La Tempesta di William Shakespeare approda al Teatro Anfitrione di Roma con una riscrittura d’autore diretta da Domenico Rolando Astone, intervistato per l’occasione da InsideMagazine.
A portare in scena La Tempesta è una Compagnia che ha fatto incetta di premi, dalla Florida all’India, e che ha scelto di portare le opere del Bardo in giro per il mondo rigorosamente in lingua italiana.
Il sodalizio artistico è quello tra Domenico Rolando Astone e Daniele Scattina, un’unione che vede i due scambiarsi i ruoli di regista e attore con la fluidità dei grandi maestri (come nel loro rodato “Clan Macbeth”, pluripremiato al Venice Theatre in Florida).
“La Tempesta” di Domenico Rolando Astone
Una messa in scena che coniuga rigore filologico e slancio contemporaneo, fedele alla visione shakespeariana pur nella libertà di un linguaggio teatrale radicalmente moderno.
“Le strade che portano al successo sono lastricate dall’inferno.”
Domenico Rolando Astone
Il sodalizio tra Astone e Scattina – già protagonisti del pluriennale Clan Macbeth – si rinnova con un’inversione dei ruoli creativi: in questa produzione è Astone a firmare la regia (interpretando il marinaio Stefano), mentre Scattina si appropria del palcoscenico nei panni di Prospero.
Un gioco di specchi tra due artisti che si conoscono nel profondo e che trasformano ogni scambio di funzione in occasione di rinnovamento espressivo.

La lettura di Astone scardina la visione consolatoria della commedia. Il Prospero di Scattina non è il saggio mago del lieto fine: è un uomo che attraversa l’inferno della propria ambiguità morale per riconquistare il potere.
Cresciuto con la scuola teatrale di Carmelo Bene e Rino Bernini, Daniele Scattina porta in scena una recitazione densa e vibrante, capace di abitare il silenzio con la stessa forza della parola.
La vittoria finale ha il sapore amaro della restaurazione, ottenuta attraverso manipolazioni, magia e percorsi non sempre onesti. La cattiveria umana non scompare nel finale, si traveste da trionfo.
Il Cast de “La Tempesta“
Ad affiancare Scattina sul palco ci sono altri sette attori, ciascuno con una precisa e calibrata funzione drammaturgica.

Federica Gugliandolo dà vita a una Miranda precisa e puntuale, mentre la scelta di affidare il personaggio di Ferdinando all’attrice Noa Persiani non è un esercizio di stile: è un omaggio alla modernità intrinseca delle figure femminili shakespeariane, dotate di una forza straordinaria in un mondo che non riconosceva loro alcuno spazio.
Il ruolo del narratore è affidato a Rita Gianini, in una versione rivista rispetto alla tradizione. Completano la compagnia Marco di Campli San Vito (Calibano), Claudio Piano (Trinculo), lo stesso Domenico Rolando Astone nel ruolo del marinaio Stefano e Francesca Di Meglio nei panni di Ariel.
I personaggi dei marinai, Stefano, Trinculo, Calibano, sono in questa particolare scrittura scenica i protagonisti di un contrasto perenne tra poesia (l’innocenza fanciullesca e sognatrice di Miranda, e l’amore tra lei e Ferdinando), magia (Prospero e Ariel, nonché l’isola stessa) e comicità dell’improbabile trio, con sfumature eccentriche che richiamano la Commedia dell’Arte.
Non più personaggi secondari quindi, ma veri e propri co-protagonisti degli eventi capaci di trasmettere gli eccessi umorali del momento, tra frustrazione e sopraffazione, paura e opportunismo.

Il testo teatrale di Daniele Scattina
La riduzione testuale – curata da Scattina stesso – porta lo spettacolo a una durata di circa 80 minuti, frutto di una riflessione profonda sulla modernità.
Se nel teatro elisabettiano il pubblico era distratto e il ritmo narrativo si distendeva nel caos vivace del Globe Theatre, oggi la soglia dell’attenzione ha mutato la grammatica della scena.
Tagliare Shakespeare non è un’eresia: è distillare. Come lo stesso Astone riconosce, il Bardo oggi riscriverebbe in modo più sintetico, eliminando le ridondanze per tenere intatto il nervo dell’opera.
«Si tratta di una riflessione profonda sulla contemporaneità; Shakespeare, autore modernissimo e attento ai tempi, oggi scriverebbe drammi serrati, privi di ridondanze.»
Il risultato è una riscrittura d’autore, essenziale nella forma, inesauribile nella profondità.

La drammaturgia musicale abbandona ogni etichetta di genere: la colonna sonora spazia dal classico al rock, dal pop all’elettronico, alla ricerca di un “impasto” che entri in risonanza con le immagini sceniche e amplifichi la dimensione emotiva di ogni scambio.
Un palco caravaggesco
Una raffinata “drammaturgia del vuoto“, così come la definisce il regista: la scenografia si annulla nel nero assoluto, un’oscurità densa e primordiale che richiama il chiaroscuro di Caravaggio.
In questo contesto, la luce non serve a illuminare, ma ad estrarre l’emozione dal nulla, scolpire i corpi e le voci affinché emergano come epifanie dal buio.
È un minimalismo viscerale che sposta il baricentro dell’opera dall’apparato scenico esteriore alla profondità abissale dell’anima.
«La scenografia è il nero. Dal nero facciamo spuntare la vita, facciamo spuntare le storie, facciamo l’anima, facciamo spuntare le emozioni. Devono prendere la luce uscendo dal nero», prosegue Astone.

Domenico Rolando Astone: trovare la bellezza nella perenne insoddisfazione
Domenico Rolando Astone incarna il tormento del direttore di scena che si mette perennemente in discussione, alla ricerca strenua della perfezione che mai si raggiunge: «Cerco in modo ossessivo la verità, e quindi non sono mai soddisfatto del risultato ottenuto con uno spettacolo, anche se il pubblico ci ha visto solo meraviglia! Ritengo che questo “conflitto” tra la percezione dell’autore e l’applauso della platea sia l’essenza stessa del fare arte» conclude il regista.
“Lo spettacolo migliore è quello che ha da venire, sempre. Ogni volta che faccio uno spettacolo non mi piace, lo rifarei di nuovo daccapo. Forse il pubblico non si è accorto di tutti gli errori che ho visto io, ma è questo che mi spinge ad andare avanti.”
Domenico Rolando Astone
Informazioni
- LA TEMPESTA, dall’opera di William Shakespeare
- Teatro Anfitrione, via di San Saba 24 – Roma
- Da mercoledì 3 a sabato 6 giugno 2026
- Orari: mercoledì/giovedì/venerdì alle 20:30 – sabato alle 17:30
- Info e Prenotazioni: www.teatroanfitrione.it | tel. 06 5750827 ; 328 8745880










