7 giorni con Virginia Raggi

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di Virginia Rifilato e Gabriel Rifilato –

Un’intervista esclusiva di Roman Walks in collaborazione con InsideMagazine. La versione integrale sarà pubblicata sul numero di Roman Walks “Primavera 2021″, nelle edicole della capitale a Maggio (ne abbiamo parlato qui).

Ca’ Art Studio ©2021 Roman Walks

Terzo Giorno – Come dare nuova vita alle periferie grazie ai progetti sull’arte, la cultura e la musica, nonostante il percorso a ostacoli imposto dalla pandemia

Roman Walks:

L’anno scorso il laboratorio progettuale sulla moda RoMaison, dal 2017 l’evento Art Stop Monti mirato a invitare artisti e illustratori romani a connotare artisticamente le stazioni metro Cavour di Roma, quest’anno l’ambizioso progetto Spaccio Arte con il quale, come lei aveva annunciato, “dare fastidio a chi opera nell’illegalità offrendo la possibilità agli abitanti delle periferie romane di riappropriarsi dei propri quartieri e vivere in sicurezza, partecipando a spettacoli teatrali e concerti”. E poi, sempre quest’anno, l’annuncio dell’ex cinema Palazzo a San Lorenzo, nel quale il Comune vorrebbe dar vita a uno spazio culturale.
Vuol parlarci dei suoi progetti sull’arte, la cultura e la musica a Roma? E su come questi meritori progetti sono andati avanti nel percorso a ostacoli della pandemia?

Virginia Raggi:

“Forse quello che non ha risentito della pandemia è stato Art Stop Monti. Quindi abbiamo coinvolto artisti under 35 a prendersi cura di questa stazione attraverso delle istallazioni temporanee. Allo stesso tempo RoMaison ha preso vita lo scorso anno cercando di coniugare due peculiarità di Roma: la moda e il cinema. Roma è la città del cinema, Roma è storicamente la città della moda, RoMaison vuole coniugare questi due aspetti strettamente connessi. Le collaborazioni che stiamo attivando sono dirette proprio a riconnettere il mondo della moda a quello del cinema, che è sempre stato una vetrina dei nostri grandi stilisti, sarti e manufatturieri.

Noi abbiamo tantissime artigianalità che rischiano di andare perdute, non dobbiamo permetterlo, quindi dobbiamo puntare su questo binomio che reputiamo vincente.

Ci siamo inventati mostre itineranti, anche proiezioni sui palazzi attraverso il video mapping, che ci consente di comunicare al pubblico, ai cittadini, ai turisti in un modo diverso, sfruttando i muri della città come delle vere e proprie tele senza però che vengano permanentemente alterati.

La pandemia ci ha costretto a essere creativi, ad inventare nuovi modi di comunicare.

Spaccio Arte è un progetto che nasce insieme a Federica Angeli (insieme alla Questura e alla Prefettura), delegata alle periferie. Abbiamo a Roma purtroppo alcune periferie che sono delle vere e proprie piazze di spaccio. La Questura ci dice che purtroppo a Roma in alcune piazze il fine settimana c’è un giro di affari di 200-250 mila euro. Vogliamo quindi puntare su un’attività di recupero dal degrado, come abbiamo fatto nelle piazze a San Basilio, intervenendo con eventi che portino musica, poesia, spettacoli, occupando queste piazze con spettacoli itineranti perché l’occupazione fisica anzitutto allontana gli spacciatori e soprattutto fa vedere alle persone oneste, che si sentono schiacciate dal peso della criminalità, che c’è un’alternativa, un modo diverso di vivere quegli spazi.

Le istituzioni ci sono: noi lavoriamo insieme alla Prefettura e alla Questura, perché le istituzioni vanno avanti insieme per riprendersi pezzi di territorio che per anni sono stati abbandonati, e noi non possiamo permetterlo. Un altro progetto che stiamo portando avanti nelle periferie è Il lavoro nobilita il quartiere: stiamo lavorando per riaprire gratuitamente degli spazi commerciali del Comune, che nessuno ha voluto prendere in gestione negli ultimi anni per paura delle frequentazioni, e che verranno dati in gestione per due anni a patto che la persona che prende il locale e lo rianima assuma ragazzi del luogo, che stringeranno un patto di vita sana con noi al fine di abbandonare la strada della criminalità. La criminalità in questi luoghi prolifera perché è l’unica alternativa per questi ragazzi.

Noi dobbiamo dare delle alternative, professionali e artistiche. Stiamo organizzando anche dei corsi di giornalismo per tutti i romani, per insegnare un mestiere ai giovani, e abbiamo avuto adesioni soprattutto dagli abitanti delle periferie: il progetto si chiama Missione reporter, e si avvale della collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.”

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