“Se ci credi”: insieme a Emanuela Amici parliamo del suo ultimo libro

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Se ci credi è il secondo romanzo di Emanuela Amici, pubblicato da Ianieri Edizioni. Il libro è un giallo psicologico, incentrato sul rapporto tra sogno e realtà. Marco conosce Valentina grazie a un treno perso e a un bigliettino lasciatole nella borsa. Proprio quando il destino sembra aver separato per sempre le loro strade, i due si ritrovano per non lasciarsi più. Valentina è sfuggente, magnetica, non convenzionale. Sembra venuta dal nulla e nel nulla poter tornare da un momento all’altro. Ed è proprio ciò che avviene, un giorno come tanti. Al risveglio nessuna traccia di lei, come mai fosse esistita. Il romanzo ripercorre, con ritmo incalzante, il tentativo di Marco, suo marito, di ritrovarla, inseguendo quello che sembra essere, agli occhi degli altri, solo un sogno.

Incontriamo la scrittrice per farle qualche domanda.

Da dove nasce l’idea del romanzo?

Avevo letto da poco “La variante di Luneburg” di Maurensig, un libro che ho divorato e che mi ha colpito per la capacità di coinvolgere il lettore in un racconto ricco di mistero, con uno stile asciutto e un ritmo rapido e coinvolgente. Avevo voglia di mettermi alla prova con un genere nuovo per me: il giallo psicologico.

L’idea centrale, il motore del libro, è stato il personaggio di Valentina, una donna con un passato ingombrante di cui non ama parlare e una personalità magnetica.

La sua improvvisa sparizione doveva rappresentare il cuore della storia, così mi sono messa a scrivere, e a poco a poco il plot si è sviluppato attorno a lei.

C’è qualcosa di te in questo o in altri personaggi?

Non amo scrivere di me o delle persone che fanno parte della mia vita, perché la scrittura è sempre stata per me innanzitutto evasione e fuga dalla realtà che mi circonda, un po’ come entrare nella dimensione di una favola o del sogno. Amo esplorare luoghi diversi, lontani dal mio vissuto, così come dar vita a personaggi estranei al mio modo di essere. Non posso negare di attingere, come fosse una tavolozza, ai colori e ai timbri offerti dall’universo di persone che incontro quotidianamente, per costruire i personaggi dei miei libri. Sono magari piccole sfumature, a volte legate a un particolare del viso, altre al modo di parlare, oppure a un aspetto caratteriale. Mi capita, talvolta, rileggendo ciò che ho scritto, di ritrovarmi in alcuni momenti, stupendomi io stessa per non aver consapevolmente attinto da me in fase di stesura. È ciò che accaduto con questo libro, perché

mi sono accorta di condividere con Marco, il personaggio principale, la tendenza al controllo e una certa insicurezza di fondo.

Proprio come lui, talvolta mi capita di mettere le mani avanti, come uno scudo protettivo, pensando sempre all’ipotesi peggiore per scongiurarla, in una forma di protezione verso l’ignoto che spaventa.

Hai un rituale nello scrivere? Ci sono luoghi o momenti della giornata in cui scrivi più volentieri?

Amo scrivere in qualunque ora del giorno e della notte, per lo più seduta alla mia scrivania. Non ho un mio studio dove potermi isolare, quindi la maggior parte delle volte mi capita di scrivere con rumori di sottofondo, i rumori di una casa con due figlie, che magari guardano la tv, chiacchierano o litigano. Ho quindi imparato a trovare la concentrazione e sfruttare ogni momento utile, per me prezioso. Quando accendo il computer e riprendo la storia dove l’avevo interrotta, m’immergo talmente nel libro da creare attorno a me una sorta di naturale barriera, che mi isola da tutto, quasi una bolla.

Nel romanzo il piano della realtà s’intreccia di continuo con quello del sogno. Cosa rappresenta per te il sogno e che significato ha nel libro?

La storia di Marco e Valentina è costantemente in bilico tra i due piani: immaginazione e realtà. Era proprio questo il fulcro attorno al quale volevo ruotasse il racconto. Il punto da cui sono partita è stato la domanda: quanto ci conosciamo? Quanto diamo ascolto a noi stessi, ai nostri desideri?

Forse talvolta ci manca il coraggio, la forza o la capacità di osservarci, come fossimo davanti allo specchio.

Quanti di noi, fermandosi a riflettere, potrebbero affermare di essere pienamente soddisfatti del proprio percorso di vita, delle proprie scelte? L’idea era quella di dare vita a un personaggio, Marco, che non si conosce a fondo e che non si ascolta. La dimensione del sogno lo sveglia da una realtà che sa di incubo, perché non gli corrisponde. Il sogno lo ricentra, lo risintonizza con se stesso. Ma Marco deve compiere una scelta cruciale: credere al sogno, con i rischi che questo comporta, o restare fermo dov’è, in una realtà in cui non si riconosce.

Cosa rappresenta per te la scrittura?

La scrittura mi ha aiutata ad affrontare un momento di grande dolore della mia vita; è giunta inaspettata prendendomi per mano e da quel giorno non ne ho più potuto fare a meno. Scrivere è una forma d’espressione proprio come la pittura, la musica, il teatro, e può avere un effetto terapeutico, curando le proprie ferite interiori, come è accaduto a me. La scrittura fa emergere il nostro vissuto, attraverso le voci e le storie di personaggi nati dalla fantasia, ma non per questo meno veri e palpitanti.

Come mai hai inserito un libro nel libro all’interno del romanzo?

La storia di Ayumu, una bambina giapponese a cui è morta la madre e che desidera con tutte le sue forze di poterla rivedere, è contenuta nel romanzo, perché è raccontata in un libro che Marco ritrova per caso, decidendo di leggerlo. Questa storia accompagna lo svolgimento del racconto principale, come fosse una mappa che segna la strada da percorrere per il protagonista. Il destino di Marco e quello di Ayumu sono legati da un filo sottile: il desiderio di credere nei sogni e nella possibilità di realizzarli.

Credi che nella società di oggi ci sia poco spazio per la dimensione del sogno?

Viviamo in una società che ci spinge all’omologazione e che ci appiattisce piuttosto che spingerci a crescere con una forte individualità. I giovani sembrano coltivare poco la dimensione del sogno, inteso come realizzazione dei propri desideri profondi.

La profondità è poco esplorata, a tutto vantaggio della superficialità. La capacità d’introspezione è forse un aspetto da esercitare e coltivare maggiormente, anche a scuola.

Nel tuo lavoro di insegnante come cerchi di avvicinare gli studenti alla lettura e alla scrittura?

Non è facile appassionare i ragazzi alla lettura, attratti e distratti come sono da mille sollecitazioni, come quelle delle nuove tecnologie e dei social. Sono sempre meno i giovani che tengono un libro tra le mani e questo porta a un impoverimento non solo lessicale, ma anche emotivo e culturale. Leggere implica competenze diverse, quali la concentrazione, la capacità di analisi, di astrazione, di immedesimazione. La difficoltà della parola scritta spaventa, perché richiede tempo, mentre oggi si tende ad andare veloce e a consumare tutto con grande rapidità. Nel mio piccolo provo a trasmettere ai miei studenti innanzitutto una passione, perché imporre la lettura e basta non credo porterebbe a nulla. Leggo spesso a voce alta, cercando di rendere il testo accattivante, con la giusta intonazione, le pause, le riflessioni. Cerco di far capire quante emozioni siano in grado di suscitare le parole e quanto sia affascinante creare storie.

Stai lavorando ad altri romanzi?

Ho finito “Se ci credi” due anni fa, e per alcuni mesi sono stata ferma. Un giorno, però,  ho incontrato una signora inglese, che faceva il bagno al mare con un grande cappello bianco, e ho subito pensato che fosse la perfetta protagonista di un romanzo giallo. Ho iniziato a scriverlo e l’ho finito a settembre, ma è ancora presto per pensare a una pubblicazione. Al momento sono impegnata in un progetto interessante, con una collega che insegna Storia dell’Arte, Rosanna Fumai, che mi ha chiesto di scrivere a quattro mani un testo sulla scuola e il Covid, a cui stiamo lavorando.


Emanuela Amici è una docente di Lettere nella scuola media. Nel 2018 ha pubblicato “Dislessia e didattica”, con Armando Editore, e il romanzo “Quello che resta” con Ianieri Edizioni. “Se ci credi” è il suo secondo romanzo, in uscita con Ianieri Edizioni nel dicembre del 2021.

La presentazione del libro si terrà il 16 dicembre alle ore 18.00 presso il teatro “Altrove teatro Studio” di Roma, con la presenza, assieme all’autrice, della sociologa e consulente familiare Chiara Narracci.

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