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Parità di Genere. Intervista a Deborah Bergamini, una donna in Parlamento

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Donne in cerca di mai. Mai mollare la propria ambizione. Mai concedere un metro. Mai accettare compromessi indigesti. E in cerca di sempre. Sempre lavorare, crederci, impegnarsi per portare un cambiamento culturale in questa società, dove troppo spesso gli apici delle aziende sono occupati dagli uomini che poco interesse hanno a lasciar spazio alle loro pari livello donne.

In questo nostro precedente articolo riportiamo un’analisi dei dati ad oggi: “la percentuale continua a salire, ma analizzando i dati scopriamo che il 6% delle aziende non presenta affatto donne nei suoi ruoli di vertice e, dall’altra parte dello spettro, solo nell′8% sono presenti almeno il 40% di donne. Solo 71 aziende hanno consigli di amministrazione almeno per metà di sesso femminile, sono il 2,4% del totale. Ciò si aggiunge a un fatto sconvolgente se si considera che oramai siamo nel 2021 e abbiamo raggiunto una certa consapevolezza dell’importanza dei pari diritti: oggi ci sono più del doppio delle aziende che non hanno nessuna donna nel loro consiglio di amministrazione.”

Il punto

“Il Presidente Mario Draghi ha detto con grande chiarezza che le donne e la loro condizione di essere felici sono un obiettivo di questo governo. Non a caso nel decreto semplificazioni che si articola in 119 articoli il punto di dare importanza alle donne c’è: tutte le aziende che vogliono partecipare a gare pubbliche del PNRR devono documentare il proprio impegno alle politiche di inclusione, di parità di genere e l’impegno di assumere se vincono una quota di donne”. Così Deborah Bergamini, sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, in un’intervista con il quotidiano online LabParlamento segnalataci da Daniele Piccinin di cui riportiamo i passaggi focali.

“Ci sono sei miliardi di euro nel PNRR da destinare agli asili nido ed alle strutture che facilitano la conciliazione, è  un punto di partenza. Lo smart working in pandemia per le donne è stata una trappola, non a caso il ministro Brunetta sta lavorando per riportare i dipendenti della pubblica amministrazione in ufficio, lui ha in testa le donne”, spiega a LabParlamento la Bergamini durante l’incontro alla Versiliana di Marina di Pietrasanta dell’associazione Azzurro Donna,, interna al partito di Forza Italia, che si occupa della tutela delle donne e dei loro diritti.

Quote rosa

Quanto alle quote rosa, per l’esponente di Forza Italia “sono discriminanti, ma talvolta servono, ricordiamoci la legge Golfo del governo Berlusconi che imponeva la presenza delle donne nei Cda delle aziende. Non ci piaceva, i cambiamenti culturali non si impongono con le leggi, casomai è il contrario, eppure da allora le donne nei Cda sono passate dal 5% al 30%. Quella legge ha funzionato, poi se una donna è brava è brava, se non lo è non lo è, quello fa la differenza, l’essere umana”.

Deborah Bergamini: una donna in Parlamento

Protagonista - Deborah Bergamini - Inchieste - la Repubblica

A parlar di donne e di imprenditoria femminile è Deborah Bergamini, forzista della prima ora, giornalista, sottosegretario per i rapporti con il Parlamento. Uno dei ruoli di governo fra i più impegnativi. 

Con “parità di genere” si intende un’uguaglianza conosciuta anche come parità tra i sessi o uguaglianza dei generi, che dovrebbe essere una condizione scontata nella quale le persone ricevono pari trattamenti, con uguale facilità di  accesso a risorse e opportunità, indipendentemente dal genere, a meno che non ci sia una valida.

Da Deborah Bergamini passa ogni legge, ogni emendamento di tutti i ministeri, roba che ti fa lavorare h24. E chiarisce subito, scusandosi per l’annotazione personale, che “da donna ambiziosa ha fatto una scelta, quella di non avere figli”. Si è dovuta misurare con un’ambizione che impone dei limiti se sei una donna, ancora oggi, ed è stata una decisione tutt’altro che semplice come donna.

In politica che c’è un forte divario di genere, mentre non dovrebbe essere così, perché le donne cresciute da madri intelligenti dovrebbero aver la possibilità di realizzare le proprie ambizioni non vergognandosene e non nascondendole e dovrebbero non avere come modelli femminili solo stereotipi”.

Se chiediamo il nome di cinque donne che si siano distinte per fare impresa, da sole, con le loro forze, difficilmente qualcuno sa rispondere. È un problema culturale prima che legislativo

Eppure le donne lo fanno meglio: perché gli studi europei ci dicono che laddove c’è imprenditoria femminile c’è maggior redditualità. Perché le donne sanno interagire meglio con i dipendenti, con i collaboratori, con i clienti, con l’innovazione del prodotto. Tant’è,  confermato da Luca Giusti, presidente di Confartigianato Toscana, che studi europei auspicano una crescita dell’imprenditoria femminile perché è provato che può condurre ad una crescita del PIL fino al 4,5% . 

La domanda: “da dove si inizia?”

Ma allora da dove si inizia onorevole Bergamini?

Perdiamo un pochino meno tempo, quando ci mettiamo a parlare di parità, a discutere di quote rosa, di Ministro, di Ministra. Il Presidente Mario Draghi ha detto con grande chiarezza che le donne e la loro condizione di essere felici sono  un obiettivo di questo governo. Non caso nel decreto semplificazioni che si articola in 119 articoli il punto di dare importanza alle donne c’è: tutte le aziende che vogliono partecipare a gare pubbliche del PNRR devono documentare il proprio impegno alle politiche di inclusione, di parità di genere e l’impegno di assumere se vincono una quota di donne. Ci sono sei miliardi di euro nel PNRR da destinare agli asili nido ed alle strutture che facilitano la conciliazione, è  un punto di partenza. Lo smart working in pandemia per le donne è stata una trappola, non a caso il ministro Brunetta sta lavorando per riportare i dipendenti della pubblica amministrazione in ufficio, lui ha in testa le donne!”.

“Sono discriminanti, ma talvolta servono, ricordiamoci la legge Golfo del governo Berlusconi che imponeva la presenza delle donne nei Cda delle aziende. Non ci piaceva, i cambiamenti culturali non si impongono con le leggi, casomai è il contrario, eppure da allora le donne nei Cda sono passate dal 5% al 30%. Quella legge ha funzionato, poi se una donna è brava è brava, se non lo è non lo è,  quello fa la differenza, l’essere umana”.

“E scopro orgogliosamente che faccio parte di quella ridottissima percentuale che ha scelto una professione “STEM”: scienza,  tecnica, ingegneria, matematica. Quell’ambito professionale che si sceglie quando si ha la forza di non mettere da parte le proprie ambizioni, a cui molte altre donne hanno dovuto rinunciare riversandosi verso professioni più liberali. Perché c’è ancora molto da cambiare nel nostro Paese.” 

Buon lavoro, Deborah.

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