Cristoforo Colombo. Settima Puntata

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Segue dalla Sesta Puntata.

Il sistema del “tributo” e della “encomienda” furono causa di un tremendo spopolamento dell’isola di Haiti. Gli indiani non ne potevano più, e in una lettera del 1517 Pedro de Cordoba scrisse al re Ferdinando: “A causa della sofferenza e del troppo lavoro che sopportano, gli indiani scelgono ed hanno scelto il suicidio. Qualche volta un centinaio hanno commesso suicidio di massa. Le donne, esaurite dal lavoro, hanno evitato di concepire… Molte, quando in cinta, hanno preso qualcosa per abortire ed hanno abortito. Altre dopo il concepimento hanno ucciso i loro figli con le loro stesse mani, così da non lasciarli in questo oppressivo schiavismo.

E non serviva fuggire a Cuba, perché a breve gli spagnoli sarebbero arrivati anche lì. Al di là della crudeltà, era lo stesso ecosistema ad essere distrutto. Essendo costretti a lavorare in miniere e campi di cotone, gli indiani abbandonavano gli orti, e la malnutrizione indeboliva ulteriormente organismi spossati dai lavori forzati. Anche l’introduzione di animali da cortile portò malattie, sebbene il vaiolo, col suo estremo tasso di mortalità, sarebbe arrivato solo nel 1516. 

Si stima che la popolazione precolombiana di Haiti fosse intorno agli 8 milioni. Al tornare in Spagna, Colombo lasciò il fratello Bartolomeo al comando dell’isola; questi nel 1496 censì gli abitanti e, includendo i minori ed i fuggitivi sulle montagne, si arriva a circa 3 milioni. Secondo Benjamin Keen, “grazie al sinistro commercio di schiavi ed alle politiche di lavoro introdotte da Colombo, solo un 12 mila rimanevano.” Nel 1542, Las Casas li aggiorna a 200. Nel 1555 non vi erano più Arawaks nell’isola.

Si può dire che in Haiti si è consumato il primo genocidio dell’età moderna. Triste primato nella storia dell’umanità!

Ed a Colombo spetta anche il primato di aver iniziato il commercio di schiavi attraverso l’Atlantico e quello di essere il singolo individuo con il maggior numero, circa 5 mila, di schiavi commerciati. Ma pochi pensano a lui come ad uno schiavista o un assassino di masse. E nel suo tempo ed in seguito, la questione morale fu accantonata, e divenne un esempio da emulare; dai portoghesi che spopolarono il Labrador dai Beothuk; dagli inglesi che in Nord America incoraggiarono lo schiavismo fra gli stessi indiani; dai puritani che nel 1637, vendettero i superstiti di guerra Pequot in Bermuda; dai francesi che nel 1731, vendettero l’intera nazione dei Natchez.

Un aspetto repellente di questo commercio era quello sessuale. Colombo ha scritto ad un conoscente nel 1500: “1OO castellanos si possono ottenere altrettanto facilmente per una donna come per una fattoria, ed è molto diffuso e vi sono una abbondanza di mercanti che vanno in giro in cerca di ragazze; quelle fra i 9 ed i 10 sono adesso più richieste.

Per rimpiazzare la popolazione persa, gli spagnoli cominciarono ad importare “manodopera” dalle altre isole delle Bahamas. Ma erano talmente tanti quelli che, costretti nelle stive, morivano e venivano buttati in mare, che lo storico spagnolo Peter Martyr scrive: “…una nave senza compasso, carta o guida, ma seguendo la traccia degli indiani morti gettati dalle navi può trovare la sua rotta dalle Bahamas ad Hispaniola.” 

Ad Haiti si può attribuire anche il primato nella importazione di schiavi dall’Africa. Sempre per rimpiazzare la popolazione persa, Ferdinando, il figlio di Colombo, la iniziò nel 1505; ed Haiti, con gli africani uniti agli indiani, fu il luogo della prima rivolta di schiavi, che durò 10 anni e fu terminata nel sangue dagli spagnoli nel 1530.

Con il secondo viaggio di Colombo, secondo le parole di Kirkpatrick Sale: “...vi è il primo prolungato incontro fra la società europea e quella indiana, uno scontro di culture la cui eco si sarebbe protratta per 5 secoli.” 

In questo scontro, l’impatto per l’Europa post colombiana sarebbe stato molto positivo, non altrettanto si può dire per le società indigene delle Americhe, che ne sarebbero rimaste letteralmente annichilite.    

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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