Cristoforo Colombo: Terza Puntata

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Le più conosciute delle spedizioni precolombiane in America, sono quelle norvegesi. In una serie di viaggi per tutto il Nord Atlantico, questi navigatori nordici stabilirono colonie nelle Isole Faroe, in Islanda, ed in Groenlandia, con quest’ultimo stanziamento durato ben 500 anni, circa dal 982 al 1500. E dalla Groenlandia organizzarono varie spedizioni lungo le coste del Nord America, fino forse  a raggiungere l’attuale New England; con alcuni archeologi che azzardano l’ipotesi che i Vichinghi si siano spinti giù sino alle coste dell’attuale Nord Carolina.

Queste imprese erano ampiamente conosciute in Scandinavia e negli ambienti marinari europei, e certamente Cristoforo Colombo ne era stato informato, se è vero, come egli stesso afferma, che nel 1477 aveva visitato l’Islanda. Comunque sia, c’è da dire che il loro impatto storico fu minimo. Mancavano della logistica e degli sviluppi tecnologici e culturali che  sarebbero venuti a maturazione solo in pieno Rinascimento. Per fare un paragone, il secondo viaggio di Colombo in America fu almeno 10 volte più impegnativo, in mezzi e uomini, di qualsiasi tentativo vichingo.

Per questo, tutti questi viaggi precolombiani sono trattati più come curiosità poco documentate che come fatti di una qualche conseguenza, e Cristoforo Colombo, pur non avendo “scoperto” niente di nuovo, rimane l’unico apripista di una nuova epoca dall’impatto essenziale per la storia dell’umanità. 

Dunque, l’America “scoperta” da Colombo esisteva da tempo immemorabile e si era andata popolando, da Nord verso Sud, con bande di viaggiatori ed esploratori provenienti dall’Asia; ed in seguito aveva subito nuovi apporti e incroci di DNA, attraverso il Pacifico e l’Atlantico, con nuovi arrivi dall’Africa, dal Nord Europa, dal Giappone e dalla Cina. Le storie di questi viaggi ed insediamenti sono poco conosciute, essendo poco ricercate e studiate; corrono parallele a resoconti orali dal sapore leggendario, con pochi riscontri documentali e rinvenimenti archeologici. Hanno più un sapore antropologico, che storico, ed interessano solo a livello di approfondimento scientifico.

In Africa ed Asia, anche se ugualmente colonizzate e sottoposte al dominio europeo, il flusso storico è rimasto continuo dalla notte dei tempi; in America invece si tende a far cominciare la storia del continente dall’arrivo di Colombo e a lasciare fuori tutto un coacervo di esperienze, durato decine di migliaia di anni, che sono state le vere responsabili del carattere e dell’unicità della superba civilizzazione che ha caratterizzato il continente americano precolombiano.

Il periodo postcolombiano ha alterato e distrutto questo carattere e ha trasformato radicalmente il corso della storia delle Americhe. E’ stata una bomba che non solo ha sradicato usi e costumi, ma ha annichilito, dall’Alaska alla Patagonia, intere popolazioni indigene. Gli Europei, a causa dell’enorme lontananza marittima e quindi la difficoltà di rifornimento, non hanno avuto altre alternative che la conquista armata del territorio ed il suo sfruttamento intensivo. Le malattie infettive, complimento dei nuovi arrivati nei riguardi di popolazioni per le quali i batteri erano sconosciuti, hanno fatto il resto con percentuali di morti dell’ordine del 90%. Una vera ecatombe.  

Ed un intero continente, da Americano, si è trasformato in Europeo.   

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Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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