Patrimoniale subito

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È di attualità la proposta di Nicola Fratoianni di istituire una sorta di tassa patrimoniale, in sintesi l’idea è quella di chiedere a chi ha di più, a livello economico, di pagare di più in termini di imposta.

Secondo il deputato, è necessario abbassare le tasse. Ma solo per la maggioranza dei cittadini che paga già troppo rispetto al proprio reddito: “Andrebbero alzate, invece, ragionevolmente e senza alcun intento punitivo, a quelle poche persone che possono permettersi di pagare di più. E sono certo che sarebbero anche ben disposte a dare qualcosa per aiutare la maggioranza degli italiani in difficoltà, per migliorare il sistema sanitario nazionale, per investire nella scuola pubblica e via discorrendo” ha spiegato Fratoianni in alcune recenti interviste: “Si tratta di buonsenso, non è certo una rapina a mano armata nei risparmi degli italiani“.

Il tema è storicamente scivoloso in quanto è da sempre che parlare di “Patrimoniale” evoca brutti ricordi e infinite polemiche, specialmente da parte di chi, non solo a destra, la reputa una manovra non propriamente liberale ma solamente legata ad ancoraggi concettuali di una certa sinistra radicale e vetero-comunista. La Patrimoniale è subito rigettata da quell’ala finto progressista che vede gran parte del Pd e Italia Viva schierarsi insieme ai 5 Stelle che vuole rispedire al mittente una proposta che non solo simbolicamente ma anche concretamente, avrebbe portato fieno in cascina ai conti del nostro paese.

Ma il momento è quello giusto per poter porre in essere questa iniziativa. Siamo nel pieno di un emergenza epidemiologica e servono azioni decise da parte del governo. La tassa patrimoniale, magari rendendola armonica, inserendo i giusti paletti per quelle fasce di reddito alto-spendenti, potrà essere vista come un’operazione corretta, anche solo per alimentare la solidarietà dei ricchi verso le classi sociali più disagiate, che stanno vivendo una gravissima crisi non solo economica ma anche psicologica.

Il confronto tra le parti dovrà essere serio e non ideologico o strumentale. Studiassero un metodo unico che possa essere subito condiviso da imprenditori e famiglie agiate. Alimentare la speranza è la miglior forma di economia, senza è impossibile far rialzare il paese che sta vivendo una storica difficoltà economica. I numeri ci raccontano che le difficoltà maggiori le stanno vivendo proprio quelle classi sociali che stanno assistendo, non certo per colpa loro, inermi al tracollo del sistema. Mentre i ricchi sono sempre più ricchi e i loro patrimoni soffrono la crisi solo in termini momentanei, con le spalle coperte da un sistema economico che li ha sempre favoriti e difesi.

La vera visione politica sarà di ridare dignità a tutti quegli uomini e donne ma soprattutto ai giovani, che hanno perso il loro posto di lavoro e che vedono il futuro sfumato e senza certezze. Bisogna credere fortemente che le diseguaglianze economiche siano ad oggi abissali, e che in un periodo di crisi come questo esse pesino ancor di più sulle spalle di milioni di lavoratori e lavoratrici, disoccupate e disoccupati. I soldi ci sono, ma sono nelle mani di pochi. Nelle mani di molti c’è l’abbandono, la precarietà e l’incertezza per il futuro, spesso anche la fame.

Siamo consapevoli che gli attuali strumenti normativi non prevedono queste misure, ma le leggi devono adattarsi alle esigenze sociali, e non viceversa.

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