Chi sono i Next Era Leaders?

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Nel panorama aziendale odierno in rapida evoluzione, la necessità di una leadership reattiva ed efficace è più pressante che mai. Prendendo spunto dai leader aziendali di oggi, c’è così tanto che possiamo fare, così tanti modi per migliorare ed evolvere per affrontare le sfide odierne! Qui presentiamo le skills necessarie a quei tedofori che dovranno illuminare un nuovo percorso, trasformando gli ostacoli di ieri e di oggi in opportunità di domani. Ripensando la cultura aziendale, questi leader stanno creando le loro eredità e lasciando un impatto indelebile sul business della nuova era, la cosiddetta Industria 4.0.

Chi sono i Next Era Leaders?

I tempi sono cambiati. Il mondo e le imprese stanno affrontando sfide senza precedenti. Il business può essere, anzi deve essere una forza positiva. Nel 2019, 180 società hanno firmato l’importante dichiarazione della Business Roundtable a sostegno del capitalismo degli stakeholder, sottolineando che si può fare bene facendo del bene. 

Il leader di oggi non è più quello che dilagava fino a pochi anni fa. La trasformazione è velocissima e mentre nelle diverse piazze del mondo la parola welfare aziendale sta diventando un must, il leader della nuova era si è trasformato da amministratore, capo e consulente duro, rampante e profondamente analitico, a leader che crede in ciò che chiama magia umana, impegnato a mobilitare le persone per dare il meglio.

Il NEL (New Era Leader) comincia a scartare dati e metodi inutili, che nel tempo si sono rivelati controproducenti. Modelli di lavoro del vecchio capitalismo, capendo che quanto di ciò che ha imparato inizialmente sulla gestione sia datato, incompleto o semplicemente sbagliato. Le statistiche parlano chiaro: le aziende che hanno esclusivamente puntato al profitto, sono morte o stanno morendo lentamente, sotto le macerie di dipendenti consumati e demotivati, e dei loro clienti, delusi e dispersi.

Attingendo da molteplici fonti di ispirazione e dalla loro ricca esperienza, il leader senior ha anch’esso un ruolo nella new era: offrire alle nuove leve una serie di principi di leadership essenziali e fornire consigli concreti su come trasformarli in azioni, incluso come trasformare un’azienda senza che tutti ti odino, come sviluppare e implementare una strategia in un modo che ispiri e mobiliti veramente, come abbracciare e allineare concretamente tutti gli stakeholder attorno a uno scopo nobile, come scatenare la magia umana e creare risultati che sfidino la logica e come diventare un grande leader perseguendo uno scopo nobile. Questo, ovviamente, succede quando il leader di oggi riscopre il proprio ruolo di guida, di mentore, e la propria responsabilità, che vuol dire “rispondere con le proprie abilità” alle sollecitazioni del proprio ambiente. La responsabilità dei tempi moderni suggerisce un approccio “soft”, almeno un tempo era chiamato così.

Finisce il dividi et impera… inizia il conosci e condividi

Oggi scopriamo che l’approccio non è ne hardsoft, duro o morbido, è semplicemente diverso. Prima il punto di riferimento era il singolo arrembante leader che faceva squadra da sé mentre si serviva di alcune pedine per raggiungere i propri scopi e per il più alto fine del profitto. Abbiamo scoperto quanto questo approccio logori l’ambiente in cui viene agito. Oggi il leader fa parte di un team in cui si riconosce come elemento utile a un sistema interconnesso. In un ambiente di interscambio paritario, il leader diventa uno stile, non un ruolo. Il che richiede di adottare i vari stili di leadership (leadership situazionale) a seconda dell’opportunità e sempre abbracciando la propria umanità. Si parla, allora di etica della leadership.

La leadership deve essere governata da principi

Nell’era che ci stiamo lasciando alle spalle di competizione e dominio, è fondamentale che i leader tornino a essere persone con valori e principi fondamentali. I nostri valori sono le cose che ancorano e sostengono le nostre attività. L’atrofia della leadership a livello globale può essere collegata al fatto che non abbiamo più l’ancoraggio che deriva dal vivere i valori e i principi fondamentali. Non possiamo usare il tradimento e la manipolazione per arrivare in cima. Non possiamo più permettere che il potere ci corrompa. Dobbiamo consentire ai principi di conservare la nostra capacità di essere lungimiranti, valutando l’insieme e la lunga scadenza a cui si legano le conseguenze delle nostre azioni. L’abuso di potere è sempre il prodotto di priorità mal riposte. Non dimentichiamo mai che l’obiettivo della leadership non è e non può mai essere il progresso delle agende personali. L’obiettivo della leadership è il progresso… dell’umanità.

Gianluca Rizzi sul Sole 24 Ore propone alcune skills che non devono mancare al leader di oggi. Ad esempio:

La curiosità, perché in fondo (come ho sopra mostrato) le proposte sono tante e non esistono ricette; fermarsi alla prima lettura o al primo spunto potrebbe essere fatale.

La capacità di sintesi ed elaborazione personale, perché l’approccio alle tante proposte non deve essere enciclopedico ma sintetico, ovvero capace di trarre il meglio che c’è in ogni spunto per ricavarne una proposta personalissima

L’antifragilità, destinata a godere della stessa fama di un’altra parola, resilienza, quella fama per cui quando la senti alzi gli occhi al cielo e pensi: “ancora con questa storia della resilienza?”. L’antifragilità però individua un’abilità che forse davvero abbiamo messo da parte, ovvero quella di prestare il fianco al caos (assenza di routine, punti di riferimento, regolarità, abitudini, serenità) con l’obiettivo di apprendere e prosperare.

Il principio di antifragilità è applicabile a qualsiasi ambito ed indica l’attitudine di alcuni sistemi di modificarsi e migliorare a fronte di sollecitazioni, fattori di stress, volatilità, disordine. È un principio enunciato e ampiamente descritto da Nassim Nicholas Taleb nel suo libro del 2012 Antifragile, prosperare nel disordine edito da il Saggiatore.

Stare al passo con la tecnologia 

Esiste un aspetto ulteriormente importante oggi, che va a braccetto col concetto di interazione. Interagire vuol dire agire insieme. Quando si trattava di farlo un tempo, ci si incontrava in riunioni, ci si affidava compiti, si eseguivano ognuno per il proprio ruolo. L’interazione era una catena di montaggio. Un concetto lineare. Oggi l’interazione è circolare, o meglio, è fluida. Mentre i ruoli sfumano uno nell’altro, anche i media attraverso i quali si comunica diventano a loro volta fluidi, così come le mansioni, affidate anch’esse alla tecnologia. Il leader gestisce risorse, oggi. Banale? Affatto. Una volta, un leader, doveva gestire un team. Ora, un leader, deve gestire svariati punti di un network tecnologico che gli facilitano il ruolo se e solo se il livello di dimestichezza nel gestirli diventa molto elevato; il rischio che quell’app di project management diventi un ennesimo impegno, anziché un aiuto, è davvero dietro l’angolo!

Nell’era dell’Industria 4.0 ecco i principali fattori di cambiamento:

  • l’avanzamento del mondo digitale, la digitalizzazione coprirà il 42%;
  • l’intelligenza artificiale e i big data arriveranno al 40%;
  • l’automazione e la robotica verrà utilizzata dal 35% delle imprese.

Sarà quindi la tecnologia a determinare le trasformazioni più rilevanti influenzando praticamente tutti i settori e modificando gran parte delle professioni.

Le macchine diventeranno sempre più efficienti potenziando l’operato umano o addirittura sostituendolo per molte mansioni. Intelligenza artificiale, machine learning, Internet of Things ed infrastrutture Cloud diventeranno di uso comune, richiedendo ai leader di impresa di ricomporre i propri team, favorendo una cultura aziendale più flessibile, antifragile e digitale.

I New Era Leader dovranno riuscire a cavarsela tra due forze parallele allora:

  • l’integrazione e il potenziamento delle capacità umane da un lato;
  • l’avanzamento tecnologico dall’altro.

Il mondo del lavoro è in costante e veloce cambiamento e, per chi dovrà riscoprire la propria leadership, la sfida sarà quella di ricomporre il proprio vocabolario, fatto di nuovi concetti, modelli, strategie integrate e interdipendenti.

Justin Rix, partner di Grant Thornton, riassume questa sfida parlando dell’impatto della nuova generazione che si affaccerà al mondo del lavoro nel prossimo decennio, la Generation Alpha, cioè coloro che sono nati intorno al 2010 e che usano cellulare e tablet meglio della penna, e le sfide che questo presenterà alle aziende che dovranno gestire più generazioni.

Generation Alpha si unirà alla forza lavoro tra dieci anni, e si aspetteranno uno scopo oltre al salario. Avranno bisogno di essere coinvolti in modo diverso e non comprenderanno l’approccio gerarchico alla leadership. Gli estremi della gioventù e dell’età avranno un impatto sulla flessibilità della cultura organizzativa, e ciò porterà la necessità per le organizzazioni di personalizzare l’esperienza lavorativa

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Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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