Pensare in termini di cambiamento

///
6 mins read

Mentre le persone desiderano raggiungere i propri obiettivi e magari iniziano anche a impegnarsi nel farlo, spesso finiscono per ripensare il tutto e trovare ogni sorta di giustificazione per abbandonare la missione. Succede quando le cose diventano più difficili, fastidiose, dolorose. Quando, cioè, sono chiamate a mettersi di fronte ai loro limiti e a fare una scelta. Questo perché…

…il cambiamento esterno richiede un cambiamento interno

Leggi la frase precedente parola per parola. Fatto? Bene, ora fallo di nuovo! Perché? Perché questa è una dichiarazione importante! La più importante da tenere a mente nei periodi di crisi, di difficoltà, di smarrimento. E questo è un periodo decisamente critico.

Invischiati nel problema

Se lavori in un ufficio abbastanza grande, o nel piano di un’azienda condiviso da vari colleghi, ti sarai imbattuto o imbattuta spesso in situazioni conflittuali, in cui le riflessioni di ognuno si soffermano sugli aspetti negativi degli altri. Se parlassi con loro uno alla volta sapresti come ogni persona ha le sue ragioni e le sue giustificazioni e, anche se vorrebbe vivere in ambienti positivi e costruttivi, passa più tempo a incolpare gli altri per essere la causa di ogni conflittualità, che a creare le basi per costruire le situazioni che desidera.

Per risolvere una situazione conflittuale, partiamo dall’analisi delle cose che non vanno, piuttosto che provare a fare cose diverse. Perché lo facciamo? Ecco due regole universali che, per quanto creino interferenze distruttive, vengono generalmente applicate, in alcuni casi con estrema dovizia:

-È più facile e appagante concentrarsi sugli aspetti negativi di una situazione.

-Per ogni situazione conflittuale, è più facile e confortante che il colpevole sia sempre qualcun altro.

In entrambi i casi i teoremi sono improduttivi, ovvero non portano a cambiamenti costruttivi. E vedremo perché e come convertirli in modo appropriato e più efficace per le sorti della nostra vita.

Una questione di conflitto

Pensa a un conflitto che stai vivendo o hai recentemente vissuto. Hai probabilmente pensato quanto il comportamento dell’altro o degli altri ti abbia portato complicazioni varie e quanto sia tutto così sbagliato, ecc. Visto che la regola è universale, anche queste altre persone pensano sicuramente la stessa cosa di altri, o di te, e così all’infinito. Se si dovesse prendere per buona la posizione di tutti, si scoprirebbe che il colpevole non esiste, in effetti. Se fossimo furbi assumeremmo qualcuno per fare da capro espiatorio. Averlo a disposizione sarebbe assai utile: alla fine di un giro di dita puntate si finirebbe sempre a puntare l’ultimo dito sul capro di turno, e cesserebbe lì ogni problema. Ognuno potrebbe tornare sereno a ciò che stava facendo lasciando il vero e assoluto responsabile al suo destino. Tutti salvi!

E invece il colpevolissimo che tutti vorremmo avere non esiste. Il conflitto non è determinato da qualcuno. Il conflitto è determinato tra qualcuno. È qualcosa che sta al centro di una comunicazione ma che nessuno può direttamente cambiare, proprio perché non dipende da lui, ma da noi.

La legge della reciprocità

Secondo la Legge della Reciprocità, attiri solo ciò a cui pensi con costanza. Nel caso precedente, i pensieri di quel collega che sono “sempre” in qualche modo negativi. Pertanto, questa legge assicurerà che le interazioni basate sulla negatività si alimentino tra loro, generando risultati ulteriormente negativi. In altre parole, se la tua intenzione è impostata al negativo, i tuoi pensieri lo saranno altrettanto, le azioni seguiranno e ingaggeranno gli altri nel tuo vortice. Quando poi tutti fanno la stessa cosa il vortice diventa un vero e proprio buco nero dal quale sarà sempre più difficile uscire.

Uscire dallo schema

Per produrre risultati positivi è necessario avere intenzioni costruttive, a cui far corrispondere pensieri altrettanto costruttivi. Per farlo è necessario che i tuoi pensieri si spostino dal livello attuale a uno alternativo e più efficace. Non puoi aspettarti che gli altri coinvolti nella comunicazione si comportino allo stesso modo, ma puoi costruire intorno a te un ambiente produttivo e risolutivo, distinguendoti tra l’altro per essere un elemento di valore della squadra. Puoi costruire così rapporti in cui i vari elementi del tuo gruppo si prendano veramente cura l’uno dell’altro. La condizione è che le intenzioni di tutti quelli coinvolti alla fine del giro siano costruttive e, anche se potrebbe non accadere immediatamente, il tuo atteggiamento può innescare una corrente positiva capace di fare la differenza.

E’ vero, i casi della vita solitamente sono ricchi di complessità e sfaccettature. Ma in ogni caso, l’unica cosa in nostro potere è iniziare da un’ottima intenzione a cui far seguire uno spostamento del pensiero a un differente livello.


Leggi questa e altre skills sul libro Stramente:

Stramente e i 4 livelli mentali

Business photo created by teksomolika – www.freepik.com

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

Articolo Precedente

Dal vivere smart al "destination office", passando per l'approccio "community based": come cambia il modo di intendere il lavoro

arancio
Articolo Successivo

Paulo Fonseca: un allenatore "combattuto". Intanto, la sua Roma batte l'Ajax

Ultime News

7 giorni con Virginia Raggi

di Virginia Rifilato e Gabriel Rifilato – Un’intervista esclusiva di Roman Walks in collaborazione con InsideMagazine. La versione integrale

“La Vignetta”