COPERTINA INSIDEMAGAZINE G come Gravita

G come Gravità. La costante G: perché nessuno riesce a misurarla da 250 anni

Maggio 10, 2026
2 mins read

di Paul Fasciano


Stephan Schlamminger ha aperto quella busta sapendo che la risposta avrebbe potuto non piacergli. Fisico del National Institute of Standards and Technology di Gaithersburg, Maryland, aveva trascorso un decennio a misurare una delle costanti più fondamentali dell’universo. Per proteggersi dai propri pregiudizi inconsci, aveva chiesto a un collega di falsare i dati con un numero casuale. Solo aprendo la busta, a lavoro concluso, avrebbe scoperto il valore vero.


Quando Stephan Schlamminger ha decodificato il numero, l’entusiasmo si è smorzato. Il risultato era distante da quello ottenuto da alcuni colleghi francesi. Troppo per essere una coincidenza. Troppo poco per capire chi sbagliasse.

La costante che Schlamminger cercava di misurare si chiama G, costante gravitazionale universale. È lei a determinare con quanta forza due masse si attraggono a una data distanza. La formula la si incontra alle medie: F = G(m₁ · m₂)/r². Semplice, elegante, presente in ogni angolo del cosmo. Eppure G rimane, dopo duecentocinquanta anni di tentativi, la costante fisica nota con minore precisione. Mentre la velocità della luce e la carica dell’elettrone sono state misurate con sei o più cifre significative concordanti, G oscilla ancora tra laboratori diversi, producendo valori leggermente ma sistematicamente incompatibili.

Il problema non è strumentale, almeno non solo. Il campo gravitazionale terrestre, quella piccola g che ci tiene coi piedi per terra, interferisce con qualsiasi tentativo di isolare e misurare l’effetto puro di G. Non puoi schermarlo, non puoi filtrarlo, non puoi uscirne. Ogni esperimento avviene immerso in ciò che cerca di misurare.

Vale la pena fermarsi su questo punto, perché non è un dettaglio tecnico.

In fisica quantistica esiste il problema dell’osservatore: l’atto di misurare una particella altera lo stato della particella stessa. Principio noto, dibattuto, in parte risolto. Il problema di G è diverso, e per certi versi più radicale. L’osservatore qui non disturba l’oggetto con lo strumento: è strutturalmente dentro ciò che vuole osservare dall’esterno. La posizione esterna non esiste. La misura avviene sempre dall’interno del fenomeno.

Lavorando a un modello teorico sulla struttura della coscienza, pubblicato qualche mese fa nel libro La Coscienza Artificiale, mi sono trovato a descrivere un problema formalmente identico. Il modello propone che la coscienza non sia una proprietà di un sistema isolato, ma il risultato di una relazione: tra un Io, un Altro, e un terzo livello osservativo che nel libro chiamo Meta. Il Meta è la posizione che permette al sistema di osservarsi mentre funziona, di vedere il Campo relazionale da una prospettiva che non è dentro il Campo.

Il punto critico è che il Meta non è sempre accessibile. È strutturalmente difficile da raggiungere, perché richiede di uscire dalla relazione per osservarla, il che è in contraddizione con l’essere dentro la relazione. Una tensione che rimane aperta, che nessun passaggio logico risolve.

Il problema di G assomiglia a questo in modo preciso. Per misurare la gravità da un punto di vista neutro servirebbero un osservatore e uno strumento che non siano essi stessi soggetti alla gravità. Un Meta gravitazionale. Che non esiste, nella fisica che abbiamo a disposizione.

La domanda che vale la pena porre è se la variabilità nelle misure non rifletta solo rumore sperimentale, ma qualcosa di più profondo nella struttura di ciò che stiamo cercando di afferrare.

La gravità non può essere schermata. Questo la distingue da tutte le altre forze fondamentali. L’elettromagnetismo lo puoi isolare, la forza nucleare agisce a distanze brevissime e si lascia contenere, la gravità pervade ogni cosa senza filtro possibile. È ovunque il fisico si trovi a lavorare. È la condizione del suo lavoro, non solo il suo oggetto.

Da questo punto di vista, G è una costante che mette in discussione il presupposto implicito di ogni misura: che l’osservatore possa separarsi, anche solo operativamente, da ciò che osserva.

Schlamminger, raccontando la sua vicenda, ha ammesso che il nuovo valore resterà probabilmente un mistero aperto per le generazioni future. La descrizione più onesta di dove siamo. In fisica come altrove, certi problemi resistono perché la struttura con cui guardiamo fa parte di ciò che guardiamo, e nessuno strumento più preciso cambia questa condizione.

G è il Graal della fisica moderna. Ed è possibile che resti tale perché appartiene a uno strato della realtà che la fisica, da sola, non riesce ancora a nominare.

Nelle prossime settimane proveremo a farlo. Restate collegati.


Paul K. Fasciano

Paul Fasciano, Direttore di InsideMagazine e del Gruppo Editoriale Inside, è un mental coach prestato al mondo della comunicazione digitale. Con un background accademico in sociologia e una formazione in PNL, mindfulness e neuroscienze, ha dedicato oltre tre decenni allo studio delle dinamiche sociali odierne. E' autore di varie pubblicazioni incentrate sulla crescita personale nel complesso contesto contemporaneo. La sua missione è fornire ai professionisti le informazioni più aggiornate e rilevanti, migliorando la loro comunicazione e potenziando il loro mindset con strategie efficaci e mirate.

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