Genitori
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Genitori: no alle prediche!

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di Chiara Narracci –

L’argomento è: i genitori e i rapporti con i propri figli e, riguardo a questo, ho in animo di condividere delle evidenze, poco chiare poiché celate da luoghi comuni che ne rendono opaco il senso (guarda il video alla fine di questo articolo).

Tipo: quando si comporta cosi ignoralo! Lo fa per attirare l’attenzione!

Domanda: Ma a te piace essere ignorato quando hai bisogno di attenzione?

Lei/Lui è un essere umano come te e funziona come te!

Forse la vera domanda da porsi è: In che modo e quando gli do attenzione?

Vediamolo insieme:

Come genitori spesso non siamo consapevoli di essere i registi delle dinamiche, spesso faticose, che viviamo con i nostri figli. Come esseri umani, abbiamo la tendenza a giustificare le nostre mancanze, o comunque a considerare i nostri comportamenti sbagliati come una risposta al comportamento, vissuto come una provocazione, da parte dell’altro.

In alcune situazioni arriviamo anche a percepirci come vittime di figli carnefici, facendoli pertanto sentire in colpa non solo per il loro comportamento ma anche per la nostra reazione!

Tante volte i figli, pur di sentirsi considerati, mettono in scena comportamenti provocatori, anche sapendo che quel comportamento porterà a un litigio, condito spesso da svalutazioni ridondanti e da genitori sfiniti che sommessamente gridano:

non ce la faccio più! Non so più che inventarmi!

Quando arriviamo a fare queste affermazioni fondamentalmente ci sentiamo impotenti e vorremmo che il figlio in questione adottasse i comportamenti sperati.

Genitori che aiutano i propri figli

Se i figli hanno bisogno di considerazione evidentemente gliene stiamo dando poca, è bene pertanto dedicargli maggior tempo esclusivo nel quale non avere distrazioni, in modo tale da ridimensionare il bisogno ed essere più efficaci nel contenerli quando mettono in scena comportamenti provocatori.

Solitamente invece, viviamo relazioni caratterizzate dall’assenza e da mille distrazioni date dalla gestione del quotidiano, che scatenano sensi di colpa che cerchiamo di placare assecondando i loro desideri, che sembrano non avere fine.

Il motivo è semplice

Il motivo è semplice, non è l’ennesimo gioco che ci stanno chiedendo ma attenzione esclusiva, un momento quotidiano nel quale potersi sentire scelti, ascoltati, accolti, considerati, desiderati e amati.

Uno degli errori classici che commettiamo è il fargli le prediche, che non hanno mai portato da nessuna parte, sarebbe meglio intervenire in modo fermo e deciso criticando il solo comportamento sbagliato, invece spendiamo tantissime parole nella speranza non solo di convincerli ma anche che gli arrivi il nostro amore che ci porta a inchiodarli in lunghe e ridondanti digressioni.

“Datemi genitori migliori e vi darò un mondo migliore.”
Aldous Huxley

Dal punto di vista relazionale vediamo come ogni comunicazione ha in sé una parte di contenuto e una parte di relazione che viene fuori attraverso il modo con il quale ci rivolgiamo: timbro e tono della voce, postura, ridondanza di aggettivi con i quali li identifichiamo. Nella predica, ovvero nel tentativo di convincimento dell’altro a non essere provocatorio è come se gli dicessimo “io sono nel giusto e tu no! Sei solo tu che devi cambiare perché io scado per colpa tua!” Ecc, ecc.

Questo atteggiamento relazionale, in Analisi Transazionale si traduce con: io sono ok e tu no. Io genitore sono giustificato a scadere e tu figlio no.

Non può che generare rifiuto, opposizione, nonché ansia, dispiacere, angoscia e identificazione con la percezione ridotta che il genitore ha del figlio, portandolo ad essere sempre più provocatorio perché solo quando mette in scena quei comportamenti ha la sensazione di essere visto dal genitore.

Il bisogno di accettazione si amplifica andando a creare la ripetitività della dinamica provocatoria anche in età adulta, nella quale tra l’altro tenderà a ripetere anche le prediche pur avendo toccato con mano il loro danno.

Perché i genitori “predicano”?

Il fine delle prediche è sempre buono.

Attraverso le parole vorremmo far capire ai nostri figli che sono importanti per noi, che più di tutto vogliamo il loro bene (che è quello di non farci arrabbiare) e ci piacerebbe pertanto che ci ringraziassero.

Ma di cosa?

Del dover corrispondere alle nostre aspettative, pena lo scontro?

Del fatto che rimarcando con astio e svalutazioni solo alcuni dei comportamenti che mettono in scena e facendo passare sotto silenzio le belle qualità e risorse che hanno, li stiamo spingendo ad impersonare un ruolo limitato e limitante?

Dei sensi di colpa indotti? Continueremo a parlarne. Intanto…

proviamo a innamorarci di nuovo del ruolo di Guida.             

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