Ilde Forgione, la social media manager che ha portato gli under 25 negli Uffizi… grazie a TikTok!

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Foto del profilo di Giulia Banfi

Giulia Banfi scrive: “Si apprende sempre da chi prova a innovare: questa è la mia filosofia di vita.

Sul Canale Telegram (📣 ) ho appena riportato l’intervista fatta da Forbes alla Dottoressa e Social media manager della Galleria degli Uffizi, Ilde Forgione.

L’obiettivo dell’ultima strategia social degli Uffizi? Avvicinare il target d’età 15-25 anni. Come lo hanno fatto? Con TikTok, racconta proprio Ilde, che ha lavorato in questi difficili mesi di pandemia al progetto social coinvolgendo anche influencer come Chiara Ferragni e Martina Socrate.

Un’impresa, riuscita, che ha portato una boccata d’aria fresca, ma soprattutto di #innovazione alla Galleria. Prendere spunto soprattutto da questi casi studio per innovare la comunicazione pubblica è uno degli obiettivi che voglio perseguire.”

Chi è Ilde Forgione: tutto sulla social media manager | DonneMagazine.it
Ilde Forgione

Punti salienti

Ilde Forgione, trentasei anni e originaria di Fontanella, una frazione tra Empoli e Castelfiorentino, Social media manager della Galleria degli Uffizi e Dottoressa di ricerca in Diritto pubblico e dell’Economia presso l’UniversitĂ  di Pisa, rilascia un’intervista a Forbes per parlare di strategia mediatica intorno alla scelta di aprire un profilo su TikTok.

La social manager da urlo fa volare gli Uffizi su Tik Tok - Cronaca -  lanazione.it

“In questo mutato contesto, anche i musei hanno dovuto cambiare il modo di rapportarsi con le persone: da una fruizione per lo più fisica si è passati a una dimensione virtuale.”

Com’è nata l’idea di portare gli Uffizi su TikTok?
L’idea è stata del direttore, che ha una conoscenza a 360° del mondo dell’arte e di chi può usufruirne, e che è da sempre attento agli sviluppi della comunicazione. L’obiettivo è avvicinare al museo un pubblico sempre più ampio, in modo da sensibilizzare le prossime generazioni all’arte.

L’obiettivo?
“Ci siamo aperti senza pregiudizi al linguaggio di una specifica generazione (15-25 anni) per suscitare curiosità ponendoci in modo paritario, facendo percepire che il museo è vicino ai cittadini: in termini tecnici, questo si definisce public engagement”.

Come viene suddiviso il lavoro?
“Il team è piuttosto ampio e i suoi membri sono specializzati sui vari social, per la necessità di lavorare, come dicevo, a seconda dei target e con i linguaggi e codici tipici adatti a quello di riferimento”.

Quali erano gli obiettivi iniziali? Pensate di averli centrati?
L’obiettivo generale è stato quello di avvicinare la fascia compresa tra i 15 e i 25 anni al museo, utilizzando un linguaggio ironico e trasformando quindi questo contatto in una sorta di visita reale. Crediamo di esserci riusciti: nei pochi momenti di apertura che la pandemia ci ha concesso, la bigliettazione, che è un’ottima cartina di tornasole, ha mostrato, per la prima volta, una presenza di visitatori under 25 alla Galleria che ha superato un terzo del totale (34,6%).

Di cosa avrebbe bisogno secondo Ilde l’arte per conquistare anche i millennials?
Si tratta di linguaggi, più che di leggerezza. La leggerezza è una caratteristica del linguaggio della Gen Z ma non significa superficialità. 

Chi vuole comunicare qualcosa deve adattare i linguaggi ai diversi codici di ciascun target, non viceversa.

Nel 2020 si sono registrati complessivamente 659.043 visitatori. Dato che posiziona le Gallerie al settimo posto tra i musei d’arte di tutto il mondo (nel 2019 erano al nono posto in classifica). Complessivamente hanno realizzato introiti per 8,8 milioni di euro, che rispecchiano esattamente la percentuale di decrescita dei visitatori. “Quello che ci auguriamo, in cui speriamo fortemente, è una riapertura stabile. Con la speranza di evitare nuove chiusure il prossimo inverno”, fa sapere il portavoce del museo.

FAI
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