La generazione Z pronta a “connettersi”?

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di Paul K. Fasciano - 

Le sfide del 2020 hanno sollevato grandi interrogativi sul futuro del lavoro. Lavorare da casa diventerà la norma? Dalla crisi del coronavirus emergerà un mondo degli affari più etico? Quest’anno ha anche intensificato l’attenzione su questioni relative alle tendenze esistenti, come se il tempo flessibile dovesse diventare la norma in futuro.

La pandemia ha aumentato la pressione affinché le imprese cambino, e una nuova generazione di “nativi digitali” si appresta a sfruttare le nuove opportunità mentre terminano gli studi e iniziano a guardare al mondo del lavoro. Cosa li attende?

Il mondo sta già cambiando intorno a loro e presto lo trasformeranno ulteriormente. Necessariamente. Probabilmente, da soli. E’ uno sguardo indiscreto il nostro, quello sulla Generazione Z (i nati dalla metà degli anni ’90 fino all’inizio degli anni 2010) e ai modi in cui possono cambiare il mondo aziendale e l’idea stessa del luogo di lavoro.

Ai nostri tempi è facile percepire come la digitalizzazione lentamente ma inesorabilmente stia prendendo il sopravvento su tutto e sospettare, di pari passo, che la prossima generazione vivrà dentro a questo mondo come un pesce dentro la propria sostanza naturale. Ci si aspetta che i giovani accettino con passività il loro destino anomico, chiusi in casa vagando senza precisa meta tra una videoconferenza e un post su un social media. Ma la natura umana vive di vicinanze e di connessioni faccia a faccia e non tutti i giovani della generazione Z condividono questa visione. Loro stessi ammettono di aspettarsi una vita di relazioni più profonde, tra i loro pari, ma anche con i loro capi nel prossimo futuro.

“Vogliono manager che fungano da mentori”, ha dichiarato Karima Belkacemi, Careers Advisor Coach presso la prestigiosa ESCP Business School in Francia. “Questo è ciò che la vera leadership significa per questa generazione: una persona che sarà sempre lì per te. Vogliono un rapporto personale con un manager che si concentrerà sul loro sviluppo e sarà disposto ad aiutarli e a spiegargli le cose”.

Quindi, se stai per assumere un “generazione z” devi sapere che probabilmente si aspetta che il suo futuro posto di lavoro sia impostato su connessioni molto più personali che digitali, non meno, nonostante sarà portato a lavorare ovunque, non solo in ufficio, non solo da casa. E forse è proprio questo il segreto, non rimanere chiusi… ma aperti.

Gli studenti di oggi hanno dovuto adattarsi rapidamente allo studio online da casa a causa della pandemia. Hanno anche finito per fare esami, corsi e stage della durata di vari mesi a distanza. Da casa. E la risposta, la reazione alla chiusura forzata la possono portare con loro come bagaglio personale. Come voglia di una connessione rinnovata. Non quella ultraveloce di internet, ma quella con gli altri, vicino agli altri.

Sebbene la scuola in Italia e in generale in Europa abbia fornito la migliore transizione possibile all’apprendimento a distanza, il cambiamento per molti giovani ha fatto sì che ora comprendano ancora più chiaramente il valore di lavorare in stretta collaborazione con altre persone. I giovani d’oggi, come quelli di ieri, vogliono plasmare il mondo affinché possa offrire loro quello di cui più sentono il bisogno. E oggi è l’equilibrio tra vita professionale e vita privata e la possibilità di lavorare con la libertà di scegliere da dove connettersi e come connettersi.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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