Trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi per vivere meglio

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Di Giusy Sguazzo –

In questo articolo tentiamo di rispondere in modo dettagliato alla domanda: È possibile trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi?

Dai pensieri negativi, ai pensieri positivi

Da piccoli per sopportare il dolore di una caduta o il senso di frustrazione per un piccolo fallimento, i grandi ci portano a pensare ad altro per distrarre la mente da quella che era in quel momento per noi una fonte di rabbia, disagio o stress. Crescendo poi, impariamo a difenderci dai pensieri negativi cercando di pensare ad altro.  

Ti senti triste, deluso, arrabbiato?  Qualunque sia il tuo stato d’animo o sensazione spiacevole se vuoi liberartene devi provare ad allontanarne il pensiero, a distrarre la mente. Da grandi siamo noi ad “agire” la nostra distrazione, cercando di incanalare la mente in pensieri diversi, lontani da quello che turba o disturba la nostra serenità. Almeno questo è quello che sappiamo sia utile fare. Ci riusciamo davvero? Ci proviamo, almeno?

Potrebbe sembrare qualcosa di semplice

Potrebbe sembrare qualcosa di semplice, ma non è affatto banale né scontato riuscire a farlo efficacemente.

Innanzitutto, bisogna riconoscere il legame, la stretta connessione tra i nostri pensieri e le nostre emozioni. Come sottolinea lo psicologo Antonio Fresco, questi due elementi non vivono in dimensioni separate come si potrebbe ritenere: il pensiero nella mente lucida e razionale e le emozioni “nel cuore”.

Il legame tra pensieri ed emozioni esiste ed è anche molto stretto. Secondo Fresco, infatti, “pensieri e cognizioni conferiscono sostanza alle emozioni”. Provare una certa emozione vuol dire avere pensieri che supportano quella emozione, che servono a definirla, a conferirle forza e vitalità.

Le emozioni, quindi, “seguono i pensieri”.  

In altre parole, non è possibile provare emozioni in assenza di pensieri.

Tuttavia, normalmente, la nostra consapevolezza si concentra su ciò che proviamo o su come ci sentiamo. Solo raramente riusciamo a risalire ai pensieri che hanno provocato il nostro stato d’animo. Non si tratta, dunque, di un processo così immediato, spontaneo né tantomeno scontato. Eppure riuscire a comprendere, in modo lucido e razionale, quali pensieri specifici determinano specifiche emozioni, ci aiuterebbe più facilmente a trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi, provocando, conseguentemente, emozioni piacevoli.

I fattori che influenzano i nostri pensieri

A questo punto viene naturale chiedersi: “quali fattori influenzano i nostri pensieri?” Senz’altro sono tanti e variegati. Di sicuro un ruolo importante lo giocano gli stimoli ai quali veniamo esposti o ci esponiamo quotidianamente: il contesto in cui viviamo, gli ambienti che frequentiamo, le relazioni interpersonali.

Tuttavia, mentre da adulti siamo (quasi) sempre noi a scegliere a quale stimoli esporci, bambini e adolescenti non hanno ancora sviluppata la capacità critica di selezionare le informazioni e spesso, purtroppo, le subiscono passivamente. Se poi consideriamo il forte sviluppo delle nuove tecnologie digitali, stimoli e informazioni ai quali sono esposti i ragazzi quotidianamente sono innumerevoli. Questo rende ancora più urgente una selezione qualitativa di questi stimoli.

Resta, ovviamente, una responsabilità degli adulti, genitori e educatori in primis, tutelare i più giovani, aiutandoli a selezionare le informazioni e, ove non fosse possibile, aiutarli a gestire le emozioni negative derivanti da stimoli inappropriati.

Quali sono gli strumenti che noi adulti abbiamo per aiutare le giovani menti affinché possano gestire gli stimoli che generano pensieri negativi?

Come aiutarli a riconoscere i pensieri negativi che si nascondono dietro le loro emozioni?

E, soprattutto, come insegnare loro ad incanalare quelle emozioni nel modo giusto, affinché si trasformino in emozioni positive?

Pensieri favolosi

La psicologa Roberta Verità nel suo libro “Pensieri Favolosi” ci aiuta a dare una risposta a queste domande.  Si tratta di 10 favole, ognuna focalizzata su di una problematica associata, a sua volta, ad un’emozione o ad uno stato dell’animo in cui tutti noi, grandi e piccoli, possiamo identificarci: mancanza di autostima, paura del rifiuto, rapporto con il proprio corpo e il cibo.

In libro propone un vero e proprio metodo per imparare a trasformare i pensieri negativi in pensieri positivi, dimostrando che è possibile cambiare il modo di vedere le cose, il nostro atteggiamento mentale e di conseguenza, la nostra risposta emotiva. Si tratta del metodo REBT (Rational Emotion Behaviour Therapy), proposto come uno strumento semplice e accessibile a tutti, utile per riuscire a trasformare i propri pensieri, partendo dall’assunto che, essendo noi gli autori dei nostri pensieri, anche ciò che pensiamo dipende da noi.

“La mente da se stessa può far diventare un paradiso un inferno e un inferno un paradiso” (John Milton, Paradise Lost)

In “ Pensieri Favolosi” ciascun racconto guida in maniera impercettibile, ma efficace, il processo di trasformazione del pensiero, base di ogni emozione, sentimento o stato d’animo.

I protagonisti delle storie sono tutti animali con nomi “umani”: il bruco Matteo, la rana Susanna, il cavallo Riccardo, rendendone naturale e immediata l’identificazione da parte di chi legge o ascolta.

Ciascun racconto è articolato applicando il metodo REBT (Terapia Razionale Emotivo Comportamentale). Punto di partenza del metodo è la presa di coscienza del proprio stato di disagio o situazione problematica. Quindi si passa alla individuazione delle emozioni ad essa associate. Successivamente, attraverso una serie di domande che aiutano a circoscrivere il problema e ad analizzarlo in maniera razionale, si mettono nero su bianco le risposte per poi arrivare a riscrivere i pensieri originari in chiave positiva, frutto proprio di questo processo di razionalizzazione e consapevolezza.

Lo strumento del racconto favolistico qui gioca tutta la sua forza. Sappiamo quanto il racconto costituisca un potente mezzo per favorire l’identificazione, creando legami ad alta intensità emotiva e quindi particolarmente efficaci, in quanto restano nella mente, facendosi “ripescare” facilmente attraverso il ricordo.

La tristezza della rana Susanna che al principio della storia si sente dire che è cretina, svanisce quando riesce a focalizzarsi sulla sua reale natura e finalmente a trasformare le sue (indotte) convinzioni negative in emozioni positive: “se mi dicono che sono un uccello, non mi spuntano le ali. Dunque se mi dicono che sono cretina e idiota, non sono cretina e idiota. Io sono sempre io, qualsiasi cosa mi dicano”.

Appassionata di scrittura e comunicazione in tutte le sue forme. Giornalista pubblicista, divoratrice di libri, ferma sostenitrice della parola come potente mezzo di conoscenza, relazione ed emozione.

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