Sempre più spesso società a responsabilità limitata nate per un progetto imprenditoriale poi concluso, o schiacciate dai debiti accumulati nel tempo, finiscono per essere semplicemente lasciate in sospeso. Niente attività operativa, nessuna decisione definitiva, soltanto anni di immobilismo nella speranza che il problema si risolva da sé. Purtroppo la realtà dei fatti è un’altra.
Abbiamo affrontato il tema insieme al dottor commercialista Guido Moretti, chiarendo quali sono i rischi concreti di una SRL “abbandonata”, quali responsabilità possono ricadere su amministratori e soci e perché, in molti casi, affrontare tempestivamente la chiusura della società rappresenta la scelta più prudente e conveniente.
Dottor Moretti, la SRL protegge sempre il patrimonio personale dell’imprenditore?
“In linea generale sì, perché la SRL gode della cosiddetta autonomia patrimoniale perfetta: il patrimonio della società è distinto da quello personale dei soci.
Tuttavia, questa protezione non è assoluta. Possono emergere responsabilità personali quando sono state rilasciate garanzie personali, in presenza di irregolarità nella gestione, di distrazioni patrimoniali oppure di specifiche violazioni tributarie.
È quindi fondamentale distinguere sempre tra i debiti della società e le eventuali responsabilità personali dell’amministratore o dei soci. In sostanza, perché la barriera protettiva della SRL venga meno bisogna aver commesso violazioni particolarmente rilevanti”.
Qual è l’errore che vede più spesso quando una SRL smette di operare o non è più sostenibile?
“L’errore più frequente è l’immobilismo. Molti imprenditori smettono di aprire le PEC, ignorano raccomandate e comunicazioni ufficiali, lasciando la società in una sorta di limbo che può durare anni. Si spera che il problema svanisca da solo, ma una SRL non si estingue semplicemente perché ha cessato l’attività.
Al contrario, intervenire tempestivamente consente di avere a disposizione più strumenti, di contenere i costi, ridurre i rischi e tutelare nel modo migliore anche il patrimonio personale”.
Quindi chiudere una SRL con debiti può rappresentare una soluzione?
“Assolutamente sì. Chiudere una società non significa sottrarsi ai propri obblighi, ma interrompere un progressivo aggravamento della situazione. Significa bloccare nuovi costi di gestione, evitare ulteriori omissioni e affrontare il problema in maniera ordinata e consapevole.
Molti imprenditori mantengono in vita società ormai inattive soltanto per paura o per mancanza di informazioni corrette, quando invece lasciare una SRL sospesa per anni può essere molto più rischioso che procedere a una chiusura gestita professionalmente”.
Molti sostengono che una SRL con debiti non possa essere cancellata. È davvero così?
“No. Il Codice Civile non disciplina espressamente la chiusura di una SRL ancora debitrice, ma nel tempo si è consolidato un importante orientamento della Corte di Cassazione. La Cassazione ha chiarito che la cancellazione della società dal Registro Imprese può avvenire anche in presenza di debiti non pagati. Questo è un principio molto importante perché per anni si è pensato che una società dovesse necessariamente pagare tutto prima di potersi chiudere.
Oggi sappiamo che non è così. La cancellazione estingue la società, pur lasciando disciplinati eventuali rapporti debitori residui secondo le regole previste dall’ordinamento. Ciò significa che l’ordinamento riconosce la possibilità di chiudere formalmente anche società che non sono più in grado di soddisfare integralmente tutti i debiti”.
Chiudere una SRL significa che i debiti passano automaticamente ai soci o all’imprenditore?
“No, ed è probabilmente uno degli equivoci più diffusi. La SRL nasce proprio per separare il patrimonio della società da quello personale dei soci e il principio generale resta quello secondo cui i debiti societari rimangono in capo alla società stessa.
Esistono tuttavia alcune eccezioni previste dall’articolo 36 del DPR 602 del 1973. I liquidatori possono essere chiamati a rispondere personalmente se utilizzano l’attivo della liquidazione per soddisfare crediti di grado inferiore rispetto a quelli tributari. Allo stesso modo, i soci possono rispondere dei debiti soltanto nei limiti dei beni o dei dividendi ricevuti negli ultimi due esercizi sociali e in proporzione a quanto effettivamente incassato”.
È sempre necessario il notaio per mettere una società in liquidazione?
“No, ed è un aspetto poco conosciuto. L’articolo 2484 del Codice Civile prevede alcune ipotesi in cui l’organo amministrativo può accertare direttamente la causa di scioglimento della società e procedere successivamente all’iscrizione della messa in liquidazione presso il Registro delle Imprese, senza che sia indispensabile il passaggio notarile”.
Il tipo e l’entità del debito incidono sulle possibili conseguenze?
“Sì, incidono in maniera significativa. Nel caso dei debiti bancari, l’elemento determinante è rappresentato dalle eventuali garanzie personali rilasciate dall’imprenditore: se sono presenti fideiussioni, la banca può agire direttamente sul patrimonio personale del garante.
I debiti fiscali, invece, salvo situazioni di particolare gravità o dolo, rimangono generalmente in capo alla società.
Lo stesso vale per i debiti verso i fornitori, a meno che non siano state prestate specifiche garanzie personali. In alcuni casi può risultare più semplice gestire una società con esposizioni molto elevate ma prive di fideiussioni personali, rispetto a una posizione economicamente più contenuta ma garantita direttamente dall’imprenditore”.
Quando una SRL rischia la liquidazione giudiziale?
“Se la società rimane formalmente aperta e non vengono depositati i bilanci, il rischio esiste sempre. Diversamente, una volta completata la chiusura della società e trascorso un anno dalla cessazione, questo pericolo viene meno, come stabilito dall’articolo 33 del Codice della crisi d’impresa”.
L’imprenditore ha l’obbligo di richiedere la liquidazione giudiziale della propria società?
“Non esiste un obbligo automatico di auto-fallimento. Gli amministratori hanno certamente doveri precisi, che riguardano la tutela del patrimonio sociale, la corretta gestione dell’impresa e la tempestiva individuazione di eventuali segnali di crisi.
Tuttavia, se il loro comportamento non ha contribuito ad aggravare la situazione debitoria della società, non può essere loro contestato il mancato ricorso alla procedura giudiziale”.
È vero che la chiusura di una SRL con debiti fa scattare automaticamente controlli fiscali o istanze di liquidazione giudiziale?
“No, è una convinzione errata e piuttosto diffusa. Anzi, negli ultimi tempi l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, per alleggerire il proprio magazzino di crediti inesigibili, ha promosso istanze di fallimento (liquidazione giudiziale) soprattutto nei confronti di società formalmente ancora aperte e prive di bilanci depositati.
Non esiste alcun automatismo che colleghi la semplice cancellazione della società a controlli immediati o procedure concorsuali. Se la chiusura viene gestita correttamente dal punto di vista tecnico, può avvenire senza particolari criticità e, decorso un anno dall’estinzione, il debito resta destinato a rimanere sulla società ormai cessata”.
Quanto tempo richiede la chiusura di una SRL indebitata?
“Generalmente l’intera procedura può concludersi nell’arco di un mese, anche se i tempi effettivi dipendono dalla Camera di Commercio presso cui la società è iscritta”.
In conclusione, quale consiglio darebbe a chi si trova in questa situazione?
“Il primo consiglio è di non continuare a rimandare, sperando che il problema si risolva spontaneamente.
Il secondo è di non lasciarsi paralizzare dalla paura, perché una gestione corretta e tempestiva può limitare fortemente, e in alcuni casi persino azzerare, le conseguenze negative.
Il terzo, e forse più importante, è evitare il fai-da-te e affidarsi a un professionista esperto, capace di individuare la soluzione più adeguata al singolo caso”.










