Cristoforo Colombo. Prima puntata

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Nel 1492 Cristoforo Colombo, approdando su un’isola delle Bahamas, iniziò il suo mito di primo grande eroe americano. I soli personaggi che gli Stati Uniti celebra con feste nazionali, sono Washington e Lincoln nel President’s Day (3zo lunedi’ di febbraio), Martin L. King Jr. (3zo lunedì di gennaio), e Cristoforo Colombo nel Columbus Day (2do lunedì di ottobre).

Colombo, come Cristo, divide le epoche storiche, e tutto quanto è avvenuto prima del 1492 appartiene ad un periodo pre-colombiano. E, come Cristo, la storia di Colombo è piena di dettagli agiografici che alla fine lo umanizzano sino a farci identificare col grande eroe, soprattutto da bambini a scuola. Sfortunatamente quasi tutto, nel racconto tradizionale, o è sbagliato, o non è verificabile. Non è storia, è mito. 

Cominciando dal fatto che sia stato il primo a mettere piede in America, quando precedenti esploratori o sono ignorati, o sono sottovalutati; ed anche senza Colombo, altri europei erano già approdati in America e avrebbero continuato a farlo. E da un punto di vista antropologico, le popolazioni indigene dell’America hanno una chiara origine asiatica (Siberia, Giappone, Cina) ed afro-fenicia.

L’importanza data al viaggio di Colombo è da relazionarsi più che alla scoperta in se stessa, al cambiamento di mentalità, dal Medioevo al Rinascimento, nella visione del mondo dell’Europa del tempo; cominciando con le crociate ed i viaggi di Marco Polo. Una mentalità non più statica e chiusa in sé, ma dinamica e curiosa di un mondo tutto da conoscere; ed ansiosa di trovare nuovi sbocchi commerciali, vista la difficoltà della via asiatica. I cambi in Europa non solo resero possibile il viaggio di Colombo, insieme a quelli quasi contemporanei di pescatori portoghesi, baschi e inglesi, ma stabilirono le basi per la dominazione europea del mondo nei successivi 500 anni.

Lo stato di guerra permanente dell’Europa, aveva permesso uno sviluppo della tecnologia militare anomalo rispetto al resto del mondo e questo, insieme allo sviluppo della tecnologia marinara, permise la colonizzazione e l’asservimento di intere regioni, come la Cina, l’Impero Ottomano, le popolazioni africane, quelle asiatiche, e dopo il 1492, anche quelle americane. Una dominazione che poggiava anche su nuove forme di tecnologia sociale, come la burocrazia, una contabilità aziendale che permetteva di controllare il movimento di capitali su grandi distanze, e la stampa meccanica. Quest’ultima, insieme ad un maggiore livello di alfabetismo, permise all’impresa di Colombo di essere rapidamente conosciuta dappertutto; cosa che evidentemente non era successo con le spedizioni dei Vichinghi.

Un altro facilitatore della conquista, fu la rapida e debilitante diffusione del vaiolo e della peste bubbonica fra le popolazioni con cui gli europei venivano in contatto, sopra tutte quelle vissute in relativo isolamento, come quelle americane o delle isole del Pacifico. 

Un altro importante fattore di sviluppo della mentalità colonizzatrice, fu ideologico, o forse teologico; ammassare ricchezza e dominare, per evangelizzare altri popoli, era visto come una via di salvezza non solo sulla terra, ma anche nell’aldilà. 

Parole di Colombo: “L’oro è eccellente; l’oro rappresenta il tesoro; e chi ce l’ha fa tutto quello che vuole nel mondo, e può persino sollevare anime sino al Paradiso.” 

Mentre nel 1005 i Vichinghi intendevano solo stanziarsi sulle coste del Canada e del New England, nel 1492 l’intenzione di Colombo era quella di saccheggiare Haiti. E non è che fosse meno avido degli Spagnoli o, dopo, degli Inglesi e dei Francesi. Era la natura particolare della religione cristiana che puliva le coscienze e razionalizzava la conquista ed il dominio. Il proselitismo religioso era la prima richiesta nei confronti delle nuove popolazioni. L’idea di rispettarne usi e costumi e di stabilire una forma collaborativa di convivenza, era completamente aliena da questi rozzi procacciatori di fortuna che, in nome della Chiesa e di Sua Maestà, si sentivano autorizzati a qualsiasi nefandezza nei confronti delle popolazioni appena “scoperte”.

Oggi, quando ci rechiamo in paesi sottosviluppati per cooperare al loro sviluppo, possiamo capire che il dominio non è naturale, malgrado quanto spesso i libri di storia lascino intendere, ma solo frutto di una cultura imperialista in auge sino al secolo scorso.

Fuori contesto: A Brindisi ancora oggi vi è una Fontana dell’Impero e pochi pensano che il nome sia peculiare ed anacronistico.     

Leggi la Seconda Puntata.          

Foto di bmoreprep da Pixabay

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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