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Il declino della religiosità in America: odio, ipocrisia, follia

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di Follotitta –

Negli anni 40, alla fine della guerra ed al tempo della grande paura nei confronti del comunismo, 3 ogni 4 americani dicevano di appartenere a una organizzazione religiosa. Era l’epoca in cui alle monete fu aggiunta la leggenda “In God We Trust”; un miscuglio fra sacro e profano, fra il simbolo stesso del capitalismo e la massima espressione della spiritualità, di cui non si eccepì l’incongruenza. Solo Gesù l’aveva percepita tempo addietro, ma il profano, si sa, ha il suo modo di intrufolarsi dappertutto, anche nelle pieghe degli insegnamenti divini.  

Percentuali di fedeli

Ma tornando alla percentuale di appartenenza religiosa, essa si mantenne costante, intorno al 75%, sino all’inizio del nuovo millennio. Ma dal 2000 al 2021 vi è stato un improvviso declino dal 70% al 47%. Guardando solo al Cristianesimo quale indirizzo religioso prevalente, questo declino si osserva maggiormente nel Cattolicesimo. Qui i fedeli, soprattutto quelli più progressisti, dinanzi a una dottrina ancorata su posizioni conservatrici di una rigidità assoluta, si sono sentiti smarriti. Aborto, contraccezione, omosessualità, insieme al cardine teologico del ruolo ancillare della donna nei confronti dell’uomo, sono tutti temi in cui la Chiesa cattolica si è trovata in assoluta discordanza dinanzi all’evolversi liberale della società.

Spirituality and religion, hands folded in prayer on a holy bible in church concept for faith. Free Photo

In America, nelle questioni morali, i progressisti superano i conservatori; di conseguenza il matrimonio gay è accettato a livello maggioritario, così come l’aborto con certe limitazioni e la contraccezione senza alcun limite.

Mentre nessuno pone in discussione la parità della donna nel lavoro e nella fruizione dei diritti civili, sebbene parità di salario e violenza domestica siano temi che, anche se affrontati, sono lontani dall’essere risolti. Inoltre un altro motivo di smarrimento dei cattolici, è stato l’omertà sull’abuso di minori da parte di alcuni prelati; e questa ipocrisia, unita al cinismo nei confronti delle vittime, ha certamente indotto molti a porre in discussione l’autorità morale della Chiesa. 

Si può dedurre facilmente come, dinanzi a tutto questo, la ragione individuale possa aver preso il sopravvento e si sia dissociata da tanto anacronismo istituzionale.  

Temi morali e moralizzatori

Anche nel Protestantesimo i temi morali sono altrettanto rigidi; la differenza col Cattolicesimo è nell’assenza di una autorità centrale, come quella papale, a cui fare riferimento; ma una miriade di istituti collegati, con denominazioni che spesso includono da qualche parte il termine “family”, sopperiscono a questa mancanza. Altra differenza è l’arricchimento smisurato, attraverso il magico scambio fra regno dei cieli e denaro, di certe congregazioni ed alcuni pastori. Ma in un paese dove arricchirsi è visto come segno diretto della grazia divina, questo non è visto con sospetto, anzi.

In passato i pastori protestanti, la maggioranza dei quali erano itineranti, promettevano l’inferno più pauroso per le minime deviazioni dalla venerazione di Dio; ma allora i seguaci erano una minoranza. Una crescita esponenziale della congregazione si è verificata quando i fondamentalisti religiosi si sono uniti ai politici conservatori verso la fine degli anni ‘70; da questo connubio è nato il movimento politico “Moral Majority” che ha unito la destra religiosa al partito repubblicano. Il Moral Majority ha appoggiato Ronald Reagan, un divorziato, ed anche se si è sciolto alla fine degli ‘80, gli Evangelisti hanno continuato ad appoggiare un partito repubblicano che, attraverso il Tea Party (un movimento politico ultraconservatore), è arrivato ad eleggere Donald Trump, l’uomo più immorale mai divenuto presidente. Ma non c’è da stupirsi perché Trump ed i ciarlatani evangelisti erano sulla stessa lunghezza d’onda, sulla stessa condivisione di idee ed intenti, lo stesso razzismo, xenofobia, misoginia, e la stessa declinazione dell’odio. 

Back view young boy praying in the church Free Photo

Libertà come eufemismo

Così la “libertà religiosa” è diventata un eufemismo per un bigottismo istituzionalizzato, basato sul sospetto e la condivisione di una realtà fittizia. Sospetto nei confronti della cultura e quindi della scuola, quale veicolo di indottrinamento immorale; realtà fittizia che ha folleggiato, attraverso aberrazioni tipo Qanun, contro i fantasmi della immoralità nel liberismo democratico e nel decadentismo hollywoodiano; con teorie vaneggianti catene pedofile, ed ogni forma di depravazione e traffico sessuale.

Spesso però e non per caso, sono gli stessi ciarlatani moralizzatori a trovarsi coinvolti negli stessi peccati oggetto della loro predicazione. Mentre un soggetto come Donald Trump, mai visto dalla congregazione presbiteriana che ha millantato di attendere, dinanzi ad udienze religiose, ha sempre dimostrato di non sapere quello di cui stava parlando. Ma anche davanti a gaffe quale quella sui “two corinthians”** gli Evangelisti, sospendendo ogni tipo di giudizio critico, hanno continuato a sostenere il ruolo gregario e subalterno della religione rispetto alla politica più becera.

Tutto questo scollamento fra una società sempre più individualista e progressista ed una Chiesa ferma nella difesa di uno status quo tanto anacronistico da assoggettarlo alle idee politiche più conservatrici e bigotte in circolazione, non poteva che portare ad un declino nell’appartenenza religiosa. C’è da aggiungere che questo declino è cominciato prima di Trump e con ogni evidenza continuerà dopo di lui, ma per certo il Protestantesimo evangelico, all’abbracciare senza riserve un uomo di così scarsa levatura morale, lo ha senz’altro accelerato.

**Durante la campagna per le primarie repubblicane, Trump ha citato davanti ad una udienza di studenti di un’universita’ cattolica, un versetto biblico che ha affermato essere parte dei “two corinthians”, piuttosto e piu’ correttamente che del “Second Corinthians”, cioe’ della seconda lettera di Paolo ai Corinzi.      

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Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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