COSTITUIRE UNA SOCIETA’: ITALIA VS DUBAI L’ESPERIENZA DI DANIELE PESCARA

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RUBRICA: Business a Dubai – con Daniele Pescara

Daniele Pescara ci spiega cosa spinge decine di imprenditori italiani e stranieri ogni giorno a costituire una società nei Paesi del Golfo Persico: sicuramente al primo posto ci sono i vantaggi economici, fiscali e legali che gli Emirati Arabi Uniti offrono rispetto a ogni altro Paese del mondo.

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Una realtà difficile

Lo sappiamo, per aprire una nascente società in Italia è necessario imbattersi in una burocrazia lenta e farraginosa, che comporta fino a 86 diversi adempimenti. Le infinite tempistiche, poi, scoraggiano qualsiasi nuovo investitore che, già a partire dal momento della nuova apertura, si trova a scartabellare tra la moltitudine di documenti richiesti. Questa triste e stressante realtà per gli imprenditori del Tricolore è stata di recente autorevolmente fotografata dall’Osservatorio nazionale della CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della piccola e media impresa – che ha misurato l’impatto negativo delle lunghe, complesse e costose procedure per avviare un’attività, le quali rappresentano il principale freno allo sviluppo economico del Bel Paese.

A prescindere dalla tipologia di società che si intende aprire nello Stivale, sia essa di persone o di capitali, le procedure e i requisiti necessari all’avvio sono numerosi e gravosi. I continui tentativi del nostro legislatore di alleggerire l’iter burocratico non stanno portando i benefici sperati ed, anzi, continuano ad alimentare una già troppo pressante ed esagerata produzione normativa che caratterizza da sempre il nostro Paese.

Se pensiamo alla costituzione di un’impresa commerciale, la procedura da seguire prevedrà: l’apertura della partita IVA; l’iscrizione al Registro delle Imprese; la comunicazione degli atti alla Camera di Commercio; l’invio al comune dell’avviso di inizio attività; e, nel caso di assunzione di personale dipendente, l’apertura delle relative posizioni tramite INPS e INAIL. Per non parlare di un aspetto che non viene quasi mai richiamato dagli addetti ai lavori, ovvero il rapporto cosiddetto professionale che si dovrebbe instaurare con i propri commercialisti, notai ed azzeccagarbugli italiani di riferimento.

58° posto

A chi non è capitato di essere rimbalzato da una segretaria all’altra quando aveva necessità urgente di parlare con il proprio professionista di fiducia? Oramai questa è la sconfortante normalità. Ad oggi, infatti, anche a causa della situazione storica che stiamo vivendo, i contatti con gli uffici si sono tradotti in un mero continuo passacarte, rimbalzante da un operatore all’altro, che fanno della burocrazia italiana uno scudo per non assumersi le doverose responsabilità deontologiche ed umane nei confronti del cliente.


Non possiamo dimenticare, inoltre, che in Italia la pressione fiscale (data dal rapporto tra le entrate fiscali e quelle contributive sul PIL) è in continuo rialzo, attestandosi al 43,1% e andando, così, a scoraggiare ogni nuovo slancio imprenditoriale. Basti porre mente che nel Doing Business – il rapporto annuale della Banca Mondiale che monitora la facilità di fare affari nei diversi Paesi – il nostro Stato si posiziona al 58esimo posto su 190 nazioni, facendosi superare addirittura da Kenya e Kosovo.

Angry businessman yelling at the viewer of the photograph - Stock Image -  F022/0833 - Science Photo Library

Questo dato è certamente causato del vigente sistema di imposizione fiscale e di pagamento dei tributi che svilisce le nuove iniziative economiche.

Ogni imprenditore, infatti, è tenuto a versare all’erario, quale saldo relativo all’anno passato e quale acconto per l’anno in corso, quanto dovuto in termini di tasse, ovvero: Irpef, Ires, Irap e contributi Inps (oltre ai diritti annuali della Camera di Commercio, all’IMU e ad altri tributi minori).

Uno sguardo altrove

Alla luce del processo temporalmente, burocraticamente ed economicamente impegnativo, sempre più imprenditori volgono, quindi, lo sguardo a Paesi, quali quelli del Golfo Persico, dove le procedure di costituzione di una società sono celeri, agevoli e finanziariamente vantaggiose.
Gli Emirati Arabi Uniti, infatti, offrono una realtà completamente distante dal modello italiano in cui il 70% di tasse imposte e la burocrazia insostenibile soffocano le intraprendenze economiche del mondo dell’imprenditoria. A Dubai, infatti, esistono le cosiddette Free Zone: aree fiscali speciali, differenti per settore e regolamentazioni, ma tutte accumunate da un aspetto fondamentale, l’assenza di tasse.

“Il costo dell’avvio di una nuova impresa, poi, dipende dalla tipologia di servizio offerto e dall’operatività che si desidera avere: una società di trading di nuova apertura possiede caratteristiche differenti da quelle di una consulting, ma per essere seguiti da professionisti referenziati l’investimento è di circa 25.000€ e per un anno non ci sarà alcun ulteriore esborso: 0% tasse personali; 0% tasse societarie; nessun costo di commercialista; assenza di sindacati; niente
bilanci da presentare”, afferma Daniele Pescara, CEO di Falcon Advice, che da oltre 10 anni è l’imprenditore di riferimento per chi vuole investire negli UAE, e specificatamente a Dubai.

Tramite i suoi due uffici, ubicati a Padova e a Dubai, si occupa di accompagnare le eccellenze italiane nel costituire o trasferire la propria società nelle Zone Franche emiratine. “Il motivo della loro esistenza è evidente – spiega il finanziere veneto – sono state costituite oltre 35 anni fa all’unico scopo di attrarre le più illuminate realtà imprenditoriali da tutto il mondo e per ogni settore del mercato. Per chi desidera aprire un’attività a Dubai, la burocrazia è, dunque, snellissima: si può avviare una società al 100% di proprietà senza bisogno di soci in loco, in un Paese organizzato, all’avanguardia e completamente libero da tasse, corruzione e criminalità”.

Dubai - A Tax Haven

L’esperienza di Daniele Pescara

La defiscalizzazione e la celerità con cui è possibile investire a Dubai richiedono il supporto di professionisti seri e preparati: la Falcon Advice, leader nel settore, offre ai suoi clienti un servizio chiavi in mano, analizzando le loro necessità e dando loro l’opportunità di accedere alle aree fiscali speciali, in sole 36 ore, e di accendere un conto corrente societario in base alle esigenze del cliente grazie all’accreditamento di cui gode presso i principali Istituti di Credito del Paese. Infatti, aprire una società a Dubai è la fase più delicata di ogni business, che va studiata e puntualmente organizzata: basilare, dunque, è affidarsi a chi opera nel campo da anni, avendo acquisito un’esperienza tale da conoscere le procedure alla perfezione.

La Falcon Advice, dunque, è la risposta alle esigenze degli imprenditori italiani che cercano un Paese dove ottimizzare il proprio business e mettere in sicurezza le proprie risorse, offrendo un’assistenza a 360 gradi.

“Questo è il nostro dovere e il nostro obiettivo: fornire tutti gli strumenti necessari ai nostri clienti e applicare le soluzioni più adatte ad ogni esigenza di business. Siamo il ponte tra il mercato italiano e quello emiratino: sosteniamo e guidiamo chi desidera attingere ai benefici e vantaggi offerti dagli UAE”, afferma Pescara.

Chi sceglie di affidarsi alla professionalità di Daniele Pescara, lo fa con la certezza di raggiungere il proprio risultato con tempistiche da subito definite e senza errori. Ogni aspetto viene pianificato dall’Italia e viene siglato nero su bianco in un contratto: così, in 36 ore la nuova società è agevolmente costituita.

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