Cristoforo Colombo. Seconda Puntata

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Venendo da un’Europa in cui ogni stato e staterello era incline a risolvere ogni disputa in funzione militare, Colombo non fece in tempo a mettere piede sul suolo americano che già reclamò tutto quello che vedeva intorno a lui ed oltre, come appartenente alla Corona di Castiglia. Storicamente questo sembra inevitabile e naturale. In realtà era il frutto di una nuova cultura, di una nuova Europa. La missione di Colombo era stata sponsorizzata da uno stato sovrano, ma autorizzata e finanziata da mercanti e imprenditori; da un lato vi era il prospetto della gloria e della conquista, dall’altro il ritorno economico a compenso del rischio.

In questo contesto, la seconda spedizione fu molto più armata della prima; e Colombo annotò accuratamente ogni circostanza del viaggio, come correnti e rotta, e la disposizione amichevole degli indigeni. Queste notizie, da Haiti ed in seguito da altri luoghi di conquista, si diffusero rapidamente per mezzo della carta stampata; e da queste note, l’intenzione di Colombo fu chiara sin dal primo momento; non era andato lì a esplorare o commerciare, ma a dominare e sfruttare, usando la religione come motivo razionalizzante.

Conquiste eurocentriche

Ma al di là di questa cultura di sfruttamento e dominio, l’altra gamba su cui poggia l’impresa di Colombo è la vasta gamma di iniziative marinare che avevano caratterizzato tutto il 1400. Cominciando con il Principe Enrico del Portogallo, il navigatore, che dal 1415 al 1460, dopo aver scoperto Madeira e le Azzorre, aveva intrapreso spedizioni per la circumnavigazione dell’Africa. Inoltre anche Bartolomeu Dias, nel 1488, aveva doppiato il Capo di Buona Speranza. Ma non sono stati i portoghesi a cimentarsi per primi con viaggi a lunga percorrenza; molti secoli prima di Cristo, navigatori fenici ed egiziani si erano spinti sino alle coste dell’Irlanda e dell’Inghilterra, avevano scoperto Madeira e le Azzorre ed avevano costeggiato l’Africa. E sebbene queste imprese afro-fenicie dovrebbero essere molto più esaltate di quelle portoghesi, se non altro per il loro largo anticipo temporale, in realtà storicamente sono trattate solo come una nota a fondo pagina. Un trattamento ingiusto della cultura musulmana che in fin dei conti ci ha preservato la saggezza dei greci, l’ha integrata con idee provenienti dalla Cina, dall’India e dall’Africa e ce l’ha trasmessa integra attraverso la Spagna.

Se si pensa a come lo stesso nome “caravella” provenga dall’egiziano “caravos”, si capisce come in fatto di marineria gli afro-fenici siano stati dei veri precursori. 

Ma l’eurocentrismo tende ad escludere dalla storia culture ed imprese di altri popoli; a farci ignorare, per esempio, come è che gli aborigeni raggiunsero l’Australia, o i Polinesiani il Madagascar, o gli afro-fenici le Canarie e forse la stessa America. E così via sino ad arrivare alla lista di spedizioni che potrebbero aver raggiunto le Americhe prima di Colombo che è vastissima e probabilmente incompleta, cominciata come è 70 mila anni prima di Cristo quando dalla Siberia, attraverso lo stretto di Bering, i primi esploratori arrivarono in Alaska, per poi popolare il resto del continente.

Non voglio sostituirmi a Giacobbo, ma sembra che nel 1513, in Turchia, sia stata trovata una mappa che si fa risalire alla biblioteca di Alessandro il Grande, in cui è raffigurato il profilo delle coste del Sud America e dell’Antartide; così come sembra che monete dell’antica Roma continuino ad affiorare in tutta l’America; inoltre che molti millenni fa siano stati gli stessi nativi americani ad attraversare l’Atlantico, dal Canada fino alla Scozia; e che due indiani fecero naufragio in Olanda nel 60 a.c., provocando grande scalpore.

Tutto questo si presta a controversia, ma il fatto certo è che Cristoforo Colombo non attraversò l’Atlantico, da Est verso Ovest, in un vuoto di conoscenza e sorretto solo dalla propria volontà.     

Leggi anche la Terza puntata e la Prima Puntata.

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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