Flash Mob e iniziative online per la Giornata contro la Violenza sulle Donne

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di Ileana Barone –

Ricorre oggi, 25 novembre, la giornata contro la violenza sulle donne istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione numero 54/134 del 1999 e che stabilisce che si intende per violenza contro le donne “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata“.

Quest’anno la giornata è resa ancora più importante a causa della pandemia. Il Covid ha stravolto le nostre vite: costretti a casa abbiamo dovuto mettere da parte la nostra socialità, abbiamo dovuto fare i conti con le nostre paure e le nostre ansie, cercando di dare un senso ai giorni di chiusura, cercando ristoro al sicuro nella nostra casa. Ma non per tutti però le mura di casa sono un luogo sicuro, specialmente per molte donne che si sono ritrovate a condividere intere giornate con i loro aguzzini. Si perché la pandemia non ha fermato la violenza sulle donne che anzi è triplicata: si parla di una donna uccisa ogni 48 ore.

La convivenza forzata ha visto infatti un aumento dell’11%, nel periodo 1° gennaio – 31 maggio 2020, dei procedimenti iscritti per maltrattamento contro familiari e conviventi catalogati come violenza di genere, rispetto allo stesso periodo del 2019. In Italia le donne vittime di omicidio nei primi dieci mesi del 2020 sono 91, una ogni tre giorni.

I dati del rapporto Eures segnalano una leggera flessione rispetto allo stesso periodo del 2019, in cui erano state 99 le vittime. Ma a diminuire sono solo le vittime femminili della criminalità comune, da 14 a 3, mentre restano stabili i femminicidi familiari, da 85 a 81 e, all’interno di questi, quelli di coppia, 56 in entrambi i periodi. Osservando i dati presentati si evince che nei primi dieci mesi del 2020 il numero delle vittime di femminicidi familiari sale al 67,5%, raggiungendo l’80,8% nel trimestre del DPCM Chiudi Italia. In valori assoluti, nel confronto tra i primi dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre contestualmente scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

Ha presentato il dossier il Guardasigilli Alfonso Bonafede e all’evento hanno partecipato il premier Giuseppe Conte, la Ministra per le Pari Opportunità e la famiglia Elena Bonetti. Il ministro Bonafede in apertura del suo intervento, presentando i risultati del primo anno di applicazione delle nuove norme contro la violenza sulle donne ha affermato che: “La legge sul Codice rosso è una legge di civiltà, indispensabile per assicurare una tutela immediata alle vittime di violenza domestica e di genere”.

Il Codice Rosso è la legge approvata a luglio 2019 dal Senato e che prevede “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” e che ha permesso di aprire 3.932 indagini per i 4 nuovi reati introdotti: violazione misure di protezione per le vittime, costrizione al matrimonio, revenge porn, sfregi permanenti.

La pandemia ha cancellato le manifestazioni di piazza e allora il movimento femminista NON UNA DI MENO organizzerà contro la violenza sulle donne, la violenza di genere, eventi sparsi per l’Italia, flashmob, presidi, campagne social e assemblee virtuali al grido:” Se ci fermiamo noi, si ferma il mondo”.

Le idee del movimento sono precise: “Le conseguenze del lockdown si misurano nei dati della violenza domestica destinati ad aumentare ancora con le nuove misure di confinamento, con i centri anti-violenza femministi e le case rifugio che hanno dovuto far fronte a un’emergenza nell’emergenza per non lasciare nessuna da sola e con l’accesso all’aborto che è diventato ancora più complicato. Lavoratrici e madri sono obbligate a un impossibile conciliazione tra lavoro e famiglia, tra salario e salute. Ma sono soprattutto le donne e le persone lgbt, migranti, precarie e non garantite a pagare la crisi e a perdere per prime il lavoro. La tenuta della sanità e della scuola mostra un sistema sociale distrutto dalle politiche di austerity e fondato sulle diseguaglianze”, dicono le attiviste chiedendo che “le risorse del Recovery Fund vadano a finanziare sanità e scuola pubblica, a garantire un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare veramente universale”.

Anche la Rai in questa giornata dedicherà una ricca programmazione in tv, in radio e sul web all’evento iniziative collaterali, l’illuminazione della sede di viale Mazzini dalla sera del 24 alla mattina del 26, il sostegno alle campagne istituzionali italiane ed europee, brevi spot in onda su tutte le reti Rai e sugli account social dei volti Rai, dei programmi e dei canali. Lo scopo è quello di unire pubblico, giornaliste e giornalisti, addetti ai lavori, talent in uno sforzo comune contro la violenza.

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