Mina

Mina compie 81 anni. La storia di un’icona

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di Ileana Barone –

La voce di Mina è ancora potente, ferma nel tempo, anche all’alba dei suoi 81 anni.

Durante l’ultimo Festival di Sanremo, durante le pause pubblicitarie, negli spot di una nota compagnia telefonica, ne abbiamo avuto ancora prova.

Un timbro vocale unico che l’ha resa, e la rende ancora oggi, una leggenda della musica.

Mina (nome d’arte di Anna Maria Mazzini), soprannominata “Tigre di Cremona”, ha lasciato il segno anche nella storia della televisione, nel cinema e nella moda.

La sua arte e la sua anima attraversano gli ultimi 60 anni di storia italiana ed è proprio su questo aspetto che è incentrato un convegno internazionale che si svolgerà sui canali web dell’Università di Torino “Mina, la voce del silenzio: presenza e assenza di un’icona pop“.

Mina evento
L’evento dedicato a Mina per i suoi 81 anni

Arricchito dalla presenza del cantautore Ivano Fossati e di Massimiliano Pani (figlio di Mina e suo principale collaboratore dagli anni Ottanta a oggi), l’evento proporrà 4 appuntamenti e vedrà intervenire studiose e studiosi da tutta Italia nonché relatori internazionali (da Regno Unito, Australia e Francia), esperti di storia del cinema, di storia della musica, di semiotica, di moda e costume, di televisione. 

Un’occasione per analizzare la storia di una donna che ha un solo corpo e mille volti: icona pop, pioniera di una canzone sofisticata, simbolo di una tv raffinata, contestato modello di indipendenza femminile, imprenditrice discografica, opinionista.

Studiare Mina significa studiare i fenomeni culturali del Novecento e del nuovo Millennio ponendo una particolare attenzione sulle modalità di funzionamento del sistema mediale contemporaneo.

Il convegno è a cura di Giulia Muggeo (docente di Storia del cinema all’Università di Torino), Jacopo Tomatis (docente di Popular music all’Università di Torino) e di Gabriele Rigola (docente di Storia del cinema all’Università di Genova).

Mina, l’artista

Sono tantissimi i momenti in bianco e nero che tornano alla nostra memoria quando pensiamo a Mina.

Tra gli anni ’60 e ’70, la sua immagine è entrata nell’immaginario collettivo: un volto pallido, il distintivo eyeliner nero e quei vestiti Made in Italy creati apposta per lei, per esaltare la sua fisicità ed enfatizzare la sua personalissima gestualità.

Il corpo e il suo apparire che rendeva ancor più inimitabile la sua voce, a tratti ironica “Una zebra a pois” o “Le mille bolle blu“, a tratti intensa quando il testo lo richiede “Ancora, Mi sei scoppiato dentro al cuore“.

Gabriele Rigola racconta:

Di Mina è importante anzitutto riconoscere lo statuto di performer completa. Se la voce, con il suo ruolo di interprete unica nella storia della musica nazionale e internazionale, sono tratti ampiamente riconosciuti, è poco ricordata la sua “presenza” di performer, non solo nelle interpretazioni musicali ma anche nei balletti, nella conduzione televisiva, nei duetti. La sua vocalità deve quindi essere messa in relazione, rispetto agli anni in cui appariva in pubblico, alle sue interpretazioni e alla sua prassi fisica e gestuale di artista”.

Mina
Mina © Mondadori Portfolio

Mina in TV

Una gestualità che Mina ha espresso sul piccolo schermo in veste di show girl per il Varietà (da “Studio uno” a “Sabato sera“, da “Senza rete a Canzonissima“, da “Teatro 10 a Milleluci“), tra duetti e sketches, al fianco di altri miti assoluti come, per citarne alcuni: Mike Bongiorno, Ugo Tognazzi, Adriano CelentanoVittorio Gassman, Totò, Walter Chiari, Alberto SordiMarcello Mastroianni.

Una bravura ed un talento televisivo che non si ferma qui.

Rigola aggiunge:

anche la sua conduzione è degna di nota e particolarmente incisiva nella storia della televisione dell’epoca nella presentazione degli ospiti, nell’entertainment e nel ballo: Mina è stata icona e sperimentatrice.

Mina e Celentano © Mondadori Portfolio

Mina e il cinema

Mina è stata figura di spicco, comparsa e protagonista di ben 13 film girati tra il 1959 e il 1967, quasi tutti musicarelli.

Come spiega Rigola, “il cinema non è stata l’espressione artistica in cui Mina si è trovata più a suo agio”, un aspetto non trascurabile che forse in parte spiega il suo rifiuto successivo di ruoli anche importanti per la storia del cinema, non solo italiano (Mina rifiutò proposte da Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e Francis Ford Coppola che la voleva ne Il Padrino nel ruolo di Kay Adams, interpretato poi da Diane Keaton).

I ruoli, e le esibizioni musicali, all’interno di quelle pellicole sono però “fondamentali per ristudiare Mina come icona, come performer cinematografica, e anche come diva: la dimensione divistica dei cantanti-performer di questi anni era rilanciata non solo dal cinema, ma dalla coeva industria discografica e dalla stampa giovanile”.

Il ritiro

Dopo aver abbandonato la scena pubblica dall’agosto 1978, è stata rivista solo in qualche breve filmato e in versione cartoon al fianco di Celentano.

La sua assenza, solo “fisica” e “visiva”, secondo Gabriele Rigola “ha solidificato la sua immagine, rendendola iconica. Non si è ritirata dal suo ruolo, ha continuato ad essere costantemente presente con la sua voce, e non solo. I lavori continui, le sperimentazioni, i dischi, le collaborazioni, ma anche una continua trasformazione della sua immagine l’hanno resa iper-presente e sempre contemporanea”.

Tra una sigla e un jingle pubblicitario, con la sua voce sempre potentissima, Mina dimostra ancora oggi di essere un mito vivente.

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Mina

(fonte: Vogue)

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