Cuba, pronti i test clinici per il vaccino. Un modello sanitario che andrebbe clonato

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A Cuba esiste, da sempre, una visione di “democrazia sanitaria” che andrebbe prima studiata e poi copiata, in Italia e in Europa

Mentre la situazione in Europa degenera con molti paesi che si avviano verso una seconda e più delicata fase di restringimenti, preparandosi ai vari “lock-down” nazionali, buone notizie arrivano da Cuba.

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Infatti il Centro di controllo statale dei farmaci, materiali e dispositivi medici (Cecmed) di Cuba ha dato il nulla osta all’Istituto cubano Finlay per avviare la fase 1 della sperimentazione del vaccino “Soberana 02” contro il Covid-19. Lo riferisce l’agenzia di stampa Prensa latina. Si tratta così di un secondo vaccino sviluppato dai ricercatori cubani che hanno già in fase 3 la sperimentazione del “Soberana 01” che dovrebbe terminare i test clinici nei primi mesi del 2021.

In questa catastrofe sanitaria e umanitaria andrebbe segnalato quanto di buono stanno facendo a Cuba: nell’isola caraibica, che si distingue per la sua sanità di eccellenza che ha dimostrato una grande competenza nel tenere sotto controllo il virus tra la popolazione, nella prima fase drammatica della scorsa primavera, riuscendo contemporaneamente ad aiutare, con circa 800 medici spediti da l’Avana in missione per questa emergenza, una dozzina di Stati stranieri.

La notizia della sperimentazione del nuovo vaccino conferma che le competenze e l’organizzazione sono il fattore principale per attuare programmi sanitari efficienti.

Cuba può contare infatti sul più alto numero al mondo di medici per numero di abitanti, circa 8.4 ogni 1000: il doppio della Germania (4.2) e dell’Italia secondo i dati della Banca mondiale aggiornati al 2018 da statistiche dell’Oms, dell’Ocse e dei singoli Stati.

Nonostante i risparmi al welfare sotto la presidenza di Raul Castro (2008-2018), anche nell’ultimo decennio Cuba ha continuato a investire nella sanità circa l’11,7% del suo Pil, secondo gli ultimi dati a disposizione della Banca Mondiale nel 2017; più dell’Italia (l’8,8%, invariato nel 2019 includendo però un 2% di spesa privata nella sanità) e anche della Francia (11,3%) e della Germania (11,2%). 

Un modello virtuoso per l’efficacia della sanità pubblica, che andrebbe studiato più a fondo anche dai nostri politici. E se non ci riescono, come sembra evidente, magari copiarlo.

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