vitivinicoltura sostenibile

VIVA: la sostenibilità della vitivinicoltura

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di Nicoletta Mesina –

La nostra sfida più grande in questo nuovo secolo è di adottare un’idea che sembra astratta – sviluppo sostenibile.
(Kofi Annan)

Viviamo in un’epoca in cui siamo coscienti della centralità e dell’importanza della sostenibilità e del ruolo che esso gioca nelle nostre vite e siamo ben consapevoli dell’impatto che il nostro modo di vivere ha sull’ambiente circostante.

La sfida della sostenibilità

Già nel 1972 durante la “Conferenza della Nazioni Unite sull’ambiente umano” tenuta a Stoccolma si affrontava il problema degli effetti devastanti derivati dal mancato criterio da parte dell’uomo nello sfruttare le risorse naturali, così come il crescente inquinamento e il riscaldamento globale.

Da qui l’esigenza di porre dei paletti, di istituire delle linee guida affinché comuni cittadini e imprese prendessero coscienza dei cambiamenti globali in atto e del trasformare un’idea astratta in qualcosa di più concreto, efficiente ed efficace.

Lo sviluppo sostenibile, la salvaguardia delle generazioni future, la continuità di tutto il genere umano sono obiettivi imprescindibili su cui è necessario battere.

Si parla tanto di green economy, efficienza energetica, green building, agricoltura sostenibile.

Ma cosa s’intende per viticoltura sostenibile?

La vitivinicoltura sostenibile

Vuol dire fare una scelta etica nel totale rispetto del proprio territorio, nella preservazione delle proprie tradizioni, nel portare avanti una cultura che persista negli anni a venire.

In Italia, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha istituito una particolare certificazione, la cosiddetta VIVA “La sostenibilità della vitivinicoltura”, un valido strumento per tutte quelle imprese vitivinicole che vogliono intraprendere questo percorso.

Per ottenere la certificazione è indispensabile tenere conto di quattro indicatori sostenibili:

  • Aria
  • Acqua
  • Territorio
  • Vigneto

Vediamo come il concetto di sostenibilità assuma dei contorni più definiti, inglobando i fattori ambientale, economico, sociale e culturale. Queste le principali domande da porsi:

  • In che modo la produzione può impattare sul cambiamento climatico del territorio?
  • Qual è il volume di acqua dolce impiegata nel processo produttivo?
  • In che modo l’attività aziendale può impattare sul paesaggio?
  • Come garantire la biodiversità e la tutela del suolo?

Rispondere a queste domande permette ai produttori di analizzare, valutare e adottare strategie innovative per ridurre gli impatti generati dall’attività aziendale.

Per coloro che decidono di certificarsi VIVA è riservata un’etichetta apposita, dotata di QR code, attraverso cui il consumatore può consultare i risultati e i miglioramenti adottati dai produttori ed essere sempre informati sui progressi effettuati.

Si tratta di uno scambio, di un gesto di fiducia, di un rendere consapevoli chi produce e chi consuma, una formazione continua da entrambe le parti.

Nicoletta Mesina - Sarda, impiegata nel settore ristorativo di giorno, collaboratrice freelance per alcune testate locali e scrittrice nel tempo libero.
Ama la scrittura in tutte le sue forme ed è per questo che la comunicazione assume per lei un ruolo decisivo.
Il suo motto? "Cucire un abito su misura per ciascuno e valorizzarlo al meglio".

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