Quella di Caua Miguel è una storia di sport e di vita

//
7 mins read

Qualche giorno fa ho letto un post su Facebook a opera di Giulio Dauti. Mi è piaciuto molto. Molta la freschezza della narrazione di una storia semplice ma non banale, quella dell’inserimento di un giovane dalla grande passione, coraggio e voglia di avvicinarsi a una squadra di pallacanestro locale, per la quale Giulio è allenatore.

Contattando personalmente Giulio Dauti, gli ho chiesto di parlarmi brevemente del suo approccio allo sport: “Sono il presidente/coach della società emiliana neo costituita Lions Academy BSK. Nel mio percorso ho conosciuto persone buone e splendide. Questa cosa mi ha portato a vedere lo sport/pallacanestro per bimbi e ragazzi specialmente con gli occhi di un educatore.

Come vedi lo sport, Giulio? Quali sono i valori integranti e fondamentali nel mini basket?

“Vedo lo sport come strumento di crescita personale eccezionale, e mezzo di coesione e integrazione. Un bimbo/ragazzo ha molto tempo davanti per diventare Jordan ma poco per diventare Uomo.”

Una bella risposta che mette al centro il lasciare ai giovani la possibilità di crescere, di pesare l’importanza di ciò che fanno insieme. L’importanza del team e di mettersi in… gioco. Questo è il messaggio di un allenatore speciale che guida con empatia e capacità di emozionarsi ed emozionare, la sua squadra.

Questo il post:

“Voglio raccontarvi una bellissima storia. Mi chiamo Giulio Dauti e alleno i bambini della società Lions Academy BSK, a Ospedaletto di Coriano, una piccola frazione in provincia di Rimini.

In questo anno terribile, non potendoci più allenare in palestra, abbiamo cercato di capire come poter andare avanti. Sappiamo che possiamo fare allenamento all’aperto, senza contatto, e quindi ci muoviamo per trovare soluzioni. Nonostante la stagione e il freddo. Fortunatamente non ci mettiamo molto: vicino alla chiesa del paese c’è un campetto che ci lasciano utilizzare.

Primo giorno. Iniziamo col gruppo esordienti, i 2008 e 2009, alle ore 15. Dopo un po’ sento dal cortile di una delle case lì vicino una voce: “OHHH YEEEEE…”

“OHHH YEEEEE…”

Mi giro per vedere e mi trovo davanti questo ragazzino con una palla da basket verde/nera che ci guarda. Occhi brillanti e pieni di energia. Mi guarda di nuovo e ridice: “OHHH YEEEE…” Mi strappa un sorriso.

Secondo giorno. Allenamento alle 16, questa volta con i 2011. Il ragazzino dell’altro giorno, me lo trovo già al campetto col padre. Mi si avvicina di corsa con la palla in mano. Prendo paura perché non me l’aspettavo. Il padre mi rassicura e mi dice: stai tranquillo, è solo contento! Gli rispondo: “Ah lo vedo”. Lui si avvicina a me e dice: “OHHHH YEEEE…” Poi si gira, tira e… Ciuff… canestro. Vabbè ci sta, la fortuna del principiante. Penso. Riprende la palla, tira ancora… e canestro! Rimango a bocca aperta.

Terzo giorno. Questa volta non è giù al campetto ma è affacciato dalla finestra e fa il tifo mentre gli altri bambini giocano. E così passano i giorni e lui in un modo o nell’altro è sempre li… È li al campetto a giocare prima di noi, oppure a giocare nel cortile di casa, oppure da dietro la finestra che ci spia ed esulta quando gli altri fanno canestro. Capisco subito che è un ragazzo speciale. Ma è speciale per la voglia e per l’energia che possiede. Vi giuro, traspare il suo amore per la pallacanestro in tutto quello che fa.

Seconda settimana. Prima di un allenamento, si presenta il padre. Mi dice che a suo figlio piacerebbe molto far parte della squadra. Io, dispiaciuto, gli rispondo che purtroppo non riuscirei a gestirlo nel contesto di una squadra, a meno che non troviamo un educatore qualificato che lo possa affiancare durante gli allenamenti. Ma quella richiesta del padre e quella voglia incredibile del ragazzino non mi lasciano indifferenti, anzi. In meno di 24 ore trovo un educatore qualificato che è disposto a venire agli allenamenti. A volte penso che nulla succede per caso. Bisogna avere la sensibilità di cogliere il momento e l’occasione. Ed eccolo lì. Puntuale al suo primo allenamento con la sua nuova squadra. Accolto meravigliosamente da tutti. Sia dai ragazzi che dai loro genitori. Questo ragazzino ha mostrato a tutti che bisogna sempre andare avanti, anche quando le cose non vanno come sogneresti.

Lui ci ha mostrato la sua energia, i suoi occhi e il suo cuore. E ci ha insegnato che quando la vita ti presenta mille difficoltà, tu guardi ogni singola difficoltà negli occhi e gli dici: “OHHHH YEEEE….” Signore e signori, col numero 43 vi presentiamo Caua Miguel Mandorlo. Il nostro nuovo giocatore italo-brasiliano.”

Poche ore dopo questo post, arriva un aggiornamento sul profilo di Giulio Dauti:

“Ed eccoci qui… Il nostro Caua si prende 6400 like in due giorni, ma soprattutto l’affetto e le bellissime parole di molte persone. Lui non ha ancora ben capito la faccenda, ma pensiamo che non gli interessi neppure 😅 La sua famiglia e la nostra società vi ringraziano. E in più si piazza sulla Home della pagina “Lagiornatatipo” con tutti i giocatori!

Sapete il bello? Quelli che non conoscono i giocatori lo prenderanno per un giocatore professionista di Basket! E noteranno sicuramente subito che: Jokic è strano! E che Jordan parla con BugsBunny. Vi terremo aggiornati sul proseguimento di Caua! Grazie a tutti ❤


Haxhiljan (Giulio) Dauti età 32 Nazionalità Albanese. Laureato in scienze Motorie (università di bologna) E’ istruttore regionale minibasket, e Allenatore di Base (Federazione Italiana Pallacanestro). Come uomo e professionista sè è formato in Italia, suo paese d’elezione dall’età di 18 anni.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

tesla-modelS-modelX-sicurezza-Elon-Musk
Articolo Precedente

Tesla: problemi di sicurezza su 158 mila auto

treviso
Articolo Successivo

Dalla Serie A alla Promozione, la storia del Treviso

Ultime News