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Caos post-pandemia. Statistiche e tendenze nei settori in crisi

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“Il COVID-19 ha portato una mazzata all’economia globale. Il 2020 ha visto perdite senza precedenti in settori come i viaggi e la vendita al dettaglio e una crescita massiccia in dozzine di settori online.” E’ quanto racconta websiteplanet.com in un articolo particolareggiato su numeri e statistiche legati alla pandemia e al mondo del lavoro a livello globale.

Le prime domande

Il particolare momento storico, tra crisi e opportunità, che stiamo vivendo, ci mette di fronte ad alcune domande:

  • quali sono le implicazioni a lungo termine della pandemia sulle imprese e sul lavoro? 
  • Quali cambiamenti nelle industrie e nelle modalità di lavoro sono stati un risultato diretto della pandemia e quali sono state le tendenze che il coronavirus ha semplicemente accelerato? 
  • Quali novità sono arrivate per restare? 
  • E, cosa forse più importante, come possiamo trarne vantaggio?

Per rispondere dobbiamo andare per gradi, seguendo un percorso attraverso gli scenari principali tra i vari suggeriti da websiteplanet e cercando ulteriori conferme dal web. Una parima parte di questa analisi ci vedrà concentrati sugli aspetti di crisi. Con questo focus in mente, iniziamo a valutare le statistiche che riassumono a che punto siamo con il mondo del business che sta raccogliendo i cocci di un periodo infausto, ma dove ci sono sicuramente anche investimenti possibili, e dove certamente il futuro del lavoro potrà puntare ancora. E dove no.

Boom del settore farmaceutico

Partiamo da un dato certamente prevedibile: le conseguenze in termini economici di un vaccino di massa. Quelle aziende che hanno visto la corsa al vaccino, stanno sicuramente brindando ad una impennata di capitali. Per Pfizer, ad esempio, è prevista una crescita nei prossimi mesi del 20%.

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Le aziende che sviluppano vaccini e li vendono a scopo di lucro stanno quindi per guadagnare somme da far venire l’acquolina in bocca, ma – in realtà – anche l’intero settore ne ha beneficiato.

Le aziende farmaceutiche sono state coinvolte in ogni modo possibile, dallo sviluppo, produzione e distribuzione di vaccini, a nuovi prodotti per l’igiene o attrezzature mediche. Le vendite nell’industria farmaceutica hanno raggiunto il massimo storico nel 2020, a 1.070 trilioni di dollari.

Alcune aziende hanno promesso di vendere il loro vaccino a un prezzo che copre solo i costi, come Johnson & Johnson. È probabile che anche queste aziende ottengano un guadagno netto, con tutte le opportunità future che il marchio positivo genererà.

È passato quasi un anno da quando lo scoppio della pandemia da Covid-19 in Europa aveva provocato rallentamenti e interruzioni lungo le supply chains dei settori farmaceutico e medicale: reagenti per testare tamponi, dispositivi di protezione individuale e ventilatori polmonari erano diventati improvvisamente beni di estrema necessità, la cui domanda non era sostenuta da un’offerta (realizzata attraverso produzione interna o importazioni) sufficiente. Questo è quanto spiega ispionline.it. Secondo il rapporto Prometeia-Intesa SanPaolo pubblicato mesi fa, in Italia le stime per il settore del pharma nel 2020 prevedevano un aumento di fatturato del 3,9% rispetto all’anno precedente, a causa dell’ottimo posizionamento delle aziende italiane (molte di eccellenza) nelle supply chains globali, circostanza che ha permesso di sfruttare l’eccezionale incremento della domanda internazionale.

In Italia è prevista una crescita costante fino al 2024, con protagoniste aziende come Recordati e Diasorin (+20%), PharmaNutra (+37%), Fine Food Farmaceuticals (+44%) a fronte però di un apparente stallo nelle nuove assunzioni. Il giro d’affari cresce, ma a quanto pare non l’occupazione.. Si prevede un calo, infatti, dello 0.7%.

Economie e industrie + colpite

Gli effetti della pandemia di coronavirus sono eterogenei. Mentre alcune aziende hanno avuto anni record, molte sono state decimate. Ecco alcune delle industrie e delle economie che hanno avuto l’anno più difficile nel 2020 e che faranno fatica a riprendersi.

1. La vendita al dettaglio

La popolarità dei negozi fisici è in calo da anni e molti erano già pessimisti sul loro futuro prima della pandemia. Il COVID-19 ha aumentato tale pessimismo in modo esponenziale e centinaia di migliaia di negozi fisici in tutto il mondo hanno sofferto a causa del blocco dei paesi. In ogni città abbiamo visto abbassarsi saracinesche per l’ultima volta. In molti casi stanno riaprendo in questi giorni nuovi negozi, con nuovi progetti, che spesso strizzano l’occhio al nuovo modello di economia digitale. Un settore che promette di riprendersi, grazie anche al sostegno delle persone, della comunità che vuole continuare a comprare dal negozio sotto casa.

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Il futuro quindi mostra un cambiamento di approccio nella vendita al dettaglio: negozi dove si può accedere a magazzini in cloud, dove si possono fare scelte migliori e avere servizi migliori.

2. Le compagnie aeree continuano a non decollare

Un altro settore che ha perso molto terreno a causa della pandemia sono state le compagnie aeree, che hanno perso un totale di 35 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti.

Se si trattasse semplicemente di un caso di pandemia che impedisce i viaggi, le cose potrebbero sembrare un po’ più promettenti per le compagnie aeree. Ma con così tante persone che si rendono conto dei vantaggi delle chiamate Zoom, economiche e veloci, che possono andare oggi a sostituirsi a viaggi di lavoro dispendiosi (anche in termini di tempo), le compagnie aeree hanno probabilmente perso una parte della loro attività più redditizia per sempre ed è improbabile che torni a raggiungere le vette di cui godeva prima della pandemia.

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Nonostante questo, abbiamo raccontato sulle pagine di InsideMagazine in un articolo intitolato “Come avviare una compagnia aerea durante una pandemia“, delle nuove compagnie aeree che stanno nascendo, proponendo modelli rivisitati e ispirando le nuove generazioni di viaggiatori con tariffe abbordabili e mete esotiche.

3. Hotel e ospitalità

Nessuno può negare che il settore dell’ospitalità sia uno di quelli che ha sofferto di più gli effetti della pandemia. Solo nel Regno Unito hanno chiuso 3 strutture su 4 negli ultimi mesi, causando il taglio di 1,3 milioni di posti di lavoro.

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La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto senza precedenti sull’industria alberghiera. Ha stabilito nuovi standard nel settore e ha portato a cambiamenti più rapidi che mai. Oltre agli ovvi effetti negativi, tuttavia, si sono presentate nuove opportunità e tendenze legate al mondo digitale, al turismo verde e sostenibile e alla pulizia, tornata al centro dell’attenzione.

Quindi, sebbene questo sia senza dubbio uno dei settori più colpiti in molti paesi, è anche il più promettente in termini di ripresa visto che nel prossimo futuro le persone si vorranno muovere per celebrare la loro libertà e vedere i loro amici. Potrebbe essere il momento perfetto per investire nel settore poiché, dalle forniture per feste agli intrattenitori, è probabile che la domanda salirà rapidamente, già alla fine del 2021.

4. Danni permanenti ai ristoranti

Circa il 25% dei ristoranti negli Stati Uniti non riaprirà mai dopo la pandemia. Statistiche non dissimili da quelle di molti paesi europei, compresa l’Italia.

I blocchi per il COVID-19 e le misure di allontanamento sociale hanno significato una rapida fine delle abitudini culinarie come le conoscevamo e solo ora ricominciamo a sederci a tavola nei ristoranti, rigorosamente all’aperto e guardandoci comunque intorno con fare sospettoso. La capacità di accoglienza dei ristoranti si è notevolmente ridotta, costringendo a chiusure forzate a fronte della mancanza di un adeguato sostegno del governo. Tutto questo ha avuto ovviamente un impatto enorme sui ristoranti.

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Tra febbraio e settembre 2020, i posti di lavoro nei servizi di ristorazione sono diminuiti di 243.000 unità in Italia. Nonostante le prospettive attuali, i ristoranti sono alla ricerca di nuovi modi per prosperare online appoggiandosi a servizi di consegna come UberEats, JustEat, Glovo, Deliveroo. Il futuro aprirà sempre più le porta al concetto di “servizio a domicilio” e possiamo aspettarci grandi investimenti in questo settore.

5. Le arti e l’intrattenimento hanno subito un colpo enorme

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I divieti diffusi degli scorsi mesi, lo sappiamo, hanno portato a una massiccia riduzione delle sponsorizzazioni e delle entrate da vendite dei biglietti per i luoghi di intrattenimento dal vivo, come stadi sportivi, teatri, cinema, casinò, parchi di divertimento e musica dal vivo. Tutti gravemente colpiti.

Nel Regno Unito (dove il settore rappresenta un’enorme porzione del PIL), l’arte e l’intrattenimento è stata la seconda industria più colpita, con una diminuzione del 44,5%.. In Italia il coronavirus al settore nel 2020 è costato 1,8 miliardi,  con gli ingressi calati dell’82,88% e la spesa al botteghino che ha registrato un -89,13%.

6. La domanda di combustibili fossili

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La domanda globale di energia è diminuita sotto la vasta contrazione economica indotta dai blocchi, guidata da un calo della domanda di combustibili fossili. Di conseguenza, il settore minerario, estrattivo e dei servizi pubblici (che include trivellazione petrolifera, trivellazione del gas e estrazione del carbone) ha subito danni significativi durante la pandemia di COVID-19.

Molte persone hanno lavorato in remoto durante i blocchi, rimanendo a casa piuttosto che recarsi in un ufficio, mentre altre attività chiuse limitano i motivi per i viaggi, le attività pubbliche e il consumo energetico della sede. Tutti questi fattori combinati riducono ovviamente la domanda totale di combustibili fossili. E forse non è un vero e proprio male se questa transizione ci porterà a livello globale a maturare nuove asset economici e nuovi modelli energetici sostenibili.

7. Terreni in costruzione

Il settore delle costruzioni è sempre stato fiorente, ma ora fatica e non poco. Costruire in molti paesi è stata una scommessa persa quando il mondo è entrato in isolamento, in particolare durante il secondo trimestre del 2020. I lavori di costruzione non sono stati inizialmente considerati lavori essenziali e diverse imprese di costruzione non sono state in grado di attuare misure di sicurezza adeguate per limitare la trasmissione del coronavirus.

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I progetti sono stati ritardati o annullati del tutto, con la stragrande maggioranza delle imprese edili intervistate che ha registrato una riduzione del fatturato e dell’attività.

Un sondaggio ha chiesto agli imprenditori edili l’impatto del COVID-19 sulla loro attività. Quasi il 20% degli intervistati ha dichiarato di aver subito un calo del fatturato di oltre il 50% a causa della pandemia di COVID-19.

8. Ricambi e attrezzature per auto

Meno persone hanno smesso di guidare i propri veicoli o utilizzato i mezzi pubblici durante la pandemia di COVID-19. Questa diminuzione dell’attività ha creato un calo della domanda di ricambi e attrezzature per auto. Questo perché ci sono meno incidenti stradali e guasti, per non parlare dei tagli alla spesa e della crescita del mercato nel suo complesso.

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Dopo un impatto significativo sulle vendite di ricambi auto nel 2020, il mercato genererà entrate tra il 4% e l’8% in meno rispetto a quanto inizialmente previsto e questo probabilmente fino al 2025.

Immagine di Copertina by tirachardz

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