Lo sport al tempo del Covid

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La pandemia di Covid 19 non ha colpito solamente la popolazione, ma anche l’economia dei vari paesi e tutti i settori ad essa collegati.
Anche il settore sportivo e calcistico, nonostante si stia continuando a giocare dopo un breve stop durante la prima ondata, risentono della pandemia e delle limitazioni.
In particolare l’assenza di pubblico e la chiusura degli stadi stanno incidendo negativamente sulle casse delle varie società calcistiche, che mese dopo mese devono fare i conti con bilanci sempre più in negativo.
Nonostante nei principali campionati europei gli incassi derivanti dai biglietti il giorno della partita e dalle varie attività commerciali siano la terza fonte di guadagno (prima della pandemia); negli altri campionati minori questi incassi sono fondamentali per permettere ad una società di mantenersi “in vita” e portare avanti il proprio operato.
Purtroppo però questa pandemia è costata cara al Wigan, squadra gallese che milita attualmente in League One (terzo livello tra i campionati inglesi, come la nostra Serie C). La scorsa stagione il Wigan militava in Championship (corrispettivo della nostra Serie B), ma a causa dei problemi finanziari dovuti alla pandemia da Covid è finito in amministrazione controllata e dopo una penalizzazione di 12 punti per inadempienze ha subito la retrocessione in League One. Un’inadempienza economica dovuta anche ai pochi introiti derivati da uno stadio di 25 mila posti (stadio di proprietà comunale e non della società), ad oggi diventati nulli per via della chiusura degli impianti.
Una chiusura che colpisce soprattutto chi non detiene uno stadio di proprietà, ma che sta iniziando a farsi sentire anche su quelle società che hanno l’impianto registrato a proprio nome. Una piccola soluzione al problema si era ritrovata nel riaprire gli stadi al 20-30% del pubblico in base alla capienza dello stesso, ma la seconda ondata di Covid ha vanificato il tutto con le società che ad oggi possono incassare solamente dai premi delle competizioni e dalle vendite online di merchandising (gli introiti di sponsor e diritti tv sono annuali).
Società che quindi si ritrovano ad avere più uscite che entrate, che devono continuare a pagare i contratti dei vari giocatori (aumentati di molto rispetto gli anni passati) e dei dipendenti ma che incassano sempre di meno.
In Italia, con gli stadi chiusi, si è calcolato che le società di Serie A arriverebbero a perdere in totale circa 370 milioni di euro. Una mancanza che non avrebbe effetto solo sui club più piccoli, ma anche sui più blasonati. Infatti a pagarne maggiormente le spese potrebbero essere le varie Juventus, Inter, Milan e Roma.
I bianconeri, avendo lo stadio di proprietà ed i costi di manutenzione a proprio carico, potrebbero arrivare a perdete entro la fine della stagione circa 80 milioni di euro. Ben 60 milioni e 40 milioni di perdite rispettivamente per Inter e Milan. Circa 38 milioni di euro le perdite della Roma, che però dovrà rinunciare ed annullare alcuni accordi di sponsorizzazione legati all’utilizzo dello Stadio Olimpico (di proprietà del Coni).
Ma la crisi economica da Covid ha colpito in maggioranza gli sport minori, ovvero quelli che non possono usufruire di una vetrina prestigiosa e globale come il calcio. Soprattutto nel panorama dilettantistico o amatoriale sono molte le strutture che accusano questa crisi così come sono molti gli atleti che hanno dovuto rinunciare a praticare il loro sport preferito.
L’unica categoria che ha avuto un ritorno positivo dall’emergenza Covid è quella degli E-Sports, che ha aumentato i propri praticanti costretti a casa dai Lockdown. Una categoria che in Italia vanta circa 350 mila appassionati e che sta generando un grande numero di profitti, con aziende che stanno investendo in questo settore per aumentare anche il loro ritorno d’immagine. Anche la Lega Serie A ha dato inizio ad un campionato virtuale, iniziato lo scorso 10 novembre e con finale a maggio, per avere maggior “appeal“.
Molti sono i giocatori professionisti che riescono a strappare contratti importanti pur di giocare su determinate piattaforme o gli sportivi stessi come il pilota Lecrec che utilizzano simulatori di E-Sport per allenare i propri riflessi. Un mondo tutto nuovo che cresce a dismisura ed un domani potrebbe addirittura entrare a fare parte dei Giochi Olimpici.
Ma, innovazione a parte, niente potrà sostituire lo sport vero e proprio; che sia questo calciare un pallone o provare un tiro a canestro, che sia correre in una corsia di atletica o nuotare in quella di una piscina; come può esserlo il semplice assistere ad una manifestazione sportiva di qualsiasi genere dagli spalti di uno stadio o di un palazzetto. Lo sport è parte integrante della nostra società, così come lo è l’economia. Una società che questa pandemia di Covid sta mettendo a dura prova e da cui tutti ci auguriamo di uscirne il prima possibile, così da poter tornare ad uscire senza timori ed assaporare i piccoli piaceri della vita.
E lo sport, come diceva il fondatore dei moderni giochi olimpici, Pierre de Fredy barone di Coubertin, “è parte del patrimonio di ogni uomo e di ogni donna, e la sua assenza non potrà mai essere compensata“.

Giornalista pubblicista dal 2015. Nato a Catanzaro ma romano di adozione. Appassionato di sport e tutto quello che vi gira intorno. Mi piace trasmettere la mia passione per lo sport tramite la scrittura. Lettore accanito e divoratore di Serie TV. Ex giocatore di Football Americano

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