Il sogno infranto del dittatore Trump

/
5 mins read

Trump: “sono così avanti nei sondaggi che non dovremmo neanche farle le elezioni.” 

Di tutte le illusioni che avvolgono il sogno del dittatore, questa è la più dolce. Ma in un paese democratico le elezioni si svolgono regolarmente, al di là dei dolci sogni degli accaparratori di potere. Anche perché i dolci sogni di qualcuno, finiscono sempre col diventare gli angosciosi incubi di tutti gli altri. 

E’ difficile per chi persegue il potere come un fine in sé, calarsi nella realtà di un paese in sofferenza. Per esempio la pandemia. Con 8 milioni 800 mila contagi e quasi ¼ di milione di morti, tutto va bene; la pandemia è solo un raffreddore un po’ più contagioso e mente chi dice altrimenti. Questo doppio salto carpiato negazionista, non solo fa capire il motivo per cui l’America di Trump sia ultima nel mondo quando si guarda alle conseguenze del Covid-19, ma anche la infingardaggine con cui, nell’ultima settimana elettorale, la sua amministrazione stia facendo di tutto per peggiorare la situazione.

Per esempio la situazione economica, con 30 milioni di disoccupati e uno stimolo che si mette in coda all’elezione di una giudice conservatrice alla Corte Costituzionale. 

Vi è una volontà a far male, a continuare la scia dei morti oltre il risultato elettorale, qualunque esso sia. Il potere non cerca soluzioni; imporre è impopolare e anche se lasciar fare può essere disastroso, la macchina della propaganda è pronta a convincerci dell’inconcepibile; a distrarci; a scaricare le responsabilità su altri; a promettere quello di cui ci stanno privando. Prendere le cose seriamente comporta impegno, coraggio, studio; ma a che serve? E’ molto più facile fabbricare la convinzione che siano i nostri avversari a essere quelli poco affidabili. E anche quando siamo noi stessi a essere vittime della nostra superficialità, lo si ignora. 

In questi giorni, 5 stretti collaboratori del Vice Presidente Mike Pence, fra cui il Capo di Gabinetto (Chief of Staff) Marc Short, sono stati contagiati dal virus. Ma Pence, malgrado essere stato in stretto contatto con Short, non è entrato in quarantena. Il virus non esiste anche quando ci colpisce, ed anche quando moltiplica i contagi nelle località dei nostri comizi elettorali senza distanziamento e senza mascherina. 

Comizi dove fiumi di parole servono a convincere non del nostro valore, ma della incompetenza altrui. E’ la tattica dei repubblicani; delegittimare assassinando il carattere degli avversari democratici, evitando in questo modo contrattacchi che, al contrario, sarebbero giustificati. Non si fa che parlare del fatto che l’amministrazione Trump è una delle più corrotte nella storia americana. Nepotismo, abuso di potere, conflitto di interessi, smantellamento di agenzie di controllo sanitario e ambientale, opacità nel negoziare all’interno come all’estero, promesse non mantenute, e una politica sorretta da menzogne. Ma per “i Trump” sono gli altri a essere corrotti; è Hunter Biden a essere totalmente corrotto. Nello stesso modo in cui lo era stata Hillary Clinton, protagonista di ogni possibile scandalo, durante la campagna elettorale del 2016.

Ma i democratici non sono solo protagonisti di ogni possibile scandalo, è quello che farebbero se eletti che spaventa maggiormente. Distruggerebbero il lavoro; porterebbero il paese alla bancarotta; imporrebbero la Sharia; importerebbero il socialismo; santificherebbero il matrimonio fra soggetti dello stesso sesso; chiuderebbero le chiese; aprirebbero i confini; libererebbero i criminali in città incendiate; cancellerebbero suburbia; ed eliminerebbero le vacche. Senza parlare delle teorie cospiratorie di QAnon.

Sembra pazzesco, ma una base obliterata da una diarrea di non senso ripetuto sino alla nausea da Trump e surrogati, finisce col crederci, parola per parola. Se Trump raccontasse di aver combattuto un orso su Marte a mani nude, lo crederebbero ugualmente, probabilmente perché è l’unico modo che hanno, come individui, di sentirsi superiori. 

Mentre per Trump e surrogati è l’unico modo per sentirsi ancora vivi e sopraffare la disperazione.       

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

Articolo Precedente

Cuba, pronti i test clinici per il vaccino. Un modello sanitario che andrebbe clonato

Articolo Successivo

Lupus, conoscerlo è il primo passo per non temerlo

Ultime News