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Cristoforo Colombo. Quinta Puntata

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Segue dalla Quarta puntata.

Nello stesso viaggio non mancano esagerazioni ed elementi contraddittori; frutto non tanto di studi approssimativi, quanto del desiderio di magnificare l’impresa del navigatore. 

Le caravelle sono descritte spesso come piccole e inefficienti, quando invece, per la marineria dell’epoca, erano le più aggiornate versioni di imbarcazioni adatte a lunghi percorsi. Si allunga, da uno a due mesi, la durata del viaggio, non scontando il tempo in cui la spedizione rimase ferma alle isole Canarie per rifornirsi. Si fa passare la ciurma come una masnada pronta ad ammutinarsi, trattenuta solo dalla forza d’animo dell’ammiraglio; in realtà, navigando verso una meta sconosciuta, era naturale che dopo un paio di settimane il livello di nervosismo fosse alto; ma non al punto da voler gettare in mare il comandante e tornare indietro; ed infatti nel brogliaccio di bordo, Colombo scrive solo di consultazioni intermittenti con gli altri due capitani, per valutare man mano la situazione.

Un altro mito nella storia del viaggio è che Colombo minimizzasse i dati sulla distanza percorsa in modo da far pensare che non si fosse mai ad un punto di non ritorno e da non far scoraggiare la ciurma. Ma per credere questo dovremmo pensare che gli altri fossero semplicemente stupidi; il rebus della falsificazione dei dati sulla navigazione ce la fornisce Las Casas, quando spiega che Colombo in questo modo “voleva rimanere il solo padrone della rotta verso le Indie”. 

Vi sono altri particolari atti a umanizzare la spedizione, come il ripetuto grido di “Tierra” da parte della vedetta sulla torretta dell’albero maestro della Santa Maria; Colombo che appena sbarcato si inginocchia e “ringrazia Dio per averli guidati in sicurezza attraverso il mare”. Tutti degni di una sceneggiatura hollywoodiana, anche se nel brogliaccio Colombo annota solo che “…davanti a tutti, presi possesso dell’isola, in nome del Re e della Regina, miei sovrani”.

E qui, con un accenno agli altri due suoi successivi viaggi, si ferma la storia “agiografica” di Cristoforo Colombo. Come trattò gli indigeni da lui “scoperti”, non ci è dato sapere; i libri di testo scolastici la omettono quasi del tutto. E’ solo da studi più approfonditi che si viene a conoscenza di come il grande navigatore sia stato il diretto responsabile di due fenomeni che hanno rivoluzionato il rapporto fra le razze, cambiando la storia del mondo, quella vera; 1) ha preteso e preso terra, salute e lavoro dalla gente indigena con cui è venuto in contatto, provocando la loro quasi estinzione; 2) ha posto le basi per lo sviluppo del commercio transatlantico degli schiavi, creando una sottoclasse razziale.

Ma tornando al suo primo sbarco ad Haiti, questa è la sua prima impressione, molto positiva, degli Arawaks, i primitivi abitanti delle isole caraibiche, che da lì a poco avrebbe schiavizzato. Il 13 ottobre 1492 scrive: “All’alba una grande moltitudine di uomini raggiunsero la spiaggia, tutti giovani e di bell’aspetto. I loro capelli non erano ondulati, ma lisci e spessi come quelli di un cavallo. Tutti hanno fronti più larghe di chiunque abbia mai visto prima. I loro occhi sono grandi e molto belli. Non sono neri, ma hanno il colore degli abitanti delle Canarie.” Anche le loro canoe creano un’impressione positiva nell’uomo di mare: “…qualcuna è grande abbastanza da contenere sino a 40, 45 persone.”

Ma a questo punto è tempo di affari: “Dopo averli guardati con attenzione, cercai di sapere se avessero oro, vedendone piccoli pezzi attaccati ai loro nasi…” Gli indicarono che lo poteva trovare dall’altra parte dell’isola ed il giorno dopo salpò in quella direzione. Vi trovò un paio di villaggi e terminò questo suo primo resoconto in termini minacciosi: “Posso conquistarli tutti con 50 uomini e governarli come meglio mi aggrada.”

Cristoforo Colombo tornò in Spagna portandosi appresso circa 25 indigeni, di cui solo 8 arrivarono vivi, e monili in oro, pappagalli ed altri esotismi, che provocarono una grande impressione a Siviglia. Le “nuove terre”, qualunque esse fossero, non erano più una chimera ma una certezza documentata ed esaltata dallo strabiliante resoconto dell’Ammiraglio sulla loro ricchezza; gli spagnoli avevano già sperimentato nelle Canarie lo sfruttamento degli aborigeni locali, e le “nuove” terre sembravano ancora più promettenti. Ferdinando ed Isabella non si fecero pregare più di tanto, per armare una nuova spedizione molto più imponente rispetto alla prima. Una prima Grande Armata.

Nel 1493, Cristoforo Colombo salpò per le Americhe con 17 navi, circa 1200 uomini, cannoni, balestre, archibugi, cavalli e cani da attacco.       

E da lì cominciò la fine della grande civilizzazione precolombiana delle Americhe.            

Prosegui alla Sesta Puntata.

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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