San Patrignano contro Netflix

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di Ileana Barone –

A 25 anni dalla morte di Vincenzo Muccioli la prima docu serie italiana targata Netflix ha debuttato lo scorso 30 dicembre per raccontare i primi 17 anni di storia di San Patrignano. Ma la Comunità  interviene per dissociarsi “completamente” dalla produzione

La comunità San Patrignano si dissocia completamente dalla docu-serie messa in onda da Netflix. Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti.

Così in una nota la Comunità di San Patrignano.

La mini serie è stata creata e scritta da Gianluca Neri, con Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, per la regia di Cosima Spender e intreccia interviste esclusive ai ragazzi curati dalle dipendenze a San Patrignano con reperti dell’epoca e racconti dei cronisti che coprirono le vicende giudiziari legate a “SanPa”. La figura di Muccioli è stata caratterizzata da  polemiche che hanno creato fazioni opposte nella valutazione della sua opera e sollevato questioni morali sull’universo San Patrignano. Per questo forte si è levata la protesta contro un prodotto valutato estremamente sommario.

Per trasparenza e correttezza abbiamo ospitato per diversi giorni la regista della serie la quale è stata libera di parlare con chiunque all’interno della comunità, e abbiamo inoltre fornito l’elenco di un ampio ventaglio di persone che hanno vissuto e o tuttora vivono a San Patrignano e della quale conoscono bene storia passata e presente, in modo da poterle dare gli strumenti necessari per una ricostruzione oggettiva e informata. Tale elenco è stato totalmente disatteso, ad eccezione del nostro responsabile terapeutico Antonio Boschini, preferendo lasciare spazio ad un resoconto unilaterale che paia voler soddisfare la forzata dimostrazione di tesi preconcette’‘.

Avevamo espresso fin dall’inizio la preoccupazione per gli effetti che un prodotto televisivo di ricostruzione delle vicende trascorse all’interno della comunità, se non ricostruite e presentate in maniera equilibrata e adeguatamente contestualizzate, poteva avere sulla odierna realtà di San Patrignano, con i suoi oltre 1000 ospiti. Purtroppo, ci troviamo a constatare che i timori erano assolutamente fondati”.

Siamo molto preoccupati per gli effetti negativi e destabilizzanti che potrebbero ricadere sull’oneroso lavoro di recupero, reinserimento e prevenzione, ai quali la comunità San Patrignano è con dedizione da decenni impegnata. Le spettacolarizzazioni, drammatizzazioni e semplificazioni presenti in un prodotto chiaramente costruito per scopi di intrattenimento commerciale, più che di seria ricostruzione documentaria che rispetti i canoni di oggettività per essere chiamata tale, potrebbero altresì colpire le purtroppo numerosissime persone e le loro famiglie che affrontano il grave problema della tossicodipendenza, oggi ancora emergenza nazionale. Persone alle quali San Patrignano ha sempre aperto le proprie porte e accolto gratuitamente in un programma terapeutico basato su principi e metodi molto distanti da quelli descritti nella docu-serie, come dimostrato da diversi studi indipendenti di prestigiosi atenei sia nazionali che internazionali”.

Per la nostra parte, continueremo, con l’impegno che da sempre ci contraddistingue, ad essere al fianco di tutti coloro, e delle loro famiglie, che intraprendono il percorso di recupero dalla dipendenza e ad aiutare gratuitamente quanti avranno bisogno di noi”.

Non si è fatta attendere la replica di uno degli autori, Carlo Gabardini:

la docu-serie è stata realizzata con venticinque testimonianze, 180 ore di interviste e con immagini tratte da 51 differenti archivi. Le testimonianze, che si alternano a materiale d’archivio, ripercorrono le vicende che hanno caratterizzato la storia della comunità e del suo fondatore.

Mi addolora il giudizio dato dalla Comunità, ma non mi sarei aspettato certo non ci fossero obiezioni. Se San Patrignano ci avesse riempito di lodi sarei stato molto preoccupato. La nostra idea era, appunto, realizzare un prodotto documentaristico, raccontando la storia nella sua complessità, non compiacere una delle mille parti in causa che saranno sempre scontente“.

Quella che abbiamo voluto proporre è una storia più grande. Una storia che aveva bisogno di essere raccontata, ed era doveroso riportare anche nei confronti di quanti ne sono stati protagonisti. Una storia che racconta l’Italia del 1978 e l’Italia di oggi. Dal tema della droga al ruolo dell’uomo forte“.

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