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Raffaella Carrà: il racconto straordinario di un’icona indimenticabile

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L’immagine di Raffaella Carrà, che la società dei grandi numeri ha vissuto nell’Italia in evoluzione, dagli anni ’70 ad oggi, ha incarnato la trasformazione della comunicazione e della cultura italiane rivolgendosi ad un’audience fluida, coinvolgendo tutti ma soprattutto le donne, stupite di ritrovarsi raccontate, finalmente, da un’icona sempre più affermata.

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All’anagrafe  Raffaella Maria Roberta Pelloni

La “rivoluzionaria” Raffaella Carrà ci ha lasciato ieri, donandoci un’eredità immensa. Mettendo d’accordo alla fine tutti, nonostante il suo ruolo dirompente che l’ha vista, soprattutto ad inizio carriera, scardinare tabù e violare molte delle regole non scritte di una TV che trasmetteva ancora in bianco e nero. Raffaella era, è e sarà sempre, “nazionale”. Aveva 78 anni, a comunicare il decesso è stato Sergio Iapino, il compagno di una vita. Le sue parole: “Nelle sue ultime disposizioni ha chiesto una semplice bara di legno grezzo e un’urna per contenere le sue ceneri. Nell’ora più triste, sempre unica e inimitabile, come la sua travolgente risata”. Le ascoltiamo, le leggiamo sui giornali queste frasi di addio, come fossero lontane anni luce, chiedendoci “come faccia un’icona intramontabile a scomparire”. Semplicemente non può.

Le icone, i miti, sono eterni. Si vive nel ricordo delle mille immagini a cui appartengono e che sono rimaste impresse nella testa, nel cuore, nell’anima perché hanno scandito momenti della nostra vita. La loro luce è ciò che rimane.

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E la luce non muore, è una costante nell’universo, viaggia velocissima e tocca tutto, illumina tutto, donandole colore.

Così Raffaella, la luminosa Carrà. «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre». A parlare è Sergio Iapino, mentre al suo, si unisce il dolore dei nipoti Federica e Matteo, e poi Barbara, Paola e Claudia Boncompagni. Le persone più vicine, gli amici di una vita, i collaboratori più stretti. E poi, insieme a loro, ci sono 60 milioni di persone, l’Italia che si unisce in un sincero abbraccio denso di amore. Ed ancora il mondo, considerato che la Carrà è famosa ovunque, come una rockstar.

Da Trieste in giù

Una di “famiglia”, che veniva accolta in tutte le case d’Italia che oggi ricordano le sue intramontabili hit. Canzoni che hanno fatto ballare generazioni, che sono entrate nei primi posti delle classifiche e poi nella storia della musica italiana, radicate nella nostra cultura. Insieme alle note di quei motivetti divertenti, Raffaella accompagnava con leggerezza, quasi senza che qualcuno sollevasse un sopracciglio, l’Italia nella modernità, sdoganando i temi scottanti dei roventi anni ’70 e ’80. Argomenti di cui pochissimi avevano il coraggio di parlare in pubblico, figurarsi in tv, che all’epoca era solo RAI ed estensione della comunicazione dello Stato. Sorriso, motivetti, leggerezza, entrava nella casa degli italiani con la pancia in bella vista, incredibile! Con le gonne sopra al ginocchio, con presenza, con intelligenza. Un coraggio che oggi più che mai ci ricorda il suo ruolo che è andato ben oltre a quello di soubrette, di presentatrice o ballerina. La Carrà è tante cose insieme, è femminilità, serietà, dimostrazione di capacità, di obiettivi raggiunti. Un esempio e, per questo, un’icona intramontabile.

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La rivoluzione in musica

Raggiunta la popolarità con ‘Canzonissima’, Raffaella decide di esordire anche come cantante e si inventa la sua prima hit indimenticabile dando note e parole alla sigla del programma, “Ma che musica maestro“. E’ il 1970 e il primo ombelico “nudo” viene mostrato in diretta nazionale. Scandalo! Al suo fianco Corrado sa, ma fa finta di non sapere, che un taboo è stato violato, proprio davanti ai suoi occhi di presentatore bonario e pacifico. Strepitoso Corrado. Intano le ragazze italiane cominciano a imitarla e a non vergognarsi più di mostrare il proprio corpo.

Passano pochi mesi ed è la volta del ‘Tuca Tuca‘. Una canzone spensierata, scritta da Gianni Boncompagni e Pisano. Già le parole lasciavano spazio ad ogni immaginazione, se poi la Carrà le accompagnava inventandosi il “balletto del Tuca Tuca”, allora beh, oltre a coinvolgere un Paese intero in un’altra rivoluzione culturale, lo faceva divertire dalle balere estive delle mete vacanziere più rinomate, ai salotti di ogni appartamento. Un azzardo per l’epoca, che divenne definitivamente indimenticabile dopo una performance che coinvolgeva un divertito Alberto Sordi. Storia!

Raffaella Carrà, dal Tuca Tuca a Tanti Auguri: la rivoluzione nelle sue hit

Il Tuca Tuca, fu “tagliato” dalla Rai. Lo scandalo di quel balletto che per l’epoca era considerato eccessivo, fu ripristinato proprio grazie ad Albertone che seppe unire le sue risate a quelle di Raffaella portando l’Italia ad abbassare ogni ulteriore difesa. 

Per questo sense of humour e questa capacità di trasformare in gioco temi delicati, avversi ai benpensanti, Raffaella si è conquistata il titolo di icona gay (“grazie alla mia allegria”) e di sex symbol. Ogni sua canzone ha portato un’innovazione che ha contribuito a cambiare le regole del gioco, come è successo anche nel 1976 con il brano “A far l’amore comincia tu” che racconta di una donna spregiudicata che chiede al suo uomo di prendere l’iniziativa. La versione remixata da Bob Sinclair è diventata l’inno del Gay Pride e Paolo Sorrentino la userà all’inizio del suo capolavoro Premio Oscar, La Grande Bellezza. Nel 1978 è la volta di “Tanti auguri” che descrive i costumi di una donna libera e indipendente, che lo fa “in campagna ed in città”. E anche questa canzone è diventata un inno per la comunità gay. E poi, sempre nel ’78, incide “Luca“, una canzone che affrontava per la prima volta l’omosessualità in modo diretto e leggero parlando di un ragazzo, Luca appunto, attratto da un altro ragazzo.

Gazzetta.it ci spiega le origini di Raffaella Carrà: “Bolognese, cresciuta “studiando” il Musichiere nel bar gelateria del padre e Bellaria, “Raffa” ha debuttato nel cinema ancora bambina, arrivando a una trentina di titoli e sarà un regista cinematografico appassionato di pittura a suggerirle il nome d’arte Carrà, associando Raffaella (come Raffaello Sanzio) a Carlo Carrà.”

Raffaella ormai sdoganata è star internazionale e si presenta nella scena dance con canzoni ritmate come ‘Rumore’, ‘Forte forte forte’, ‘Fiesta’, ‘Ballo ballo’.

Così, come suggerisce ancora la Gazzetta.it: “Ci sono già tante Carrà, la cantante di A far l’amore comincia tu, la showgirl di Fantastico, la ballerina di Milleuci, la conduttrice di Pronto, Raffella?

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Nel programma si inventa il ruolo di intrattenitrice e padrona di casa, con gli ospiti e il “gioco dei fagioli”, grande successo Rai nella fascia di mezzogiorno, punte di 9 milioni di ascolto, numeri che fotografano un’altra epoca.

La parentesi in Fininvest non le impedisce di restare, eternamente, un volto Rai, amatissima anche in Spagna dove canta, va in tv, diventa simbolo pop negli anni del post Franchismo, segnando una rivoluzione del costume anche lontano dall’Italia. La Carrà lega il suo nome anche a un format britannico trapiantato in Italia, Carramba! Che sorpresa, simbolo della tv degli affetti privati e sbarca poi in una nuova epoca, giudice di The Voice of Italy, fino a inventarsi un programma di interviste (A raccontare comincia tu).”

Un racconto che non finirà mai. Cara Raffaella, ciao.

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