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Business: le persone al centro di un’epoca in veloce cambiamento

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Lo studio del business come disciplina indipendente ha origini relativamente recenti. I termini manager o management sono comparsi in ambito anglosassone solo nel tardo sedicesimo secolo.

Un business evoluto

L’evoluzione del business va di pari passo con l’evoluzione dell’Industria verso la metà del XIX secolo, grazie soprattutto allo sviluppo delle ferrovie, a cui fece seguito la rivoluzione industriale. Una rapida crescita che consentiva alle aziende di allargarsi oltre la cerchia ristretta di familiari o amici. Era l’inizio di una nuova generazione di manager che puntava sulla produzione secondo i principi dell’organizzazione scientifica del lavoro raccogliendo ispirazione da teorici come Harry Fayol e Frederick Taylor

File:1908 Ford Model T.jpg - Wikipedia

All’inizio del XX secolo poi, con l’avvento delle linee di produzione, nel mondo imprenditoriale si diffusero la standardizzazione e la produzione di massa.  Emblematico è il caso della Ford Model T,  considerata una pietra miliare nell’industrializzazione. 

Valori VS Costi

Più recentemente nel mondo dell’industria ha iniziato a farsi spazio un nuovo pensiero legato alla comprensione del valore dei rapporti umani.  Sebbene l’efficienza sia rimasta generalmente la priorità per le aziende, sì è cominciato a comprendere come fosse l’uomo a dover tornare al centro.

Adriano Olivetti: una storia italiana – L'Incontro

Era il periodo di Olivetti e del suo modello di welfare aziendale che esigeva un’azienda a misura d’uomo, che si prendesse cura delle sue esigenze allargandole a quelle familiari e sociali, per poter funzionare in modo “ecologico”. Ovvero, in equilibrio con l’intero sistema.

Secondo questo approccio rivoluzionario, un prodotto non è mai fine a se stesso, ma è l’anello di una catena che lo collega al suo produttore come al suo consumatore e che pensa in anticipo al suo smaltimento e al suo riutilizzo in forma nuova.

“Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica” (Adriano Olivetti)

Negli anni ’60 si fece largo il concetto di Total Quality. Caratteristica prima della qualità totale diventò affidare ai dipendenti le decisioni su processi e prodotti da gestire internamente ai cosiddetti Circoli di Qualità.  Modalità di riunione di livello  propositivo di origine giapponese, che affiorò di pari passo alla pratica del brainstorming:. Alcune menti, cioè, si mettono insieme per trovare soluzioni, rilanciare proposte e, grazie al pensiero creativo, scoprire le migliori soluzioni.

Man working in printing house with paper and paints Free Photo

Le persone al centro

Oggi più che mai questa evoluzione  verso un business “umano” si rivela fondamentale. Si parla allora di “nuovo paradigma HR: Human Resouces” Comprendiamo sempre di più, e recentemente più che mai, dopo la crisi mondiale legata alla pandemia da Covid-19, come l’uomo debba essere il centro del motore economico. Non tanto l’economia come formula autocomprensiva basata sull’accumulo. E’ stato proprio questo avviso a portare l’imprenditrice britannica Anita Roddick a dichiarare come “il business non sia una scienza finanziaria, ma che riguardi piuttosto il commercio inteso come scambio”. Qualcosa di umano dunque: da me a te. Tra noi.

Oggi sempre più aziende si pongono l’obiettivo di mettere le persone al centro

L’economia umana, quella dei valori, quella che punta al concetto di reddito come forma di sostegno e di incentivo da accostare a quello di retribuzione per un lavoro svolto. Con l’avvento del digitle, infatti, e della robotizzazione, l’uomo perde sempre più il suo ruolo di manodopera e ne conquista uno come elemento a capo a alla fine della catena produttiva. Decide quindi cosa deve produrre e come, e consuma ciò che produce. Questo ruolo di produttore e fruitore lo rende, o dovrebbe farlo, sempre più consapevole dell’importanza della qualità di cosa produce e di come lo fa.

March 13 1967 Newsweek Magazine- Henry R Luce Cover: Osborn Elliott:  Amazon.com: Books

Henry R. Luce, editore statunitense, ha scritto “Gli affari più di qualsiasi altra occupazione sono un costante dialogo con il futuro”.

Dobbiamo oggi immaginare e predire cosa succederà domani. Molti economisti stanno convenendo sull’importanza di istituire forme di reddito universale, ideando modelli di redistribuzione dal produttore al fruitore, per evitare l’impoverimento delle classi medie e il moltiplicarsi dei flussi di denaro sempre di più verso le grandi multinazionali e i marchi globali.

Dopo il lockdown

Da una parte le persone hanno riscoperto il valore del loro tempo, della qualità della vita, costretti come sono state a trascorrere moltissimo tempo chiuse in casa. Hanno vissuto le possibilità dello smartworking e hanno rivisto e riconsiderato l’ufficio che, nel tipico vecchio approccio, ormai assumeva più il ruolo di una prigione dove la creatività, la libertà di espressione e collaborazione, raramente venivano incoraggiate. Certamente le cose non sono cambiate ovunque e massicciamente, ma il processo è in atto e sembra essere inesorabile. Ed ecco l’intuizione dei grandi imprenditori di oggi dove sta: nell’avere compreso che il business è innanzitutto cosa umana, è curiosità, passione, interesse personale, attenzione alla collettività, e se non c’è la persona al centro del business, oggi più che mai, si è certi di scivolare in processi di impoverimento aziendale. obsoleti che hanno, purtroppo, i giorni contati.

Modern office space interior. Free Photo
Senza le persone l’ufficio è solo una stanza vuota

In questi anni e poi in questi mesi, il concetto di Lean Thinking ha preso sempre più piede all’interno della cultura aziendale. Il “pensare in modo snello” si sta affermando come soluzione efficace per risollevare le PMI dalla crisi economica del nostro tempo. Il concetto di base è sempre lo stesso: analisi della struttura e dei processi produttivi, eliminazione degli sprechi e di tutto ciò che non crea valore aggiunto all’azienda, riorganizzazione delle attività e impostazione finale per un miglioramento continuo dei processi.

I prossimi mesi, e poi gli anni a venire, saranno decisivi, per cominciare in piccolo, a pensare in grande.

Dove per grande si intende un abbraccio  che possa contenere l’umanità e l’esigenza di un futuro in cui possa avviare e sviluppare nuovi tipi di business, ripensati come anelli, e non come isole terminali.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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