Costellazioni sistemiche: P.O.C.A. e il minimo comun denominatore della performance

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RUBRICA: IL SISTEMA AZIENDA – con Anurag Gaeta

Parliamo di Costellazioni sistemiche. Avere un atteggiamento mentale positivo è fondamentale per vivere qualsiasi esperienza al massimo. E’ con la giusta dose di autostima, una definizione accorta dell’obiettivo, la gestione equilibrata della propria comunicazione e la preparazione dell’ambiente idoneo, che è possibile vincere le partite della vita. Raggiungere traguardi importanti, per se stessi o insieme alla propria squadra, è il fine di ogni professionista il quale, per farlo, dovrà sfruttare al meglio le proprie potenzialità, mentre è impegnato a costruire relazioni forti col proprio team. In poche parole, sto parlando di Performance.

Performance al top: una proposta

Dopo anni di lavoro in azienda e con le persone, ho capito che un ottimo manager è colui che sa cogliere i segnali deboli dell’organizzazione e in base a ciò ridefinire continuamente la rotta. Maggiore sarà il suo rilassamento  maggiore sarà la capacità di favorire crescita di se stesso e delle singole persone dei quali si è circondato. Lo staff. Che, ancora, si traduce in gestione dei risultati. Quindi la performance non è dovuta solamente a “duro lavoro”, ma nasce da un insieme di sensibilità caratteriali e tecnologiche che permettono al manager di controllare e bilanciare le variabili, mettendole al servizio di un obiettivo specifico. E sottolineo specifico, perché quando si ha a che fare con traguardi di un certo livello e importanza, non ci si può permettere vaghezza: si deve sapere dove e a cosa si sta puntando, entro quando. Si chiama: “obiettivo ben formato”.

In un ambiente di lavoro è possibile trovare un’umanità molto variegata, formata da persone positive, o per meglio dire costruttive, e persone negative, o meglio, distruttive. L’insieme di queste “interferenze” darà vita al risultato finale. La parola interferenza riporta a una qualità delle onde e delle frequenze:

“QUANDO L’INTENSITÀ RISULTANTE È MAGGIORE RISPETTO A QUELLA DI OGNI SINGOLA INTENSITÀ ORIGINARIA SI DICE CHE UN’INTERFERENZA È COSTRUTTIVA.”

In altri termini, se rispetto alle condizioni iniziali si apporta una miglioria, vuol dire che si è riusciti a costruire qualcosa di utile, efficace, maggiore. La tendenza sarà distruttiva nel caso contrario. Per meglio intenderci, se sei in un gruppo dove prevale un pensiero distruttivo, è facile che un’azione o un’iniziativa verrà presto o tardi disattesa. Per distruttività intendo, pertanto, la tendenza a spendere energie per andare in una direzione non coerente con l’obiettivo preposto. Non utile, non efficiente. La stessa cosa succede con se stessi e i propri pensieri. Se la quantità delle affermazioni che continuamente facciamo a noi stessi, il cosiddetto “self-talk” è costruttiva, arriveremo presto o tardi a raggiungere il nostro obiettivo. E’ la nota legge della concentrazione. In termini di quotidianità, queste interferenze in ufficio o nella vita si traducono in colleghi eterni ottimisti o insopportabili lamentosi, in compagni di viaggio logorroici o orsi solitari, e via dicendo.

Da distruttivi a costruttivi

Ora, il fattore discriminante sta nella capacità di riorientare la distruttività in costruttività. Con ogni individuo dovrebbe poter essere possibile adottare adeguate modalità di relazione. Evitare di accondiscendere i lamentosi ad esempio, riorientandoli attraverso domande mirate e “ben formate”. O i negativi: piuttosto che lasciarli con piacere a crogiolarsi nel loro pantano mentale, sarebbe più opportuno “incrociarli” a metà strada per rifocalizzarne le azioni. Al personaggio negativo è possibile dare fiducia, incoraggiamento e contenimento adeguati, cercando di trovare le parole giuste per entrare in empatia, anche se non sempre è così semplice. Certe volte è sufficiente una frase di sostegno per sbloccare energie nascoste.

Così come un mental coach si concentrerà sul far prevalere competenza tecnica e tattica, unita a qualità di leadership, allontanando gli atteggiamenti vittimistici, un bravo leader sistemico, che è quel leader che guarda ad un team aziendale come ad un organismo, o meglio ad un sistema fatto di tasselli interconnessi, non dovrà limitarsi soltanto a motivare il suo team, ma saprà guidare al massimo la squadra, gestendo conflitti e crisi, comunicando in modo diretto e convincente le strategie, facendo leva su valori condivisi e gestendo i rapporti con gli altri attori in scena, quali lo staff tecnico, le risorse umane, i manager, ecc. Così facendo, grazie ad ascolto attivo e feedback chiari, è possibile rendersi punti di riferimento a 360° per compagni di squadra e colleghi.

Le leve della costruttività in un acronimo: P.O.C.A.

POCA che sta per:

  • Performance
  • Obiettivo
  • Comunicazione
  • Ambiente

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