Città intelligenti

In Giappone le città intelligenti migliorano vita e salute

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In tutto il mondo, le città intelligenti spesso si concentrano sulla tecnologia per aumentare l’efficienza, ma cosa si fa per lo sviluppo sociale?

Ne parla euronews.com: in Giappone, oggi si moltiplicano i progetti per creare un nuovo tipo di società intelligente incentrata sull’uomo. La chiamano Società 5.0. Aizuwakamatsu e Arao sono due città che hanno adottato le ultime tecnologie per migliorare il benessere delle persone. 

Aizuwakamatsu è una storica città samurai nella prefettura di Fukushima. Ospita oltre 118.000 residenti e ora è diventato un banco di prova per lo sviluppo sociale guidato dalla tecnologia.

Nel polo dell’innovazione della città, una serie di partner sta sviluppando una “piattaforma Smart City”. È un modello che sperano di ampliare per essere utilizzato nel resto del Giappone e poi, chissà, nel resto del mondo. In pratica, la piattaforma raccoglie i dati dagli oggetti connessi. Utilizza informazioni come i pagamenti tramite telefono cellulare e il consumo interno di elettricità e le condivide con le amministrazioni, l’industria e il mondo accademico.

Queste informazioni servono come base per creare tutti i tipi di servizi di città intelligenti, come tagliare le bollette, consentire a genitori e nonni di monitorare i progressi scolastici dei bambini e ottenere aggiornamenti in tempo reale sul movimento di alcuni veicoli pubblici.

Come funziona la tecnologia 5.0

Nakamura Shojiro lavora per Accenture Innovation Center Fukushima, ha spiegato che “i cittadini forniscono i loro dati alla regione attraverso un sistema chiamato “Opt-in”. Ad esempio, come parte di un progetto sanitario, i tuoi dati personali vitali o i dati ospedalieri che ti riguardano potrebbero essere inviati alla regione per essere monitorati”. Una volta che questi dati vengono analizzati, in cambio vengono forniti consigli per aiutare gli utenti a rimanere in buona salute.

Nakamura Shojiro

“Opting-in” significa che i cittadini devono acconsentire a fornire i propri dati. Diventerà un nuovo modo usuale di dire? Il futuro è già oggi e, soprattutto, cambia in modo velocissimo. Le ere tecnologiche nel ‘900 cambiavano ogni 20 anni. Nei primi anni del 2000 cambiavano ogni 5, oggi ogni 2. Se pensiamo cosa è successo nel 2020 e quanto è cambiato solamente in un anno, è facile comprendere questa velocità.

Sul portale web creato per la città, i cittadini possono condividere la quantità di informazioni che desiderano. Più condividono, più i servizi diventano personalizzati (e questo sistema ci è familiare, visto il funzionamento dei motori di ricerca e dei social media). Più persone acconsentono a farlo, maggiore sarà l’impatto sulla comunità.

Un residente di Aizuwakamatsu, Inomata Tomiei, 62 anni, ha accettato di condividere le informazioni dal suo smartwatch come parte di un progetto sanitario pilota. Era felice di condividere queste informazioni poiché, ha affermato, i suoi dati medici potrebbero essere utili ad altre persone della sua generazione. I dati potrebbero essere utilizzati per la ricerca scientifica, ma può anche usarli a livello personale per apportare modifiche al suo stile di vita.

Takahashi Miki, responsabile delle comunicazioni presso Arise Analytics Inc. ha detto che secondo i loro studi, “l’89% delle persone che hanno utilizzato questo servizio ha risposto di aver cambiato comportamento nei confronti della propria salute”.

Arao, sull’isola di Kyushu

Arao ha una popolazione di 52 000 abitanti. Si distende su una fossa che faceva parte della miniera di carbone Miike, la più grande del Giappone, e oggi è un patrimonio mondiale dell’UNESCO. Tuttavia, dopo la chiusura della fossa alla fine degli anni ’90, la città ha visto la sua popolazione diminuire rapidamente. Migliaia di residenti se ne sono andati negli ultimi anni e l’esodo sta accelerando. Per rivitalizzare Arao, la città sta passando al digitale.

Arao, Giappone
Masterplan della nuova smart city Arao, Giappone

Un approccio che varrebbe la pena utilizzare anche in Italia probabilmente, dove i piccoli centri potrebbero essere ripopolati se ben cablati e riportati al centro di un modello virtuoso che può finalmente integrare turismo e tecnologia. Proprio oggi mi sono imbattuto in un post su LinkedIn di Simone Terreni, protagonista di alcuni articoli qui su I’M dedicati allo smartworking: “Combatto ogni giorno per un nuovo Rinascimento, un RINASCIMENTO DIGITALE e da un piccolo paesino in provincia di Firenze provo a fare la mia parte. Con la mia Azienda cerco di far diventare la Periferia CENTRO. Con la Tecnologia oggi si può fare.”

Piccoli centri tecnologicamente avanzati: verde, energia e senso di comunità

Torniamo a bomba. L’ippodromo di Arao è stato chiuso nel 2012. Ma presto lascerà il posto a una città intelligente che offre nuove opportunità per la città e i suoi abitanti. I suoi 35 ettari saranno dedicati al benessere e come tale la città spera di attirare almeno mille abitanti in più.

Iniziative Smart City

Uno dei nuovi progetti della città è un’applicazione di condivisione di taxi basata su AI (intelligenza artificiale). Calcolando la distanza ottimale tra le partenze degli utenti e le destinazioni, è possibile ridurre i costi.

Arao, Giappone
AI taxi di Arao, Giappone

È in fase di sperimentazione anche uno “specchio del benessere”. Praticamente è un pannello che è in grado di identificare il battito cardiaco e restituire un resoconto dello stato di salute base come età, sesso, sorriso e umore, livello di salubrità e perfino quello di “gentilezza”. Lo specchio può quindi formulare raccomandazioni su misura, come suggerire di praticare sport o dedicarsi a più momenti di relax. 

Tagawa Hideki, capo divisione presso l’Ufficio della città di Arao, ha dichiarato che l’obiettivo delle iniziative di questo tipo è quello di “costruire una società in cui la qualità della vita è uno o due gradini superiore a quella attuale”.

Con questo nuovo modello di sviluppo sociale, il Giappone vuole adeguarsi alla visione di comunità sostenibile auspicato dalle Nazioni Unite, diventandone punto di riferimento globale. Buon lavoro.

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