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Due storie di allenamento alla mentalità vincente, quelle di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi

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di Paul Fasciano –

Tamberi dice: “Non sono che il contabile dell’ombra di me stesso; se mi vedete qui a volare, è perché so staccarmi da terra e alzarmi in volo; come voialtri stare su un piede solo”.

Jacobs risponde: “Ho sentito voglia di correre veloce, di divertirmi e di fare qualcosa di grande.”

Due atleti sul gradino del podio più alto alle Olimpiadi di Tokio, stringono la loro medaglia d’oro mentre rivelano al mondo le loro storie fatte di difficoltà superate, di sfide vinte e di tanto, tanto allenamento mentale. Con l’aiuto di uno staff d’eccellenza intorno si può fare. Nel caso di Marcell Jacobs, grazie anche alla stretta collaborazione con la sua mental coach d’eccezione. Una che di numeri oramai ne ha da elencare tanti, quelli legati alle vittorie degli atleti che ha seguito e segue, ben cinque a queste Olimpiadi. Il suo nome è Nicoletta. Nicoletta Romanazzi.

Una relatrice speciale per Albenga e Savona: la Dott.ssa Romanazzi - A.I.A.  Albenga
Nicoletta Romanazzi

Mentalmente si vince

Gianmarco Tamberi, i suoi 28 anni, li ha vissuti tutti, intensamente. Ragazzo solare, dall’entusiasmo contagioso, che vive le cose al massimo. Anche quelle non proprio piacevoli, come l’infortunio che lo ha portato lontano dal suo sport preferito: il salto in alto. Un infortunio che lo ha calato in un buio profondo, fatto della convinzione che non avrebbe più gareggiato ai massimi livelli. Azzurro più giovane alle Olimpiadi di Londra, Gianmarco si è visto sfilare di dosso una probabile medaglia a Rio per quel brutto infortunio alla caviglia nel giorno del suo personale 2,39. “Dopo le lacrime, ho fatto pace con me stesso”, ha detto Gianmarco.

Jacobs vola, Tamberi: “Ma che c.... hai fatto?” - Video

Dall’altra parte  Marcell Lamont Jacobs, 26 anni e tanta voglia di crescere ancora. Jacobs è nato a El Paso, in Texas, il 26 settembre 1994, da madre italiana e papà americano.

Trasferitosi in giovane età con la madre a Desenzano del Garda. ha iniziato a praticare atletica all’età di 10 anni nella Pro Desenzano e poi nella gloriosa Atletica Brescia 1950. All’inizio sceglie di praticare il salto in lungo dove si distingue come il migliore in tutte le categorie giovanili e nel 2016 sfiora le Olimpiadi di Rio de Janeiro, raggiungendo un ottimo 7,84m.

Poi anche per lui l’infortunio.  Si fa male al bicipite femorale sinistro e per non sforzarlo troppo inizia a dedicarsi con maggiore dedizione e curando meglio nei dettagli la velocità. Le cose migliorano anche nel salto quando stabilirà il record italiano – poi non omologato a causa di un 0.8m/s di vento a favore – con uno strepitoso 8.48 m. Ma è la velocità a chiamarlo, così dal 2018 sceglie esclusivamente di correre in quella disciplina che rappresenta l’atletica e le Olimpiadi, i 100 metri. Sui 100 il 1° maggio di quell’anno corre in 10″15, migliorando di 8 centesimi il suo personale. Poi il 23 maggio 2018 corre prima in 10″04 e poi, arrivato in finale, segna un 10″08, tempo che lo pone al quarto posto della classifica all-time in Italia.

Il segreto dei due atleti? Sembra proprio essere “la testa”.

Divertiti e vinci

“Mi sfido da solo. Vedo quanto ho corso e il giorno dopo cerco di battermi”, dichiara Gianmarco rivelando il suo segreto: porre l’asticella un po’ più in là, ogni giorno. Giorno dopo giorno. Così come quell’asta del salto in alto che viene messa un poco più su, sempre un poco più in alto. Bisogna abituarsi a piccole nuove sfide. “Il mio scopo – ha detto – è fare il meglio che posso fare oggi, senza pensare a nessuna altezza, solo a ciò che giorno dopo giorno arriva”. Questa è la routine del campione. Ma anche il modo di affrontarle fa la differenza. L’atteggiamento mentale. E sembra proprio che la cosa più importante quando si parla di mentalità, sia quella di divertirsi.

Marcell Jacobs, atletica, alle Olimpiadi di Tokyo: «Mi ispiro a Mennea, ma  Bolt mi ha lasciato senza parole»- Corriere.it

Parliamo di Jacobs. Prima di iniziare il percorso di allenamento mentale con Nicoletta Romanazzi, Marcell “arrivava alle gare con molta più ansia”.

L’ansia, lo stress, è nemico dell’atleta. Porta a irrigidirne nervi e muscoli, a mettere in circolo cortisolo, un ormone che riduce le capacità fisiche, favorisce la ritenzione idrica, catabolizza la massa muscolare, favorisce l’accumulo del grasso, porta a stanchezza generalizzata e determina iperinsulinemia, spingendo l’organismo lontano dalla sua forma ideale. Una risposta naturale, appresa durante l’evoluzione. Si pensi, infatti, che il cortisolo contribuisce anche all’aumento della concentrazione durante quella che viene definita reazione iperarousal, o di attacco e fuga tipica del predatore e della sua preda, nel duro lavoro quotidiano del rincorrersi per “salvarsi la vita”. Così è ovvio che il correre diventi anche una tensione, che non solo irrigidisce i muscoli, tesi nello sforzo, ma anche la mente, consapevole della conseguenza ultima.

Tornare a portare distensione in quel gesto del correre, ricostruirne il nuovo significato, porta allora l’atleta a correre per il solo piacere di mettersi in gioco e ritrovare se stesso nella sua performance. Nel mio libro, di prossima uscita, “La scienza del Potenziale” parlo proprio della centralità della coerenza tra intenzione e azione nel percorso di trasformazione del proprio potenziale, in potenza.

“Non è questione di sport, ma di persone – ha dichiarato Nicoletta Romanazzi – E’ logico che in generale quanto più importante è la gara tanta più tensione si crea. Ma ci sono atleti che si gasano di più in occasioni così e soffrono quelle meno importanti, ad esempio. Ogni lavoro è a sé, individuale. Tutto sta a trovare la chiave giusta”.

La Romanazzi è stata capace di toccare i punti giusti con Marcell, liberando la sua mente dallo stress causato dal pensiero del padre legato allo shock di quell’abbandono di tanto tempo fa. I pensieri non allineati o “in coerenza” con chi siamo e cosa stiamo facendo, portano via energie preziose, creano stress, minano la serenità e la concentrazione nel presente. Anche Jacobs è padre di tre bambini e rimodellare il pensiero legato al rapporto vero che deve esserci tra un padre e i suoi figli ha sbloccato il ragazzo infondendogli nuova fiducia e consapevolezza, come commenta anche la mental coach: «Aveva nel suo potenziale certe prestazioni, doveva solo sbloccarsi. Aver risolto il rapporto con il padre lo ha sbloccato. Da allora è andato tutto meglio. Adesso entra in pista più consapevole di quello che può fare con le sue gambe. Adesso riesce a dominare le sue emozioni».

Barba a metà

Gianmarco Tamberi • [Sulla sua celebre barba, rasata solo su metà faccia]  E' una scaramanzia...

Di Gianmarco Tamberi conosciamo quella sua famosa “barba a metà” che lo ha reso popolarissimo anche sui social network. L’hashtag #HalfShaved è diventato infatti virale su Twitter.

Non un vezzo, non una scaramanzia, ma “un rito mentale personale” – parole di Tamberi – un aggancio per ottenere la carica e ricordargli la potenza espressa in quella famosa gara del 2012, a Bressanone, nella quale l’atleta migliorò il personale di undici centimetri (da 2.14 a 2.25).

Un’utile arma a disposizione di un atleta, come di chiunque, per mantenere alti focus e motivazione, e per entrare velocemente in quello che si chiama “Peak Performance State”, è proprio l’ancora. Si chiama così quel gesto che riassume in sé un significato simbolico, diventando una porta d’accesso ad uno specifico vissuto emotivo. Come quando ascoltiamo una particolare canzone che ci catapulta in uno specifico periodo della vita. In questi casi abbiniamo ad un fatto presente, un significato passato, in cui sono “incorniciati” emozioni e sentimenti che si sono vissute in un quel lontano momento, e i comportamenti che si sono adottati.

Nella Programmazione Neuro Linguistica (PNL) l’ancoraggio è una tecnica per “richiamare uno stato” del passato riportandone le caratteristiche essenziali nel momento presente. La tecnica è basata sul concetto di stimolo-risposta e su un processo di comportamento condizionato in cui la stabilizzazione è ottenuta tramite l’associazione dello stato a un trigger, in italiano tradotto come grilletto o innesco (ad esempio, un gesto con la mano). Premuto il grilletto, si ottiene un effetto. In questo senso le ancore sono “richiami” o ”priming” in cui è l’intenzione a funzionare e non la tecnica in sé.

Una barba può essere un’ancora per la vittoria, il giusto mindset lo è allo stesso modo. Qualsiasi strategia un atleta adotti, deve essere “la sua” e così diventa l’arma in più che può dargli forza ulteriore e portarlo lontano. E’ la storia di due ragazzi, Gianmarco e Marcell, due atleti, due campioni che hanno fatto della vittoria non un fine, che consiste solamente in quell’attimo in cui si solleva la medaglia d’oro, ma il mezzo, che consiste nel superare le sfide, nello spostare più su l’asticella di un centimetro alla volta, mettendo il focus non sul problema, ma sulla soluzione.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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