Emanuele Fortunati: un coach per trovare la propria Missione Professionale

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Emanuele Fortunati è essenzialmente un coach. Scrivo “essenzialmente” perché la questione va oltre (Oltre la crescita personale). Emanuele si concentra sull’essere prima ancora che sul fare, individuando il lavoro su se stessi come condizione per vivere una vita piena nei suoi vari aspetti, tra i quali, ovviamente, quello lavorativo. Emanuele, per sua stessa definizione, aiuta chi sente di non esprimersi a pieno nel proprio lavoro ma non ha chiaro come cambiare direzione, a rimettere al centro i propri valori per rendere la professione una missione utile e gratificante.

Per tutti è sempre in agguato quella frustrazione che deriva dal trovarsi in una situazione professionale non in linea con la propria visione o che non riflette a pieno i propri valori. Alcune volte anche un lavoro appagante può prestare il fronte a stress e difficoltà. E’ qui che entra in gioco il coach: quando vogliamo trasformare una situazione attuale in una desiderata.

Ai coach piace offrire strumenti per accedere a un “livello superiore”. Iniziamo allora una chiacchierata con Emanuele Fortunati per capire meglio cosa fa e come lo fa e i suoi suggerimenti per cambiare forma ai nostri “punti deboli” e scoprire come fare il salto da Professione a Missione.

 

Dieci domande a Emanuele Fortunati

1.Sei un coach che si occupa di affiancare professionisti nella loro crescita personale e lavorativa. Come nasce questa passione?

In realtà più che una passione, direi che la mia professione è una parte di me, una delle “estensioni” di quello che sono, quasi come fosse una parte del mio corpo.

In questo senso più che nata, la mia voglia di aiutare gli altri a realizzarsi è sempre stata lì, solo che non ne ero così cosciente, e così non ero mai riuscito a dargli una forma vera e propria.

Quello che sentivo, e che mi faceva rabbia, era che mi sembrava assurdo e inconcepibile che fossimo su questa terra solo per lavorare nel senso più tradizionale del termine, facendo qualcosa che non sentiamo nostro e che non ci permette di esprimerci e realizzarci.

Quando questa rabbia è diventata insostenibile, ho capito che non potevo continuare a vivere il lavoro come uno spreco di tempo ed energie e, così, iniziai un percorso di crescita personale durante il quale ho capito che, con le giuste premesse, la professione può essere uno dei mezzi più potenti che abbiamo per esprimere noi stessi e realizzarci anche a livello umano. In quel momento è anche stato chiaro che non potevo tenermi tutto per me e così è nata anche la mia professione.

2. Come vivi il tuo lavoro quotidianamente, soprattutto in questo periodo di confusione legata alla pandemia?

Lo vivo con ancora più responsabilità e voglia di fare, perché in un momento come questo, dove tante persone si sentono da un lato smarrite e in balia degli eventi, ma dall’altro con una grande voglia di vivere in modo diverso da come fatto finora, deve essere chi come me ha già fatto questo percorso, a mostrare la strada da percorrere, che passa dall’avvicinarsi un po’ di più a se stessi, per capire come potersi esprimere in modo più autentico e vero, sia nella propria professione che nella vita di tutti i giorni.

3. A proposito di competenze: quanto contano nella ricerca del lavoro oggi?

Le competenze contano molto, ma solo se nelle competenze includiamo anche la capacità di visione di una persona, l’attitudine propositiva, il sapersi confrontare con gli altri, l’essere capaci di motivarsi da soli, e così via. Ormai è proprio imprescindibile avere delle doti umane, oltre che “tecniche”.

Però le competenze, anche a tutto tondo, bastano “solo” per guadagnarsi uno stipendio, anche buono se vogliamo. Se, però, il fine di una persona è quello di esprimersi a pieno con il proprio lavoro, e di viverlo con entusiasmo e soddisfazione tutti i giorni, allora conta molto di più conoscere se stessi e cercare (o creare) un lavoro in sintonia con i propri valori e modo di essere, e che permetta di esprimere il proprio valore anche umano.

4. Quali sono i fattori più importanti per realizzarsi nel lavoro?

Io ne ho identificati 3:

1. Conoscere i propri veri valori, intesi come principi guida, e mettersi nelle condizioni di poterli vivere ed esprimere quotidianamente con il proprio lavoro. Ad esempio, se un mio valore è la sensibilità verso gli altri, devo mettermi nelle condizioni di poter esprimere sempre questa sensibilità in quello che faccio. E lo stesso vale per ogni altro valore.

2- Sapere cosa ti viene più naturale fare, a prescindere da una specifica competenza o capacità, e orientarti a quello. Per capirci meglio: se per te è naturale prendere l’iniziativa e organizzare il lavoro tuo e degli altri, allora dovresti orientarti verso il management, o ruoli che ti permettano di sfruttare questa tua dote naturale.

3- Avere ben chiaro il valore che vuoi apportare grazie alla tua professione, inteso come “l’effetto” che vuoi generare grazie a quello che fai. Attenzione: questo a prescindere dal “livello” in cui operi. Se hai a cuore di organizzare meglio il lavoro così che tutti possano lavorare senza frizioni, non importa se organizzi il lavoro di 2 persone o di 20: se ti allinei a quello, avrai molte più possibilità di realizzarti e essere felice. E ovviamente di costruirci sopra anche una notevole carriera.

Questi 3 fattori sono alla base di quella che io chiamo la Missione Professionale, che è un modo di approcciare il lavoro come mezzo per esprimere se stessi a livello più alto e nobile, oltre che un modo per vivere il lavoro come qualcosa di utile ed entusiasmante.

5. Come si trova un lavoro su misura per se stessi, e soprattutto: lo si può ancora inseguire al giorno doggi o è solo unutopia?

In parte ho forse già risposto nella domanda precedente: un lavoro su misura per se stessi non si trova cercandolo nel marcato del lavoro, ma è la conseguenza del mettersi in sintonia dei propri valori e modo di essere, e di operare sempre in direzione del valore che si vuole apportare.

A quel punto, possono succedere 2 cose:

1- all’interno di una professione specifica, a un certo punto ti ritrovi a coprire un ruolo ibrido, non facilmente definibile, ma che fa realmente la differenza nell’azienda dove ti trovi, o con le aziende o persone con le quali collabori.

2- oppure, a un certo punto ti metti in proprio e “inventi” un lavoro che nessuno fa come fai tu, perché va a unire competenze diverse e apporta un valore reale ai tuoi clienti, che sembra non vedevano l’ora di trovare una figura come la tua!

Con queste premesse, trovare un lavoro su misura per se stessi è assolutamente possibile, ma è importante capire che è un processo, fatto di esplorazione (personale e professionale), attuazione e feedback. Un processo anche lungo a volte, ma assolutamente entusiasmante, perché è un processo di scoperta personale e anche di risultati tangibili, che spesso vanno oltre le aspettative.

Io ci ho messo 5 anni a creare la mia professione attuale, ma mi sono goduto ogni singolo giorno di questo meraviglioso viaggio, non lo cambierei per nulla al mondo!

6. E al contrario: è possibile realizzarsi ed essere felici con un lavoro tradizionale?

Voglio essere brutalmente onesto: NO. Perché nessun lavoro tradizionale, inteso come lavoro o ruolo ben definito e rigidamente strutturato, per sua natura permette di esprimere se stessi completamente, in quanto c’è poco spazio “all’interpretazione”. È come se a un attore venisse imposto sia il copione, che anche il come interpretarlo: il risultato può anche essere di ottima qualità se l’attore è bravo, ma quanta soddisfazione e gioia avrà provato l’attore? Allo stesso modo se un ruolo non lascia spazio all’interpretazione, cioè nel modo in cui attuarlo, allora alla lunga è veramente difficile essere felici e soddisfatti di quel lavoro.

La distinzione tra lavoro tradizionale o meno, comunque, per me è solo basata su quanto spazio una posizione o ruolo lascia all’unicità dell’interprete. Quindi, con le giuste premesse, è decisamente possibile realizzarsi anche svolgendo ruoli più tradizionali come il medico o l’avvocato, non ci sono limiti.

7. Parlami di Da Professione a Missione in 12 settimane”, a chi è rivolto?

Da Professione a Missione è un percorso che ti rivoluziona la vita, e per questo è rivolto a tutti quei rivoluzionari che non riescono ad accontentarsi di un lavoro giusto per pagarsi le bollette, ma che desiderano un mezzo per realizzarsi completamente, anche a livello umano. È per tutti coloro che vogliono sentirsi totalmente innamorati della propria professione, perché permette di esprimere i propri valori e modo di essere durante tutte le 24 ore, non solo fuori dall’orario d’ufficio.

Questo è un percorso ottimale per chi sente di non esprimersi completamente con il proprio lavoro, ma magari non ha ben chiaro come cambiare direzione, e giustamente non vuole ricominciare da capo senza la certezza di aver preso la direzione giusta.

Questa certezza te la dà proprio la scoperta della tua Missione Professionale: qualcosa di così importante per te, che ti spinge a metterti sempre in gioco e a raggiungere traguardi oltre i limiti di quello che credevi possibile, con tutta la gioia e la soddisfazione che ne consegue. E con quella sensazione di pace, per me unica, di sapere di essere al posto giusto per te, a fare quello che realmente sai essere importante per te.

8. In cosa questo corso si distingue dagli altri?

Io penso si distingua in 3 elementi chiave:

1- Mentre gran parte dei percorsi si concentrano o sul lato professionale o su quello personale, concependoli come due elementi ben distinti, nel mio percorso si guarda alla professione come a un mezzo per realizzarsi anche personalmente. E per questo non ha molto senso separare le due cose: o si vive in modo coerente con se stessi oppure no, o si va verso la propria realizzazione oppure no. Anche perché non è solo praticamente impossibile vivere a compartimenti stagni, ma è proprio un grande limite: spesso ciò che di te percepisci come non adatto al mondo del lavoro, si rivela in realtà il tuo punto di forza per svoltare professionalmente.

2- Se da una parte i percorsi di crescita personale ti portano a concentrarti su cose come autostima, coraggio, determinazione e così via, perché concepite come basi senza le quali non puoi realizzarti, nel mio percorso, invece, si impara a rimettersi in gioco in modo autentico con la stessa bellezza e naturalezza di un bambino che scopre se stesso e il mondo. Perché l’approccio classico si basa sull’idea malsana che in te ci sia qualcosa che non va, e che devi “aggiustare” prima di poterti realizzare ed essere felice. Ma io non la vedo assolutamente così: quando scopri chi sei davvero e quello che puoi davvero ottenere da questa vita, scopri anche che come sei va più che bene per realizzarti ed essere felice. E invece di passare mesi, se non anni, a lavorare su quello che ti manca, puoi goderti da subito il cammino verso quello che desideri.

3- Molti percorsi ti portano a lavorare per obiettivi: come formularli, come essere sicuri che siano fattibili e misurabili, e così via. Nel mio percorso la direzione è sempre più importante dell’obiettivo, il risultato ultimo è sempre più importante della strategia.

Perché quando si formulano obiettivi, spesso si tende a essere razionali e a eliminare tutto quello che si crede impossibile, assurdo, fuori portata, non monetizzatile, e così via. Ma così facendo si perde il 90% della motivazione e dell’entusiasmo, perché quello che ci smuove come essere umani è sempre più grande di quello che si può formulare razionalmente: quello che ci eccita sono proprio quei dettagli che crediamo assurdi o impossibili.

Così, quando ti metti in direzione della tua Missione Professionale, ti metti in direzione di qualcosa che ti sta immensamente a cuore, di così grande, bello e importante che quasi non riesci a trovare le parole per esprimerlo; sai solo che lo desideri immensamente. Una missione ti ispira, ti motiva, ti sprona a metterti in gioco, ti porta ad agire anche se non ti senti pronto, a buttarti nella mischia. È come quando ami una persona: non c’è nulla che non faresti per lei. Immaginati se potessi vivere questo stesso sentimento verso la tua professione: con quanta motivazione e gioia vivresti?

Emanuele Fortunati

9. “Domani è un altro giorno” una frese che ti si addice? Come vedi il prossimo futuro post Covid?

Io vedo più simile a me la frase “oggi è un altro giorno”, perché ogni nuovo giorno ha già dentro di sé la possibilità di realizzarsi ed essere felici. Perché aspettare fino a domani!?!? 🙂

Il futuro prossimo vedrà una separazione sempre più netta tra chi si affannerà per trovare lavoro in un mercato sempre più in crisi, e chi, invece, si inventerà una professione di successo, basata sulla propria autenticità, unicità e voglia di fare la differenza e rendere il mondo un posto migliore. Io credo sia proprio inevitabile: o si ricomincia a vedere la propria autenticità e diversità come un grande valore aggiunto, o si verrà schiacciati dal peso di una società dove le competenze e i titoli di studio non saranno più di grande aiuto.

Il futuro prossimo vedrà una separazione sempre più netta tra chi si affannerà per trovare lavoro in un mercato sempre più in crisi, e chi, invece, si inventerà una professione di successo

Ovviamente questo vale anche per le aziende e le imprese, che se non impareranno ad assumere persone invece che competenze, saranno destinate a sparire.

Da un lato è forse tragico, ma dall’altro è l’inizio di un mondo decisamente migliore: sta a ognuno di noi scegliere da che parte stare. E come dicevo all’inizio, è importante scegliere oggi.

10. Come inquadri Emanuele Fortunati in questo contesto? Hai nuovi obiettivi sfidanti di fronte a te?

Io ora più che mai mi sento come una guida, una persona da cui prendere spunto se hai voglia di metterti in gioco in modo autentico, per costruire tutti insieme un mondo a misura di essere umano, ognuno con la propria Missione Professionale.

Avendo la “fortuna” di aver fatto questo salto anni fa, sento la responsabilità e anche un po’ il dovere di portare avanti questa Missione, insieme alle tante altre persone che vanno nella stessa direzione.

Ho diversi risultati per il futuro prossimo, credo i più sfidanti siano la creazione di un’accademia per formare coach e leader secondo il mio metodo, in modo da amplificare il messaggio di cambiamento che porto avanti, e, di pari passo, aggiungere sempre più punti di contatto con la natura e la creatività nei miei percorsi, perché sono entrambi ottimi alleati per una crescita interiore autentica e affrontata in modo anche divertente.

E poi vedremo che altre sfide la vita mi proporrà: a me piace giocare, e la vita è un ottimo campo da gioco 🙂

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Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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