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E’ uno fra i traguardi più difficili da raggiungere – o per lo meno, si crede – ma è la prima fra le qualità più apprezzabili delle persone cosiddette carismatiche che hanno la speciale caratteristica di disidentificarsi dalle proprie emozioni. Sto parlando del dominio di sé.

Due passi indietro rispetto alle nostre emozioni

Esattamente come Filippo di Edimburgo, principe consorte della regina Elisabetta II, ha passato tutta la sua vita a camminare sempre due passi dietro la regina, la stessa cosa la possiamo fare noi con le nostre emozioni e con le circostanze in generale, rimanendo sempre a quella distanza minima che ci consente, come già detto più volte in queste pagine, di sapere guardare alle cose e agli avvenimenti da un punto di vista esterno e estraneo, per certi aspetti.

Noi non siamo le nostre emozioni

La maggior parte delle persone vive in uno stato di “appiccicume emotivo” che le mette molto spesso in ginocchio, poiché diventano un tutt’uno con le loro emozioni e con i loro stati d’animo, facendosene invischiare, con tutte le conseguenze del caso. In queste circostanze, il dominio di sé diventa una vera e propria chimera, un “talento” che appartiene unicamente ai santi o agli eremiti. 

L’allenamento emotivo

La verità è che qualsiasi cosa si può allenare e l’eccellenza dei risultati è strettamente connessa ad una questione di pura e semplice volontà. Restare invischiati nelle proprie emozioni può essere molto pericoloso, poiché ci fa mancare di lucidità, poiché non ci fa vedere quella determinata persona o quella determinata situazione dalla prospettiva migliore e perché, oggettivamente, ci fa stare davvero male.

Perché abbiamo questa tendenza a vivere così malamente che emozioni, ovviamente quelle negative? Che cos’è andato storto nella nostra mente per vivere così malamente gli avvenimenti e, invece, che cosa è realmente in nostro potere fare per trovare rimedio a questo?

La risposta sta nella parola “aspettativa”, ovvero, abbiamo la fastidiosa abitudine a caricare cose, persone e situazioni di aspettative molto, troppo alte e quando le cose non vanno come ci saremmo aspettati, ci sentiamo, da una parte, a pezzi e, dall’altra, sbottiamo dando il peggio di noi.
Uno fra i più grandi problemi a livello manageriale derivano proprio da questo aspetto, ovvero dall’assoluta incapacità di un manager di sapersi contenere a livello emotivo, dando in escandescenza appena qualcosa va storto o appena qualsiasi cosa, al di fuori del suo controllo, non va nella direzione auspicata.
Come può, infatti, un leader essere a capo di altre persone e dover gestire le proprie emozioni quando, lui stesso è il primo ad essere incapace di farlo?
Nel podcast che segue, tratto dal libro “Essere Leader”, Daniel Goleman introduce il tema della cura dell’igiene personale di un leader, termine con il quale intende chiaramente specificare l’urgenza, da parte di un capo o di un manager di trovare rimedio alla propria “incontinenza emotiva”.

Buon ascolto!


Daniel Goleman

Daniel Goleman (Stockton, 7 marzo 1946) è uno psicologo, scrittore e giornalista statunitense. Ha studiato all’Amherst College, dove è stato allievo di Alfred F. Jones. Si è laureato ad Harvard, specializzandosi in “psicologia clinica e sviluppo della personalità”, dove successivamente ha anche insegnato. A lungo ha scritto sul New York Times di temi concernenti la neurologia e le scienze comportamentali. L’opera più conosciuta di Goleman è “Intelligenza emotiva” (Emotional Intelligence) del 1995. In questo libro l’autore afferma, tra l’altro, che la conoscenza di sé, la persistenza e l’empatia sono elementi che nascono dall’intelligenza umana, e sono quelli che probabilmente influenzano maggiormente la vita dell’uomo. Spesso queste capacità, che vanno a costituire l’intelligenza emozionale, erano sottovalutate, ignorate o non considerate come elemento rilevante nel computo del noto ma ridimensionato quoziente d’intelligenza (QI).Goleman ha ricevuto molti premi e riconoscimenti per le sue ricerche: due nomination al Premio Pulitzer per i suoi articoli, un premio alla carriera dall’American Psychological Association e l’elezione a membro dell’American Association for the Advancement of Science.

(fonte Wikipedia)

Communication Specialist, Charisma Expert e co founder di "The School of Charisma", la prima scuola italiana - ed una fra le prime in Europa - di Carisma.

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