Professione cantautore. Intervista a Jimmy Ingrassia

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di Virginia Rifilato –

Anche la musica insegna a stare al mondo, e Jimmy Ingrassia continua a confermarcelo con la sua preziosa testimonianza di cantautore. Ma non solo. Incontrarlo vis-a-vis mi ha fatto immediatamente pensare a come la musica sia madre di veri e propri eroi moderni, capaci di ispirarci con il loro esempio positivo e di resilienza. Ci vuole coraggio per vivere all’altezza dei propri sogni, soprattutto quando la via è incerta e non ci sentiamo protetti. E Jimmy lo ha decisamente fatto. Inizia così, tra racconti di vita e aneddoti, la nostra chiacchierata nel giardino del Grand Hotel Gianicolo a Roma.

Da “ SanremoLab ” a “ The Voice of Italy ”, dal Club Tenco all’apertura del concerto di Ron, hai un percorso lungo alle spalle. Ad oggi, quale puoi dire sia stata la tappa più importante?

Beh una delle più importanti probabilmente è quella con il Club Tenco, per un cantautore rappresenta senza dubbio un grosso attestato di stima. Dapprima mi contattarono per partecipare a Il Tenco ascolta dove mi esibii live con i miei musicisti, da lì il direttore artistico decise di inserire un mio brano dal titolo Libero all’interno di una compilation insieme a grandi nomi della musica italiana ed internazionale. Devo dire che è stato davvero un grande onore. Inoltre nel 2019 mi proposero anche di fare un concerto intero presso la sede del Club a Sanremo, insomma una serie di belle soddisfazioni direi.

Ora la classica domanda! Già da piccolo volevi diventare un cantante?

In realtà non proprio; da piccolo, all’età di 7-8 anni circa, avevo l’intenzione di fare l’attore! Sai, facevo le classiche recite di scuola e obiettivamente dimostravo di essere portato per quel mestiere, anche perché ero molto sfacciato, poi col tempo sono cambiato. Quando poi mi sono trasferito a Roma proprio per inseguire quel sogno, capii che recitare davanti ad una telecamera senza qualcuno che fisicamente stesse di fronte a te non era proprio ciò che avevo sognato. Mi mancava il pubblico. Parlare davanti a una videocamera non mi emozionava, mi perdevo la cosa più bella. Per me il live è tutto! Motivo per cui in quest’anno nel quale ci è stato impedito di esibirci dal vivo non ho voluto ripiegare sui concerti online, piuttosto ho preferito inventarmi un corso adeguato alle mie competenze . Ciò non toglie che un giorno non possa veramente diventare un attore (ride).

Hai partecipato ad alcuni noti talent show, che per un cantante sembrano essere una tappa obbligata per il successo. Oltre alla visibilità che indubbiamente concedono, sono davvero l’unica chance che si ha per pubblicare un album?

I talent ai quali ho partecipato sono due, ma nel primo, ossia nella trasmissione Amici di Maria De Filippi, in realtà ho lavorato in qualità di corista, mentre il talent di cui ho fatto parte come concorrente è The Voice of Italy. Senza dubbio sono delle opportunità, che possono diventare dei trampolini di lancio. Bisogna però sempre avere chiaro il modo in cui si vuole fare musica, bisogna capire se la ami realmente o se la fai solamente per raggiungere il successo (o quello che molti definiscono tale). Io per esempio grazie alla partecipazione a The Voice ho chiarito le mie idee e ho capito come realmente avrei voluto fare musica. Poi è chiaro che hai più visibilità partecipando a un talent che cantando sotto la doccia! Ma senza dubbio non è l’unica possibilità che si ha per pubblicare un album.

In quest’anno così difficile e imprevisto, in cui lo spettacolo dal vivo è stato precluso, hai avuto l’idea di un corso, che hai chiamato Il lavoratore dello spettacolo. Come è nato?

Sinceramente sono un po’ di anni che penso di creare un modo per mettere a disposizione la mia esperienza nell’ambito musicale e dello spettacolo. Per esempio ho sempre avuto in mente l’idea di creare un laboratorio,  un’accademia, con degli incontri mensili o settimanali, ma visto il periodo che stiamo attraversando ho dovuto optare per un progetto un po’ diverso e chiaramente in modalità online. Ecco com’è andata; in più, un mio amico nonché uno dei miei bassisti storici, David Medina, mi ha spronato a concretizzare quest’idea di cui gli avevo parlato, così mi sono deciso e ho iniziato.

Come ti definisci in questa nuova veste, insegnante?

Assolutamente no, lungi da me definirmi tale, al massimo testimone! Questi incontri online sono degli incontri di testimonianza; una testimonianza dei miei anni vissuti in musica. Spero vivamente infatti che la mia esperienza in questo ambito possa essere d’aiuto al mio interlocutore, che può variare dal ragazzo che vuole imparare come si scrive una canzone per esempio, alla persona che magari è curiosa di sapere quali sono i passi per produrre un artista, o ancora cos’è un ufficio stampa piuttosto che una promozione radiofonica, ecc… La mia vuole essere una sorta di infarinatura generale, non potrei mai entrare nell’aspetto tecnico di ognuno di questi ruoli, ma solo di alcuni, e conoscendo bene l’iter adottato per la produzione e promozione di un artista, piuttosto che di una canzone, penso di poter essere sicuramente d’aiuto a chi decide di avvicinarsi a questo mondo, ed è quello che avrei voluto accadesse a me quando da piccolo ero in cerca di un riferimento che mi spiegasse bene l’approccio adatto per svolgere al meglio il mestiere appunto del lavoratore dello spettacolo, per questo l’ho chiamato così.

Nell’ultimo anno hai lavorato anche come tour manager per Giordana Angi. Continuerai a farlo?

Al momento è stata solo una parentesi, ma non credo rimarrà tale. Mi piace fare molte cose, che fanno parte del settore musicale e dello spettacolo.

La copertina dell’ultimo album

Che città è Roma per un cantautore?

Roma è la città che mi sono scelto. Quando a 17 anni sono sceso dal treno che qui mi ha portato da Trapani per la prima volta, mi sono detto: Questa sarà la mia città. Per me Roma è la Città in assoluto. C’è stato un periodo nel quale probabilmente non essendo soddisfatto di quello che facevo, ho pensato che anche Roma cominciasse a starmi stretta, ma poi ho capito che il problema ero io e non la città. Roma è veramente bella, mi dispiace tanto che abbiano tolto il passaggio che univa i Fori Imperiali al Colosseo, lo percorrevo sempre la notte prima di rientrare a casa, ovunque io stessi.

C’è un consiglio che puoi dare a chi come te vorrebbe fare della passione per la musica un mestiere?

Sì, ed è il consiglio più banale di tutti: impegnarsi, studiare e diventare capaci.

Tu hai studiato canto quando sei arrivato a Roma. Non è un percorso che fanno tutti, ma è fondamentale a tuo parere?

Studiare canto è certamente importante, ma per fare il cantautore specificatamente – intendendo per cantautori soprattutto artisti famosi di un tempo come Vecchioni, Guccini, Fossati – oserei dire non proprio fondamentale. In quel caso la cosa più importante è il testo, il contenuto, oltre la composizione ovviamente, ma chiaramente più nozioni hai nella vita e più ti possono tornare utili. Se devi fare 3-4 giorni di concerti tutti attaccati, per esempio, è importantissimo saper usare bene la voce, altrimenti rischi di dover annullare delle date con tutte le conseguenze del caso. Se invece parliamo di alcuni stili specifici, come per esempio il soul per dirne uno, diventa fondamentale studiare canto, nella maggior parte dei casi non ci si può improvvisare, potrebbe anche diventare antiestetico vedere un cantante che per prendere certe note arriva quasi strozzato!

Il tuo cantante preferito?

Contemporaneo, Brunori Sas. Prima, sicuramente Fossati e Vecchioni!

E il cinema, ti piace?

Mi piace tantissimo.

Il tuo film preferito?

La grande bellezza. Andai a vederlo al cinema con una mia amica e in sala – erano gli ultimi giorni di programmazione – non c’era nessuno oltre a noi. Quindi pensammo che non si prospettava proprio bene. Alla fine del film, scorrevano i titoli di coda, la mia amica mi disse: “Hai capito perché non c’è nessuno? Perché è bruttissimo!”. E io le dissi “Vedrai! Questo film prenderà il Premio Oscar”. E così è stato. Per me è un film bellissimo invece. Tra l’altro mi ci rivedo un po’ in quella storia, anche se in modo totalmente diverso.

Come ti vedi nel prossimo futuro?

Un po’ più vecchio! (ride)

Speriamo soprattutto che ricomincerai al più presto a fare dei live.

Speriamo, quando finirà questo periodo mi auguro di farne tanti. Negli anni sono riuscito a fare della mia passione il mio mestiere, quindi mi reputo abbastanza soddisfatto. Comunque sono convinto che non tutti i mali vengano per nuocere, perciò questo periodo secondo me è molto importante se lo si sa sfruttare, in fondo tutto nasce da un evento dirompente, dal caos, che dà inizio al cambiamento. Ecco l’opportunità!

Contatti:

Jimmy Ingrassia Official Website

Per informazioni sul corso online inviare un’email a: jimmy231@gmail.com

Per ascoltare e acquistare la musica dell’artista:

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