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Chiara Narracci: un webinar per il Natale della pandemia

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La festa della nascita, simbolo di pace e di pietà, dello stare insieme al di là delle faide familiari, è compromessa dalla pandemia. Oggi, giovedì 3 dicembre, Chiara Narracci, sociologa e consulente familiare, conduce un webinar dedicato a genitori, figli, nonni, e ai modi di stare insieme in famiglia nonostante il periodo difficile.

Ora possiamo autocommiserarci, piangerci addosso e drammatizzare unendoci così alla malinconia degli anziani e alla tristezza dei bambini che sentono minacciare l’abbondanza che da sempre si associa al Natale, o scegliere di empatizzare stati d’animo condivisi in uno spirito di accoglienza ed essere il motore di questo Natale.

Siamo noi fascia media, figli e genitori a nostra volta, che dobbiamo dispensare forza, leggerezza e calore.

Siamo noi che abbiamo le risorse per accogliere le desolazioni dei nonni, e ricordargli che è un periodo, come tale ha un inizio e una fine, che presto torneremo a festeggiare insieme e che non sono soli, la nostra luce può tener viva la loro, dargli speranza e serenità.

Nel sentirci in grado di stare bene e far star bene i loro nipoti, ridimensioneranno il dispiacere di non poter godere dello stare insieme, della gioia e dello stupore dei bambini che a Natale sì, festeggiano la nascita di Gesù, ma attendono con trepidazione Babbo Natale, l’abbondanza che come italiani siamo soliti mettere in scena per regalargli momenti magici.

Tanti i modi oggi a disposizione per non far sentire soli chi amiamo…usiamoli, usciamo dall’isolamento emotivo nel quale negli ultimi tempi ci stiamo chiudendo nel disorientamento generale e portiamo vita: ascolto, tenerezza, forza, leggerezza, tenacia, comprensione, compassione e tolleranza.

Lo stesso vale per i nostri figli che hanno bisogno di un esempio concreto su come gestirsi in questa situazione straordinaria. Se ci sentono in grado di farlo si fideranno e seguiranno i nostri passi.

Hanno bisogno di sentirsi normali nel provare questi nuovi sentimenti associati al Natale ed è nella condivisione dei propri e nell’ascolto di quelli altrui che ciò avviene.

Non è nel far finta di niente o nel minimizzare la tristezza che essa trova un ridimensionamento, anzi può solo far sentire più soli e incompresi, è nella condivisione di un comune sentire, è l’ascolto e l’accoglienza della desolazione ad allentarne la pressione.

Poter dire ai nostri figli:

“mi sento un po’ triste all’idea di non poter festeggiare tutti insieme il Natale, tu come ti senti?”

Apre le porte ad uno scambio intimo nel quale c’è accoglienza, condivisione e pace.

Una volta esplorati i reciproci mondi emotivi e averli fatti respirare, attingendo anche ai tanti ricordi di natali passati, è possibile attivare la nostra e l’altrui forza necessaria per gestirsi al meglio stando con i piedi per terra, senza drammatizzare.

Un buon modo infatti è poter chiudere questi scambi dicendo: “non sarà semplice tenere la malinconia lontana ma ti basterà guardarmi negli occhi per ricordarti che è solo un periodo, che arriveranno natali più sereni, che puoi fare tre respiri profondi e godere di quello che c’è”.

Credo ci sia bisogno di tenerezza, ascolto, empatia, tolleranza, sguardi luminosi in grado di accarezzare quelli appanicati degli altri.

Giovani ed anziani hanno bisogno di poter contare su di noi, figli e genitori, basta un pensiero, un messaggio, una telefonata, una carezza.

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