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L’impatto del Covid-19 sulla moda italiana: quale sarà il futuro dell’industria dell’abbigliamento?

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di Lucrezia Reale –

L’industria della moda italiana è una filiera produttiva estremamente articolata, la quale comprende l’insieme di attività economiche relative alle industrie tessili e dell’abbigliamento.
Con un fatturato di oltre 80 miliardi di euro, il settore del tessile-abbigliamento italiano rappresenta l’8,2% dell’industria manifatturiera e il 12% dell’occupazione del paese: tradotto in capitale umano, equivale a 500mila posti di lavoro della piccola e media imprenditoria che, con l’epidemia da SARS-CoV-2, si trovano in bilico, subendo una flessione di circa il 30% già nella prima metà del 2020. (Fonte: Sistema Moda Confindustria)

Un settore fermo

In Italia il settore ha subito una battuta d’arresto senza precedenti, che si riflette in un crollo della produzione tessile, abbigliamento, pelle e accessori, registrando un valore pari al -51,2% su base annua; Ma sono i beni di lusso a rappresentare la voce maggiormente penalizzata: si stima che nei mercati europei e statunitensi oltre il 70% dei consumatori ha ridotto la spesa per l’abbigliamento rispetto a un calo del 40-50% della spesa discrezionale globale. (Fonte: Altagamma 2020)

Non dimentichiamo di considerare l’impatto che la drastica riduzione dei flussi turistici ha sullo shopping: se il giro di affari attribuibile al travel retail nel Bel Paese sembrava raddoppiato nel corso dell’ultimo decennio, ora vedere i turisti nelle vie del Corso delle nostre città sembra ormai un miraggio a causa delle severe misure di contenimento della pandemia.

Commercio on-line in crescita

Se da un lato il commercio basato sull’esperienza diretta in negozio ha subito un rallentamento, dall’altro lo shopping online ha avuto una forte spinta al rialzo sin da subito. Gli andamenti azionari di alcune aziende di e-commerce come Zalando (+20%) e Amazon (+56%) riflettono l’accelerazione nelle vendite sperimentata già nei mesi del primo lockdown, potendo compensare la chiusura fisica dei punti vendita con la distribuzione online.

Non tutti i brand hanno però sviluppato un e-commerce, o hanno un rivenditore online, subendo così una perdita tra il 15% e i 25% delle vendite sia per quanto riguarda le collezioni primavera-estate, che quelle dell’autunno-inverno, causando magazzini pieni di merce invenduta che non può raggiungere il mercato retail.


“Se resto a casa, ho realmente la necessità di acquistare?”

In un periodo in cui le occasioni per sfoggiare i nuovi acquisti si riducono solamente alla passeggiata al parco o alla spesa al supermercato, numerose aziende hanno deciso di aggiungere una nuova categoria d’abbigliamento, ideale per lo smart working, il binge-watching di serie tv sul divano e al fitness in casa: il loungewear.

Il futuro del fashion

Parola chiave dei capi: comfy, ovvero morbidezza, praticità e comodità.

Praticamente una rivoluzione delle classiche tute sportive, dai colori più tenui e dal taglio più moderno, da combinare fra felpe, top, pantaloni e shorts corti. Il futuro del fashion è il digitale. I grandi marchi della moda lo hanno già proposto nelle scorse Fashion Week: canali
digitali con un approccio a 360°, per offrire alla clientela la possibilità di seguire le sfilate dai propri dispositivi. È successo per la Milano Fashion Week, sia uomo che donna, presenziata dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, e anche per la manifestazione capitolina di Altaroma 2021, in cui è stata messa a punto una vera e propria piattaforma digitale da cui seguire in diretta tutte le live-talk e sfilate.
Che sia questo il futuro della moda? Solo il tempo potrà dircelo. Nel mentre, possiamo curiosare in un mondo che fino a poco tempo fa sembrava difficile da penetrare, scoprendo ciò che succede all’interno della grande macchina che è quella della moda italiana.

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