In Sicilia il più grande parco eolico galleggiante del mondo

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di Giacomo Torresi –

Il gruppo Toto ha avviato un progetto per un impianto per 2,9 gigawatt nel canale di Sicilia: 190 torri distanziate di 3,5 chilometri l’una dall’altra, per un investimento da 9 miliardi di euro.

Il progetto è l’evoluzione dell’eolico. Un impianto “offshore” in mezzo al mare, con la base galleggiante che sorregge le lunghe torri, ancorata al fondo e non più legata a un pilone attaccato al fondo del mare.

L’eolico “galleggiante” è la nuova frontiera nel settore delle energie rinnovabili. Vale per tutti i mari del mondo, ma ancora di più per il Mediterraneo, dove i venti non sono costanti come nel mare del Nord o lungo le coste dell’Atlantico. A maggior ragione per i mari che circondano l’Italia, che non brillano per la loro ventosità. Se non molto al largo.

A differenza del Mar Baltico o del Mare del Nord, dove i fondali sono molto bassi (20-25 metri) e non è tecnicamente complicato fissare le piattaforme, nel Mediterraneo siamo di fronte a una sfida simile a quella oceanica. Problema che può essere superato attraverso l’ancoraggio delle piattaforme mobili.

Se l’Italia vuole raggiungere gli obiettivi che si è data il governo nel Piano Nazionale per l’energia e il clima (Pniec) al 2030, l’apporto dell’eolico dovrebbe essere di almeno 50 gigawatt aggiuntivi. Circa 5 volte l’attuale quota. Difficile che possa essere raggiunta con impianti di nuova realizzazione sulla terraferma.

Il luogo scelto è il canale di Sicilia a oltre 60 chilometri dalla costa tra la Tunisia e la zona tra Mazara del Vallo e Trapani, dove la profondità va da 100 a 600 metri. Saranno ancorate 190 turbine, distanziate l’una dall’altra di 3,5 chilometri, per un totale installato di 2.900 megawatt, l’equivalente di energia sufficiente per 3,4 milioni di famiglie e un fatturato annuo a regime pari a 1 miliardi di euro. Mentre l’investimento complessivo del progetto ammonta a 9 miliardi di euro.

L’iter è iniziato nei giorni scorsi e il gruppo Toto vuole arrivare ad ottenere la valutazione di impatto ambientale entro il 2023 per essere poi operativo entro un paio di anni.

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