quotidianità, queste interferenze si traducono in colleghi eterni ottimisti o insopportabili lamentosi, in compagni logorroici o orsi solitari, e via dicendo.

Ora, il fattore discriminante sta nella capacità di riorientare la distruttività in costruttività. Con ogni individuo dovrebbe poter essere possibile adottare adeguate modalità di relazione, evitando di accondiscendere i lamentosi ad esempio, riorientandoli attraverso domande mirate e “ben formate” (gergo da coach) o i negativi, che piuttosto che lasciarli con piacere a crogiolarsi nel loro pantano mentale, sarebbe più opportuno “incrociarli” a metà strada per rifocalizzarne le azioni. Al personaggio negativo è possibile dare fiducia, incoraggiamento e contenimento adeguati, cercando di trovare le parole giuste per entrare in empatia, anche se, mi rendo conto, non sempre è così semplice. Certe volte è sufficiente una frase, un aforisma noto o inventato sul momento, per sbloccare energie nascoste.

Così come un mental coach si concentrerà sul far prevalere competenza tecnica e tattica, unita a qualità di leadership, allontanando gli atteggiamenti vittimistici, un bravo allenatore o manager non dovrà limitarsi soltanto ad allenare ma saprà guidare e motivare al massimo gli atleti o il team, gestendo conflitti e crisi, comunicando in modo diretto e convincente le strategie, facendo leva su valori condivisi e gestendo i rapporti con gli altri attori in scena, quali lo staff tecnico, i massaggiatori, i preparatori atletici, perfino i genitori se si tratta di ragazzi. Così facendo, grazie ad ascolto attivo e feedback chiari, è possibile rendersi punti di riferimento a 360° per compagni di squadra o colleghi.

Le leve della costruttività in un acronimo, P.O.C.A. che sta per:

  • Performance
  • Obiettivo
  • Comunicazione
  • Ambiente

P come Performance

La Performance è uguale al potenziale, meno il rapporto tra interferenze costruttive e distruttive. La formula è: P=p-i

Il potenziale è un fattore che dipende direttamente dal rumore nella comunicazione (in noi stessi, tra gli elementi di un gruppo). Maggiore è il rumore (che deriva dal rapporto tra interferenza costruttiva e distruttiva), minore è la possibilità che si entri in contatto, e quindi si esprima, la propria potenza. Prendersi cura delle performance personali, o di gruppo, presuppone una visione chiara e definita del percorso da intraprendere nell’immediato, con uno sguardo al futuro. Una società, che sia sportiva o un’organizzazione, se vuole puntare all’eccellenza deve possedere una serie di criteri di gestione che mettano al centro la persona, valorizzandone potenzialità e talento. Questo percorso di eccellenza viene attuato lavorando sulla qualità delle relazioni, grazie a preparazione e motivazione costanti nel tempo.

O come Obiettivo

Non possiamo sapere se la nostra azione, e quindi la nostra performance, è ottimale se prima non definiamo l’obiettivo. Questo ci serve da riferimento essenziale. Se l’obiettivo è correre i 100 metri in 15 secondi, centrarlo è un’ottima performance per me, ma una mediocre per un atleta alle Olimpiadi. Dipende. Se il mio obiettivo è vivere più serenamente passando tempo di qualità con la famiglia, lavorare 10 ore al giorno per arrivare a guadagnare 80.000€ entro il 31 dicembre del prossimo anno, nonostante la specificità dell’obiettivo e la felice somma incassata, può essere comunque considerata una pessima performance.

L’impostazione di un qualsiasi lavoro dovrebbe sempre essere strutturata in primis su obiettivi a breve, medio e lungo termine e venire condivisa con tutti gli attori in gioco. Come detto, la precisa definizione degli obiettivi è caratteristica fondamentale per un suo altrettanto preciso perseguimento. Definire, quindi, per pianificare e, seguendo i passi delineati, crescere. La crescita si potrà in questo modo concentrare sulla quantità (correre più km, chiudere più contratti), sulla qualità (tirare con maggiore precisione, chiudere più contratti sopra i 1000€) su una strategia (concentrarsi di più sulla difesa che sull’attacco, vendere prodotti di un certo tipo, in un certo periodo).

C come Comunicazione

Per prima cosa bisogna coltivare una buona capacità di comunicazione, ingrediente fondamentale se si vuole potenziare la crescita personale. Un noto allenatore di Basket (Gerogetown University), John Thompson disse: “Voi potete comunicare senza motivare, ma è impossibile motivare senza comunicare”. Una buona comunicazione si premura di eliminare il rumore nel passaggio dal mittente al destinatario. Ovvero, si assicura che il messaggio venga compreso proprio come è stato inteso. In questo modo si livellano il più possibile i problemi di interpretazione. In seconda istanza, è importante fare domande e fornire feedback il più possibile ispirativi e costruttivi.

A come Ambiente

Porre attenzione all’ambiente di lavoro è l’ultimo dei tasselli fondamentali in mano al coach mentale. In un’azienda, ambiente si traduce innanzitutto in cultura aziendale. Quell’insieme di regole, valori e azioni condivise che rendono possibile un’efficace interdipendenza.

Il clima nel quale si agisce tale cultura rende più o meno sopportabile la fatica del lavoro, possibile il rispetto dei ruoli e la chiarezza dei compiti. Se a muoversi è il singolo professionista, l’ambiente è comunque il suo territorio che deve essere allo stesso modo il più confortevole possibile, nel senso dell’adeguatezza al compito a cui viene chiamato. Un ambiente adeguato deve, cioè, semplicemente rendere le cose possibili, i traguardi raggiungibili. Anche l’ambiente, pertanto, risponde alla legge delle interferenze costruttive e distruttive.

Il Coach definirà la propria filosofia di lavoro in modo tale da trasferirla con chiarezza e semplicità alla squadra, allo staff, alla società. Poi la trasformerà in comportamenti, regole condivise e chiare.

Il mental coach sarà, pertanto, chiunque si metta al servizio dell’obiettivo, sviluppando consapevolezza e responsabilità personali e di gruppo, intorno alla sua pianificazione. Nello specifico aiuterà a definire, pianificare le azioni, rimuovere gli ostacoli, monitorare l’andamento, misurare i risultati e fornire il miglior follow-up ad obiettivo raggiunto.

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Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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