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Strategia Draghi: un piano per un’Italia più europea

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Il nuovo presidente del Consiglio sta sfruttando le sue relazioni europee e la sua solida reputazione per fare dell’Italia una forza nel continente, qualcosa che non accade oramai da decenni.

Jason Horowitz

Questo almeno secondo Jason Horowi che pubblica un pezzo sul New York Times proprio per parlare del nostro Mario Draghi.

La voce sembra aver scavalcato l’oceano, ed è quella per cui Draghi e la sua autorevolezza stiano portando l’Italia in lidi migliori rispetto ai consueti, almeno per quanto riguarda la sua posizione in Europa.

“Erano i tempi in cui l’Unione Europea inciampava nel lancio di un vaccino segnato da carenze e pasticci logistici – fine marzo – quando Mario Draghi ha preso in mano la situazione”, scrive Jason. In effetti, in quel frangente, il nostro nuovo primo ministro italiano sequestrava una spedizione di vaccini destinati all’Australia, dimostrando la sua nuova leadership nel blocco europeo.

Fatto sta che, nel giro di poche settimane, in parte per la sua pressante opera di ingegnerizzazione dietro le quinte, Draghi sta convincendo l’Unione Europea che ha poi autorizzato misure ancora più ampie e dure per frenare le esportazioni di vaccini Covid-19 dando la priorità all’Europa. L’esperimento australiano, come lo chiamano i funzionari di Bruxelles e in Italia, è stato un punto di svolta, sia per l’Europa che per l’Italia.

Un fatto che, con sguardo dagli USA almeno, sembra aver anche dimostrato che Draghi, noto soprattutto per essere l’ex presidente della Banca Centrale Europea e salvatore dell’euro, era pronto a guidare l’Europa dal “basso”, dove l’Italia si trova d’altronde da anni, in ritardo sui suoi partner europei per dinamismo economico e riforme, oramai più che necessarie, vitali.

Draghi superstar

Secondo il giornalista del NYT, nel suo breve periodo in carica Draghi ha rapidamente sfruttato le sue relazioni europee, la sua abilità nel navigare nelle istituzioni dell’UE e la sua reputazione quasi messianica per fare dell’Italia un nuovo protagonista nelle trame del continente. Con la sua amica cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron di fronte a dure elezioni il prossimo anno e il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la quale lotta ancora per dimostrare competenza e autorità (soprattutto in Turchia), Draghi è pronto a colmare un vuoto di leadership in Europa.

Sempre più spesso Mario Draghi sembra parlare a nome di tutta l’Europa.

Draghi ha tratto la sua influenza dalla sua reputazione internazionale e, dato il potenziale vuoto di leadership in Europa, potrebbe proprio lui ricoprire quel vuoto.

Diplomazia made in Draghi

La sua prima tappa estera in Libia, lo ha visto ripristinare l’influenza italiana in declino nella travagliata ex colonia che è ancora fondamentale per il fabbisogno energetico dell’Italia e per gli sforzi nell’arginare la migrazione illegale dall’Africa. Inoltre, come dicevamo, non ha evitato di litigare con il leader autocratico della Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan prendendo strategicamente le difese della partner europea Ursula.

Draghi ha detto in questa occasione: “Con questi dittatori – chiamiamoli col loro nome – bisogna essere franchi” sapendo certamente bene cosa avrebbe potuto sollevare in termini di polemiche. Come ricordiamo spesso qui su I’M, “che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli”. Nota massima nel marketing, serve anche in politica quando si vuole alimentare la propria fama.

Nel suo debutto in un incontro europeo come primo ministro italiano, era febbraio, Draghi ha chiarito che non era lì per fare il tifo, dimostrando un certo fairplay. Ora cosa aspettarsi dal Draghi diplomatico?

Coloro che lo circondano dicono che Draghi è profondamente consapevole che la sua priorità deve essere risolvere la risposta dell’Europa alla pandemia. Uscirne bene da questa profonda crisi farebbe una grande differenza sul lascito che il nostro Mario nazionale potrà lasciare all’Italia in termini di influenza nell’Europa che conta.

Recentemente la signora von der Leyen ha presentato una diapositiva ottimistica sull’introduzione del vaccino in Europa. Ma il nuovo membro del club ha detto senza mezzi termini alla presidente della Commissione che trovava le sue previsioni sul vaccino “poco rassicuranti” e che non sapeva se ci si potesse fidare dei numeri promessi da AstraZeneca. Questo secondo un funzionario presente all’incontro. Così ha chiesto a Bruxelles di diventare più duro e di andare più veloce.

La signora Merkel si è unita a lui nel controllare i numeri della signora von der Leyen, cosa che ha messo in secondo piano il presidente della Commissione ed ex ministro della Difesa tedesco.

Draghi ha ottenuto così che il signor Macron, che aveva sostenuto la nomina della signora von der Leyen, abbia subito formato un’alleanza strategica con il presidente Draghi. A quel tempo, la signora von der Leyen era oggetto di critiche feroci in Germania per la debolezza percepita sulla questione dei vaccini.

Il signor Draghi, con il suo discorso diretto durante la riunione di febbraio, ha serrato le fila. Così ha fatto il signor Macron, che si è stretto al primo – i due sono soprannominati “Dracon” dai tedeschi – proprio perché affiancati per un’Europa più “muscolosa”. Dietro le quinte Draghi ha completato la sua strategia diplomatica, chiamando privatamente i leader europei e gli amministratori delegati delle case farmaceutiche sui loro telefoni cellulari, per terminare con la signora von der Leyen, per assicurarsi che non si sentisse isolata. Ed ecco la nuova intesa tra i due, che ha condotto Mario Draghi sulla via dello scontro diplomatico, ben pensato e reclamizzato, con Erdogan. Strategia pura.

Primo battitore

Di tutti i giocatori in Europa, Draghi sta uscendo come il primo battitore. E in quel degli USA, dove sport nazionale è proprio il baseball, vedere battitori di tal risma fa smuovere le prime pagine dei quotidiani più illustri. Come non succedeva con Giuseppe Conte che, per quanto percepito positivamente, non si portava dietro un pedigree di questo peso. Così, l’articolo di Jason Horowi sul Times va avanti con un’analisi stretta sulla “mossa”.

“La mossa del “sequestro dei vaccini” in partenza per l’Australia è stata apprezzata a Bruxelles” scrive Horowi, un nodo che “secondo i funzionari della Commissione ha tolto l’onere alla signora von der Leyen e le ha dato copertura politica, permettendole allo stesso tempo di apparire dalla parte degli autorevoli firmandola. L’episodio è diventato, così, un chiaro esempio di come Draghi costruisce rapporti con il potenziale di produrre grandi guadagni non solo per se stesso e per l’Italia, ma per tutta l’Europa.”

Ora la battaglia si gioca tutta sul campo della ripartenza. L’arrivo dell’estate darà una certa tregua e, assieme alla nuova spinta sulla campagna delle vaccinazioni, potrà dare più credibilità all’azione del Presidente del Consiglio. Il prossimo mese sarà cruciale e, non per nulla, la prima mossa è stata quella di alleggerire la pressione aprendo dal 26 aprile le porte di cinema, scuole e ristoranti all’aperto. Guadagnare popolarità a colpi di leadership è il gioco preferito del nostro battitore.

Ma la partita è appena iniziata.

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