LOL: occasione persa da Amazon Prime

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Un nuovo spunto dai Social arriva da Maria Luisa D’Urso, Temporary Digital Marketing & Ecommerce manager, Docente eCommerce e digital marketing oltre a essere Consulente digital marketing e Digital strategist, con questo suo intervento: “𝐋𝐎𝐋 𝐞 𝐥’𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐡𝐨𝐩𝐩𝐚𝐛𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐚 𝐝𝐚 Amazon 𝐏𝐫𝐢𝐦𝐞”

Maria Luisa D’Urso argomenta: “Cavalco l’onda di un trend topic di tutti i social per evidenziare che spesso anche le grandi aziende perdono di vista le possibilità date dall’#omnichannel.”

Il significato di marketing omnichannel è stato riassunto al meglio da Giuliano Noci, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience:

Per il consumatore non esiste più una distinzione  

tra spazio fisico e spazio online. 

La relazione dei clienti con le marche avviene sempre più secondo una molteplicità di canali, in qualsiasi momento e luogo. Quindi, per un brand, adottare una strategia omnicanale significa essere raggiungibile ovunque sia in presenza che online. Ad esempio, come il supermercato Bennet S.p.A. che ha deciso di mettere in promozione alcuni articoli non acquistabili instore proponendoli in apposite isole espositive e incentivando l’acquisto di questi prodotti sullo shop online (con opzioni di ritiro in modalità drive). Dunque omnichannel è sinonimo di “qualunque dispositivo”, e la mission è dare un’immagine coordinata e senza “strappi” nell’esperienza dell’utente.

Continua Maria Luisa D’Urso: “Se avete seguito il format avrete senza dubbio notato l’eccesso di oggettistica, gadget e arredo presenti nel loft. Amazon ha investito tanto anche in un gioco per l’occasione 👉🏻 https://lnkd.in/eXiFzRs Ma ha perso di vista il suo primo scopo, cioè la vendita.

Trovare un link alla lista di prodotti presenti sul set è stata una mission impossible e sono riuscita solo grazie ad un tweet di una utente attenta e Amazon Influencers che ha creato appunto la sua lista LOL. Qui link per acquistare prodotti LOL.

Eppure potevano provare a sperimentare, essere i primi in Italia a tirar fuori un progetto in cui il classico Product Placement desse la possibilità di acquisto o link diretto da Smart Tv o tablet.”

L’idea è giusta. Amazon si occupa di recapitare oggetti venduti sul suo store online in tutto il mondo. Gli oggetti della serie più vista in questo periodo sono sicuramente in vendita su Amazon (o almeno dovrebbero). Accedere a una lista-sezione-pagina social dove trovarli tutti è cosa strategicamente intelligente.

Se la telespettatrice del caso si innamora della “valigia a unicorno”, dello “sparafoglie”, del “bastone sonoro” visti su LOL, deve poterli acquistare. E dove se non su Amazon? A buon intenditor…

Anche Prime Video Italia sembra essere d’accordo.

Di cosa parliamo in questo articolo

Una questione di stile

#LOL è un programma che fa parlare di sé e in molti modi, non tutti positivi. Un commento suggerisce che “è imbarazzante: vi hanno beccati a fare un format finto, tutto scritto con gag copiate pari-pari dalla stessa versione del format tedesca e la giustificazione è: “Embé, si sono ispirati, dovevano farlo per le inquadrature”. La verità è che avete spacciato una sitcom per un reality e quando vi hanno beccati c’avete messo una toppa che è peggio del buco”.

L’utente si riferisce a un articolo uscito su Fanpage: “Sketch di LOL uguali in tutti paesi del mondo, il format non è tutto originale. Elio in versione Gioconda, Lillo che fa il prestigiatore con il metro da lavoro e i fazzoletti. Nelle ultime ore circolano sui social network molte foto e diversi video che fanno intuire come alcune gag di “LOL – Chi ride è fuori” siano praticamente identiche a quelle delle altre edizioni straniere.

Nonostante le critiche, il programma miete successi. Come si sa, il motto primo del marketing è “che se ne parli male o bene, l’importante è che se ne parli”. Così LOL alla sua prima stagione conta migliaia di spettatori che hanno visto e rivisto le varie puntate, spargendo parola sui social, ma non solo.

Ad esempio questo post di Stefano Accorsi miete ben 130000 like su Facebook, più di 5000 commenti il che suggerisce quanto la questione abbia preso le persone là fuori. Poi arrivano anche le pagelle su lascimmiapensa:

Frank Matano prende un considerevole 8. Michela Giraud che “è stata, tra i concorrenti rimasti, quella che forse ha osato un po’ di meno” si aggiudica la sufficienza. Il mattatore della serie sembra essere Lillo, invece, con un bel 10 pieno e il commento “Il supereroe di LOL – La professionalità e la comicità di Lillo sono stati una vera spina nel fianco per gli altri concorrenti che non avevano a che fare solo con le gag del comico, ma anche con le sue sole espressioni.

Inoltre Lillo ha anche creato un vero e proprio tormentone, un personaggio che è diventato iconico con un paio di battute e ha invaso il web. Insieme a un altro tormentone di Lillo.”

Lillo risponde

Lillo, ha rilasciato un’intervista a Il Corriere della Sera, rispondendo alle critiche di “plagio” ricevute: “Quel numero non è mio e nemmeno del concorrente tedesco, ma del mago Lioz, come dichiaro anche all’inizio dello sketch, mostrando anche un finto biglietto che mi avrebbe consegnato lui, in quanto suo adepto. Insomma, ho subito dichiarato l’autore. Ad ogni modo, il concetto di Lol è far ridere gli altri, non necessariamente con cose del proprio repertorio.

Ci sono stati numeri totalmente personali, ovvio. Ma se devi far ridere gli altri usi anche cose che fanno tanto ridere te per primo. Sempre dichiarando la fonte. Anche le barzellette non le ho inventate io. Ma mi facevano ridere. Posaman o la frase “so Lillo” è chiaro che vengono da me, ma è un gioco, una sfida in cui ognuno usa le armi che gli fanno più ridere. Forse se uno si basa sugli sketch estrapolati dalla puntata non sa che avevo citato la mia fonte

In ogni caso, il prodotto funziona e, come suggerisce Maria Luisa D’Urso, l’occasione per venderlo meglio può diventare ghiotta. Ma la domanda che potremmo porci è: davvero è così importante fare di tutto una vendita? Forse lasciar credere che un gruppo di svagati comici voglia semplicemente far ridere giusto per il gusto di farlo, può essere da solo un aspetto di vendita legata alla verità e all’immediatezza del programma. Altra cosa è scoprire che, com’è ovvio, la verità è un filtro e va contastualizzata, come il fatto che il programma ha alle spalle degli autori che scovano battute e istruiscono i vari personaggi.

In attesa della seconda stagione, rimaniamo in ascolto.

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