L’enorme sfida del vaccino

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La gara è solo all’inizio. In definitiva, i vaccini non avranno davvero successo finché non saranno stati vaccinate un numero sufficiente di persone per fermare la diffusione del virus. E questo rappresenterà una sfida logistica diversa da tutte le altre in passato. Proprio per questo l’Italia sta avendo difficoltà a distribuire un numero adeguato di dosi. Lo avevamo preannunciato.

Ma questi sono tempi eccezionali che devono far fronte a una crisi eccezionale. In tempi normali, i vaccini hanno solo il 10% di possibilità di arrivare dagli studi clinici di Fase II – che testano la sicurezza, il dosaggio e talvolta danno suggerimenti sull’efficacia – fino all’approvazione entro 10 anni, hanno riferito i ricercatori degli Annals of Internal Medicine. In media, occorre che un vaccino sia testato per quattro anni per passare dalla fase di sperimentazione di fase II, alla piena approvazione normativa.

Robin Townley, direttore della logistica dei progetti speciali per AP Moller-Maersk, una società che gestisce logistica della catena di approvvigionamento e servizi di trasporto per le aziende di tutto il mondo, ha dichiarato: “L’entità e l’intensità del compito che ci attende non hanno precedenti. È il più grande lancio di prodotti nella storia dell’umanità”.“La corsa al vaccino ora non è una corsa che si svolge in laboratorio. È una corsa al paziente “, E i vaccini di maggior successo, dice Townley, saranno quelli realizzati dalle aziende che prestano la massima attenzione all’ultimo miglio. Tradotto: la partita ora si gioca sulla distribuzione, a parità di efficacia dei vaccini (dichiarata del 95%).

Per “ultimo miglio”, che com’è ovvio non è una misura della distanza, si intende il viaggio del vaccino dai centri di distribuzione centralizzati alle cliniche e infine ai pazienti. È un labirinto disseminato di buche di regolamenti e catene di approvvigionamento che le aziende devono navigare per distribuire il loro vaccino. Una filiera che si scontra, poi, con la reale capacità di un Paese di approvvigionarsi e mettere in moto una efficiente macchina distributiva. La sfida logistica è davvero senza precedenti: dalla produzione e dalla distribuzione di vaccini, approvazione normativa finale, distribuzione a una popolazione globale di circa 7 miliardi di persone, mentre i programmi di vaccinazione in passato si erano limitati a concentrarsi su target demografici specifici come i bambini o gli anziani.

Non è solo la quantità di persone, ma anche la velocità con la quale vanno raggiunte, e tutto si traduce in capacità di produzione.

“Possiamo produrre più di 500 milioni di dosi all’anno solo se installiamo linee di produzione aggiuntive, quindi è chiaro che abbiamo bisogno di ulteriori investimenti nell’installazione se vogliamo produrre più di 500 milioni (all’anno) in futuro”, ha detto Mercoledì alla CNBC Albert Baehny, presidente di Lonza, l’azienda che sta affiancando Moderna nella produzione dei suoi vaccini.

La casa farmaceutica svizzera Lonza mira a produrre 400 milioni di dosi di vaccino all’anno. In territorio statunitense punta da 500 milioni a 1 miliardo di dosi in totale per il 2021. Per ogni persona che riceverà il vaccino saranno necessarie due dosi, come per l’iniezione di Pfizer, il che amplifica la sfida legata al tempo che potrebbe richiedere, con l’attuale capacità di produzione, vaccinare la buona parte della popolazione a livello internazionale.

Lonza continuerà a produrre ingredienti per il vaccino di Moderna, formalmente chiamato mRNA-1273, nelle strutture degli Stati Uniti e in Svizzera, dove ha sede, per i prossimi anni. Il presidente dell’azienda Albert Baehny sempre alla CNBC ha voluto sottolineare le “grandi sfide” che devono affrontare i produttori di farmaci come Lonza quando si tratta di aumentare la produzione: “Possiamo produrre più di 500 milioni di dosi all’anno solo se installiamo linee di produzione aggiuntive, quindi è chiaro che abbiamo bisogno di ulteriori investimenti nell’installazione se vogliamo produrre più di 500 milioni di dosi annuali in futuro”.

Baehny ha proseguito: “Ci sono altri problemi, il primo è la velocità.  Abbiamo iniziato solo 10, 11 mesi fa e ora stiamo producendo i primi lotti commerciali in Nord America e stiamo pianificando il primo lotto in Svizzera, quindi la velocità è stata e sarà sicuramente una sfida. La seconda sfida è trovare le persone. Per ogni linea di produzione sono necessarie 60-70 persone formate. Attualmente abbiamo installato quattro linee di produzione”.

Anche per le nazioni ricche con programmi di vaccinazione sviluppati, ciò presenta una serie di problemi tra cui la creazione di nuovi database per tracciare chi ha ricevuto l’iniezione, l’elaborazione di modi per incoraggiare la diffusione di massa tra i giovani, garantendo un approvvigionamento adeguato e gestendo centri di inoculazione su larga scala.

L’Italia in questo senso si trova un passo indietro nei confronti di molti altri Paesi che nei decenni scorsi hanno mantenuto costanti i fondi alla sanità ed efficiente l’intera infrastruttura interna. Tradotto: nelle condizioni attuali, potrebbero passare molti mesi prima che il vaccino venga somministrato a un numero sufficiente di persone per alleviare la necessità di misure di blocco che sono state recentemente reimposte in tutto l’Occidente.

Aspettiamoci un altro anno di altalene tra lockdown e polemiche sterili visto che le inefficienze di oggi sono il frutto di politiche scellerate da parte di quei partiti e quei personaggi che oggi salgono sul pulpito. Si parla di un anno ancora quindi, con una pausa probabile nei mesi estivi, durante i quali non potremo invadere i Papeete della penisola, ma almeno si spera ricominciare a pensare in termini di normalità.

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