La danza del Serpente: Nizza e Avignone, alibi costituito contro l’Islam

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di Nicola Venturini –

Ieri mattina si è consumato l’attentato alla Basilica di Notre Dame a Nizza, con un bilancio di tre persone uccise (due donne e un uomo) confermato da fonti di Governo. Per il sindaco “È terrorismo” mentre il parroco dice di essere stato avvertito degli attacchi. Secondo quanto riporta il quotidiano Le Monde, la prima vittima, una donna, è stata sgozzata all’interno della Basilica. Il secondo, un uomo, è stato ferito a morte con un coltello. La terza è stata uccisa in un bar davanti alla basilica, dove si era rifugiata.

L’autore dell’attentato, mentre veniva medicato dopo essere stato ferito dalla polizia, continuava a gridare senza interruzione: «Allah Akbar» lo ha riferito il sindaco di Nizza, Christian Estrosi, intervistato da BFM-TV. Per Estrosi, “non c’è alcun dubbio sulla natura dell’attacco”.

Poco dopo l’attentato a Nizza, ad Avignone la polizia ha ucciso un uomo armato di coltello che aveva tentato di aggredire alcuni poliziotti che si trovavano per strada. Come riferisce Europe 1, l’attacco di Avignone è avvenuto alle 11:15, circa due ore dopo il primo. Secondo fonti della polizia, anche quest’uomo avrebbe gridato: «Allah Akbar». Il quotidiano Midi Libre invece riporta: «L’aggressore ha pronunciato frasi incoerenti, ma non a connotazione religiosa».

Una grande confusione, come se ce ne fosse bisogno. Ma facciamo chiarezza, visto che ad oggi il ruolo dei media è quello di fomentare il caos.

Una delle due parti in conflitto è apparentemente chiara a tutti. Così ci hanno abituato alle operazioni dell’estremismo islamico, con decapitazioni, sgozzamenti e altre truci amenità. La parte offesa, ovviamente quella occidentale, rimane invece sempre molto anonima. Attacco contro la Francia? Contro la condotta di Macron? Invettiva anti-europeista o anti-USA? Nessuno lo sa, e nessuno lo può sapere, almeno finché non si porta l’attenzione alla vera radice del problema.

Nell’articolo precedente ho continuato a scalfire la superficie di questa questione spinosa, delicata, fraintesa e per questo strumentalizzata da decenni: la questione Israele. Tengo subito a precisare che ciò che intendo per Israele, ha poco o niente a che fare col popolo ebraico. Lo dico perché è con questo pretesto che vengono tacciati tutti coloro che si inoltrano in questo antico ginepraio, i nomi cambiano ma la radice della questione rimane sempre ben sommersa tra i flutti della storia.

La posta in palio degli attentati di oggi è semplice: un alibi per consentire ad Israele di distruggere l’Islam. Il modus operandi è lo stesso adottato, tra i tanti, con lo stato palestinese, in realtà guidato dalla pedina filo-israeliana Abu Mazen. Si crea da parte del paese invasore un circolo vizioso, un comportamento paradossale per confondere l’opinione pubblica, che comporta da un lato continue trattative di pace con l’ospite, dall’altro spietate strumentalizzazioni tramite creazione di operazioni false flag per giustificare ogni manovra politica e militare verso il medesimo.

La percezione che la gente ha di Israele è totalmente distorta dalla propaganda americana, da ormai cento anni il più grande canale di informazione mondiale. Un certo tipo di ebraismo patinato e di facciata viene associato allo stato israeliano, rendendolo così immune da ogni tipo di accusa. Aggiungiamoci poi la strumentalizzazione dell’olocausto (che nessuno qui nega!) e la persecuzione al popolo ebraico, e il gioco è fatto. Peccato che il vero popolo ebraico sia un altro, e che questo movimento criminale, che il deputato del Montana Hon J. Torkelson battezzava ancora negli anni ’40 come “British-Israel”, sia un gigantesco cover-up di una forza nascosta e sconosciuta ai più.

Il gioco è sempre quello di creare due fazioni contrapposte, che potremmo in questo caso individuare nello schieramento ebraico e in quello cattolico, strumentalizzarne e vittimizzarne una e poi lasciarle scontrare fino all’esaurimento.  Il deus ex machina però rimane super partes, o meglio sarebbe dire sub partes. I cristiani si perdono nel loro scismatismo e settarismo scontrandosi tra di loro, scaricando poi la colpa del complotto ai loro danni su ebrei e massonerie varie. Gli ebrei dall’altra parte si ghettizzano sempre di più, forti della loro conoscenza della Legge, che li rende i migliori mercanti sul pianeta. E così lo scontro intrattiene il mondo delle pecore, che si nutrono di opposizioni, di etichette, di scontri che mettono una fazione contro l’altra, mentre chi sta sopra si gode lo spettacolo.

Un ebreo non è il contrario di un cristiano. Un cristiano non è il contrario di un ebreo. Mettiamocelo bene in testa.

Il contrario di un cristiano è un anti-cristiano, e qui chi può capire, capisca.

Sempre Hon J. Torkelson il 3 settembre del 1940 al Congresso si espresse in tal senso:

“Qual è quindi la verità sul British-Israel? La verità è che non è una denominazione e non è una setta ecclesiastica; invece è una organizzazione politica sovvenzionata”.

E ancora:

“L’Esercito e la Marina degli Stati Uniti, coscritti o meno, sono in una crociata verso Asia e Africa. I nostri giovani uomini stanno per sacrificare le loro vite, non in protezione o difesa della nazione, ma con il solo proposito di stabilire il potere in Arabia, con Gerusalemme capitale”.

La questione è sterminata, scriverne senza offendere nessuno necessita una cura certosina che non sempre è possibile avere, soprattutto a caldo dopo eventi come quelli di ieri mattina. Il punto comunque, come tutte in tutte le questioni veramente importanti, è semplice, sotto il naso di tutti ma… è posto al contrario di come è veramente. Il paradigma del potere ribelle è infatti l’essere “anti” nel doppio etimo della parola, che oltre a significare “contro”, significa anche “inverso”. Sembra che l’Islam attacchi l’Occidente, perché chi tesse le fila non fa altro che capovolgere sistematicamente le carte in tavola, diffondendo discordia, paura e invidia. La realtà invece è che il tanto vituperato Islam sta per essere attaccato, e sarà l’ultimo scudo prima dell’attacco finale alla cristianità, che vi ricordo ha la sua sede a Roma.

Curioso il fatto che un attacco sia avvenuto proprio ad Avignone, celebre luogo di dolori nella storia del cristianesimo. Nella mia mente rievoco l’immagine immortale della puttana sciolta (la curia papale) che se la intende con il gigante (il re di Francia), che poi la scudiscia e porta il carro con sé nella foresta (Avignone). Vista la situazione che stiamo vivendo, in una fantasiosa messa in atto del poema, il francese Emmanuel Macron prenderebbe facilmente le sembianze del re scismatico Filippo il Bello, chissà invece chi potrebbe essere l’anti-Papa…

Tornando alla realtà, Francesco, Papa universalista e manipolatore, rimane un grande punto di domanda, indecifrabile nelle sue decisioni. Va detto però ad onor del vero che la sua posizione di grande dialogo e conciliazione con il mondo musulmano, atteggiamento difficile da comprendere, non è forse così casuale. A quei livelli girano informazioni che noi non conosciamo e, prima di criticare, dobbiamo sempre metterci nei panni di queste persone, senza pregiudizi.

In una prospettiva tradizionalista questo atteggiamento desta sospetti perché il Papa è il difensore del dogma cattolico e della unicità di Cristo come salvatore. Dall’altra parte però c’è anche da dire in questo momento forse è giusto fare così, non è tempo di crociate né di scontri. Bisogna anche vedere come il mondo islamico, al di fuori dei suoi rappresentanti, coglie questo gesto di Francesco. Tuttavia forse, e questo è un grande forse, fino ad oggi l’Italia è stata risparmiata proprio perché Benedetto all’epoca diceva le cose opportune e Francesco le dice ora. Il loro poteva essere un intelligente temporeggiare, sopportando silenziosamente le critiche, forti di una profonda visione futura. Non è dato a noi sapere.

Rimane il fatto che, come scrivevo nell’articolo su Zuckerberg, solo chi sa leggere il comportamento di Israele ha il polso della situazione generale e può capire i movimenti geopolitici in atto. La situazione nella striscia di Gaza è lo specchio del mondo.

Non c’è qui lo spazio per essere più esaustivi, tanto altro ci sarebbe da dire, quindi per chiudere volevo riportarvi una frase che riassume perfettamente tutto quanto detto sopra e nei precedenti articoli. A pronunciarla è una persona che non direste mai, e fa pressa poco così:

“La causa palestinese è la madre di tutte le ingiustizie. Se si dovesse risolvere la situazione di occupazione della Palestina, si risolverebbe il mondo”.

La citazione, che condivido pienamente, è tratta da un’intervista a Gabriele Rubini, alias Chef Rubio, personaggio televisivo che da diverso tempo si batte su questo fronte e che per questo è stato relegato ai margini del ring mediatico. Con oltre un milione di followers, Facebook e Instagram hanno ben visto di rimuovere e oscurare i suoi post relativi a notizie sulla Palestina e quelli critici verso lo Stato d’Israele e il sionismo.

Quando si dice la verità, solitamente succedono proprio queste cose.

A volte ritornano, è proprio il caso di dirlo, e mentre noi siamo qui ad aspettare un nuovo lockdown, negli USA Kushner e scagnozzi vari preparano la prossima mossa. L’alibi contro l’Islam è ormai costituito e loro, i grandi pacificatori del Brit-Israel, “controvoglia” dovranno replicare agli attacchi islamici. E che replichino pure, orgogliosi del loro strapotere e avidi di quello altrui, questi lupi famelici. Che facciano pure, mentre spinti dalla loro superba follia dimenticano una cosa fondamentale: che tra New York e Gerusalemme, c’è Roma.

Roma, non Avignone.

To be continued…

Veneto, ma italiano nel cuore. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Appassionato musicista e avido lettore, ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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